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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Di bet (del 11/12/2009 @ 13:33:09, in Tradizione, è stato letto 152 volte)
Felice Hanukkah a tutti !
Di bet (del 23/06/2009 @ 15:30:51, in Tradizione, è stato letto 235 volte)
19 giugno 2009 , ore 20:46
Roma - (Adnkronos) - Il Patriarca ortodosso d'Etiopia Abuna Pauolos conferma quanto anticipato due giorni fa dall'Adnkronos: ''Ripeto l'Arca dell'Alleanza è in Etiopia e nessuno di noi sa per quanto tempo ancora. Solo Dio lo sa. Non sono qui per dare delle prove che l'Arca sia in Etiopia, ma sono qui per dire quello che ho visto''
Roma, 19 giu. - (Adnkronos) - "L'Etiopia è il trono dell'Arca dell'Alleanza. L'Arca dell'Alleanza è stata in Etiopia per 3.000 anni e adesso è ancora lì e con la volontà di Dio continuerà ad essere lì. E' per via del miracolo che è arrivata in Etiopia". Il Patriarca della Chiesa ortodossa d'Etiopia Abuna Pauolos conferma quanto aveva anticipato due giorni fa dall'ADNKRONOS. Lo fa in una conferenza stampa tenutasi all'Hotel Aldrovandi a Roma, cui ha partecipato anche il principe Makonnen Haile Selassie, nipote dell'imperatore. "L'ho vista con senso di umiltà, non con orgoglio, come quando si va in chiesa. E' la prima volta -ha proseguito il Patriarca Pauolos- che dico questo in una conferenza stampa. Ripeto l'Arca dell'Alleanza è in Etiopia e nessuno di noi sa per quanto tempo ancora. Solo Dio lo sa".
"Tutto quello che si trova nell'Arca -ha spiegato il Patriarca rispondendo alla curiosità dei cronisti- è descritto perfettamente nella Bibbia. Lo stato di conservazione è buono perché non è fatta da mano d'uomo, ma e' qualcosa che Dio ha benedetto". "Ci sono molti scritti e prove evidenti sulla presenza dell'Arca in Etiopia. Non c'è ragione perché qualcuno pretenda di affermare di avere qualcosa che non ha -ha precisato il Patriarca-. Non sono qui per dare delle prove che l'Arca sia in Etiopia, ma sono qui per dire quello che ho visto, quello che so e che posso testimoniare. Non ho detto che l'Arca sarà mostrata al mondo. E' un mistero, un oggetto di culto".
Il Patriarca Pauolos ha anche parlato della costruzione di un museo ad Axum, una struttura che dovrà accogliere e conservare i tesori costruiti per secoli e secoli ad Axum. Nel museo, finanziato dalla fondazione del principe e che dovrebbe essere costruito entro due anni, potrebbe essere collocata anche l'Arca dell'Alleanza, ma per questo ha spiegato Abuna Pauolos "c'e' bisogno di una decisione che spetta al Santo Sinodo, l'istanza suprema della Chiesa ortodossa etiope". Il patriarca Pauolos, presidente del G8 delle Religioni, ha preso parte dal 16 al 18 giugno al G8 delle religioni che si e' tenuto tra Roma e L'Aquila. Poi ieri il Patriarca e' stato invitato dalla comunita' di Sant'Egidio dove ha partecipato a una giornata di studio sulla storia religiosa d'Etiopia, e sempre ieri ha incotrato in Vaticano il Pontefice Benedetto XVI.
"Nell'incontro in Vaticano Benedetto XVI e il Patriarca hanno discusso di molte cose e sua Santità ha rivolto al Patriarca l'invito a tornare a ottobre", ha precisato il principe Makonne Haile Selassie.
Di bet (del 28/05/2009 @ 15:07:13, in Tradizione, è stato letto 178 volte)
Benedetto XVI al Mausoleo di Yad Vashem (Gerusalemme, 11 maggio 2009)
VISITA AL MEMORIALE DI "YAD VASHEM" DI JERUSALEM
Lasciato il Palazzo Presidenziale di Jerusalem, Benedetto XVI si reca in auto al Memoriale di "Yad Vashem", monumento alla Memoria dell’Olocausto, contenente alcune urne con le ceneri di vittime dei vari campi di concentramento. Al Suo arrivo - alle ore 17.45 - il Santo Padre è accolto dal Presidente e dal Direttore del Centro, quindi percorre a piedi il perimetro del Memoriale per raggiungere la Sala della Rimembranza. Qui, alla Presenza del Presidente dello Stato di Israele, Shimon Peres, dello Speaker del Knesset, Reuven Rivlin, e del Presidente del Consiglio di "Yad Vashem", Rabbino Israel Meir Lau, ha luogo la Memorial Ceremony, nel corso della quale il Papa accende la fiamma perpetua e depone una corona di fiori. Subito dopo il Santo Padre incontra 6 sopravvissuti all’Olocausto, quindi - prima di concludere la visita con la Firma sul Libro d’Onore del Memoriale di "Yad Vashem" - rivolge ai presenti il discorso che pubblichiamo di seguito:
DISCORSO DI BENEDETTO XVI
"Io concederò nella mia casa e dentro le mie mura un monumento e un nome… darò loro un nome eterno che non sarà mai cancellato" (Is 56,5).
Questo passo tratto dal Libro del profeta Isaia offre le due semplici parole che esprimono in modo solenne il significato profondo di questo luogo venerato: yad – "memoriale"; shem – "nome".
Sono giunto qui per soffermarmi in silenzio davanti a questo monumento, eretto per onorare la memoria dei milioni di ebrei uccisi nell’orrenda tragedia della Shoah.
Essi persero la propria vita, ma non perderanno mai i loro nomi: questi sono stabilmente incisi nei cuori dei loro cari, dei loro compagni di prigionia, e di quanti sono decisi a non permettere mai più che un simile orrore possa disonorare ancora l’umanità. I loro nomi, in particolare e soprattutto, sono incisi in modo indelebile nella memoria di Dio Onnipotente.
Uno può derubare il vicino dei suoi possedimenti, delle occasioni favorevoli o della libertà. Si può intessere una insidiosa rete di bugie per convincere altri che certi gruppi non meritano rispetto. E tuttavia, per quanto ci si sforzi, non si può mai portar via il nome di un altro essere umano.
La Sacra Scrittura ci insegna l’importanza dei nomi quando viene affidata a qualcuno una missione unica o un dono speciale. Dio ha chiamato Abram "Abraham" perché doveva diventare il "padre di molti popoli" (Gn 17,5). Giacobbe fu chiamato "Israele" perché aveva "combattuto con Dio e con gli uomini ed aveva vinto" (cfr Gn 32,29). I nomi custoditi in questo venerato monumento avranno per sempre un sacro posto fra gli innumerevoli discendenti di Abraham.
Come avvenne per Abraham, anche la loro fede fu provata. Come per Giacobbe, anch’essi furono immersi nella lotta fra il bene e il male, mentre lottavano per discernere i disegni dell’Onnipotente.
Possano i nomi di queste vittime non perire mai! Possano le loro sofferenze non essere mai negate, sminuite o dimenticate! E possa ogni persona di buona volontà vigilare per sradicare dal cuore dell’uomo qualsiasi cosa capace di portare a tragedie simili a questa!
La Chiesa Cattolica, impegnata negli insegnamenti di Gesù e protesa ad imitarne l’amore per ogni persona, prova profonda compassione per le vittime qui ricordate. Alla stessa maniera, essa si schiera accanto a quanti oggi sono soggetti a persecuzioni per causa della razza, del colore, della condizione di vita o della religione – le loro sofferenze sono le sue e sua è la loro speranza di giustizia.
Come Vescovo di Roma e Successore dell’Apostolo Pietro, ribadisco – come i miei predecessori – l’impegno della Chiesa a pregare e ad operare senza stancarsi per assicurare che l’odio non regni mai più nel cuore degli uomini. Il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe è il Dio della pace (cfr Sal 85,9).
Le Scritture insegnano che è nostro dovere ricordare al mondo che questo Dio vive, anche se talvolta troviamo difficile comprendere le sue misteriose ed imperscrutabili vie. Egli ha rivelato se stesso e continua ad operare nella storia umana. Lui solo governa il mondo con giustizia e giudica con equità ogni popolo (cfr Sal 9,9).
Fissando lo sguardo sui volti riflessi nello specchio d’acqua che si stende silenzioso all’interno di questo memoriale, non si può fare a meno di ricordare come ciascuno di loro rechi un nome. Posso soltanto immaginare la gioiosa aspettativa dei loro genitori, mentre attendevano con ansia la nascita dei loro bambini. Quale nome daremo a questo figlio? Che ne sarà di lui o di lei? Chi avrebbe potuto immaginare che sarebbero stati condannati ad un così lacrimevole destino!
Mentre siamo qui in silenzio, il loro grido echeggia ancora nei nostri cuori. È un grido che si leva contro ogni atto di ingiustizia e di violenza. È una perenne condanna contro lo spargimento di sangue innocente. È il grido di Abele che sale dalla terra verso l’Onnipotente. Nel professare la nostra incrollabile fiducia in Dio, diamo voce a quel grido con le parole del Libro delle Lamentazioni, così cariche di significato sia per gli ebrei che per i cristiani:
"Le grazie del Signore non sono finite, non sono esaurite le sue misericordie; Si rinnovano ogni mattina, grande è la sua fedeltà; «Mia parte è il Signore – io esclamo –, per questo in lui spero». Buono è il Signore con chi spera in lui, con colui che lo cerca. È bene aspettare in silenzio la salvezza del Signore" (3,22-26).
Cari Amici, sono profondamente grato a Dio e a voi per l’opportunità che mi è stata data di sostare qui in silenzio: un silenzio per ricordare, un silenzio per sperare.
© Copyright 2009 - Libreria Editrice Vaticana
Di bet (del 28/05/2009 @ 15:01:07, in Tradizione, è stato letto 191 volte)
Una lettera aperta al Papa
di Rabbi Shear Yashuv Cohen
In occasione della sua visita in Israele (8-15 maggio 2009) vorrei cogliere questa occasione per darle il benvenuto, onorevole ospite, Papa Benedetto XVI.
Prego che lei continui l'opera iniziata dal suo predecessore, Giovanni XXIII e da Giovanni Paolo II, ed esprima la sua amicizia per il popolo ebraico e lo Stato di Israele. Vedo nella sua visita in Terra Santa una dichiarazione che attesta la sua intenzione di continuare una politica ed una dottrina che si riferisce al mio popolo come ai "nostri fratelli maggiori" e al "popolo scelto da Dio", con il quale Egli è entrato in una eterna alleanza. Abbiamo molto apprezzato questa dichiarazione. Vi è una lunga, dura e dolorosa storia del rapporto tra la nostra gente, la nostra fede, e la Chiesa cattolica e la sua leadership - una storia di sangue e lacrime. È difficile parlare di questa relazione senza ricordare i secoli della persecuzione degli ebrei da parte della Chiesa. Ma una nuova era è stata inaugurata con la cancellazione della teoria della sostituzione. Nel Concilio Vaticano II e nel documento Nostra Aetate, è stato chiarito che non sarebbero stati più compiuti dalla Chiesa cattolica sforzi per convertire gli ebrei.
Piuttosto, il popolo ebraico deve continuare la fede dei suoi antenati, come espresso nella Bibbia e nella letteratura rabbinica. Il popolo ebraico resta un popolo del patto di Dio, un popolo scelto da Dio per dare al mondo la Bibbia.
In parole povere, la Chiesa cattolica ha accettato il principio teologico che gli ebrei non hanno bisogno di cambiare la loro religione per meritare la redenzione. Spero che lei avrà la possibilità, durante la sua visita in Israele per ribadire questo fatto. Nel nostro incontro a Roma il mese scorso, lei mi ha assicurato che nessun negazionista dell'Olocausto può essere un membro della Chiesa. Lei ha anche parlato di come, in istituti educativi cattolici di tutto il mondo, l'antisemitismo sarà presentato come un crimine contro Dio e contro l'uomo e che verrà denunciata la negazione della Shoah. Mi auguro ora di ottenere il suo aiuto in qualità di leader religioso - così come l'aiuto di tutto il mondo libero - al fine di proteggere, difendere e salvare Israele, l'unico Stato sovrano del "popolo del libro" dalle mani dei suoi nemici.
Sono certo che si intende utilizzare questo viaggio per ribadire questi punti in pubblico e dimostrare la sua sincerità in un momento in cui l'esposizione mediatica è alta e gli occhi del mondo sono su di lei. Dio le ha dato una opportunità unica. Vorrei concludere con la preghiera, con le celebri parole prese dalla profezia del profeta Isaia, per quanto riguarda i giorni a venire: "E la pantera si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà. La vacca e l’orsa pascoleranno insieme; si sdraieranno insieme i loro piccoli... Essi non danneggeranno né distruggeranno il mio monte santo: perchè la terra è piena della conoscenza del Signore, come le acque del mare". (Isaia 11:6-9) Possiamo essere benedetti dal farla avverare nei nostri giorni. Amen!
Lo scrittore è rabbino capo di Haifa e co-presidente della Commissione bilaterale del Rabbinato capo di Israele e la Santa Sede.
Copyright Jerusalem Post - 11 maggio 2009
Di bet (del 12/12/2008 @ 18:45:05, in Tradizione, è stato letto 239 volte)
Felice festa della LUCE!
Di bet (del 08/10/2007 @ 23:05:27, in Tradizione, è stato letto 363 volte)
Tratto da: IL GIUSTO: SOSTEGNO DEL MONDO di RAV RICCARDO PACIFICI - DISCORSI SULLA TORÀ, II, NOACH, (Genesi VI - XI) http://www.torah.it/
[...] Insieme al primo annuncio della prossima distruzione dell'umanità, v'è anche quello della sua salvezza; la storia del diluvio si apre con quella di Noè: il diluvio questo grande immenso uragano distruttore è anzi annunciato per primo a Noè. Si direbbe che in tutto il triste succedersi degli avvenimenti che porteranno al diluvio, è piuttosto la figura di Noè e il fatto della sua salvezza che si impongono sul primo piano del racconto, più ancora del cataclisma destinato a travolgere la terra peccatrice. E questo sembra lo scopo della Torà quando inizia la Parashà del diluvio con le parole: "Noè era un uomo giusto, integro egli era in mezzo alla sua generazione" (Genesi VI, 9).
Noè è e resterà il prototipo del giusto anche per le età successive, e "il giusto è sostegno del mondo" (Proverbi X, 25).
L'umanità è punita, ma l'umanità sarà salva per quel giusto; qui siamo dinanzi all'umanità senz'altro appellativo, e pure qui sono già affermati in pieno quei principi, quelle verità che l'Ebraismo più tardi proclamerà non come sue ma come patrimonio di tutti gli uomini. Che il giusto, a qualunque terra o qualunque popolo appartenga, abbia il suo gran peso nell'economia morale del mondo, è una verità che l'Ebraismo non si stancherà mai di ripetere; e questa stessa verità viene qui non solo enunciata teoricamente, ma, ciò che vale assai più, viene applicata praticamente rispetto alla Divina universale giustizia. Noè è lo "Zaddiq" per i meriti del quale l'umanità è degna di rinascere, è l'uomo che può far rifiorire una nuova semenza di vita, è l'uomo che può anzi che dovrà far rinascere la vita su nuove basi; da lui, dallo "Zaddiq"avrà origine una nuova umanità. Non importa se i più grandi cataclismi distruttori si abbatteranno sull'umanità peccatrice: il diluvio universale o qualsiasi altro castigo potranno cancellare dalla faccia della terra gli uomini e le genti che hanno violato la legge di Dio, ma anche in mezzo alle più fitte tenebre, un raggio di luce potrà ancora illuminare il mondo.
Da esso come dalla luce del primo giorno potrà rinascere la nuova vita e la nuova umanità; quel raggio - segno visibile dello spirito - potrà sempre accrescersi e dilatarsi fino a solcare l'intero Cielo e abbracciare la sottostante terra, come l'arco iridescente della divina promessa che risplende luminoso sulle fatiche e sugli affanni degli uomini.
Di bet (del 27/02/2006 @ 20:00:29, in Tradizione, è stato letto 914 volte)
Nella Scienza Nuova G.B. Vico scrive: "La religione ebraica fu fondata dal vero D-io sul divieto della "divinazione" sulla quale invece sorsero tutte le nazioni gentili. Questa degnità è una delle principali cagioni per le quali tutto il mondo delle nazioni antiche si divise tra ebrei e gentili."
Franco Amerio così commenta questi concetti di G.B.Vico: "Gli ebrei sono sottratti al corso naturale dell'incivilimento perchè non caddero nell'imbarbarimento delle altre genti. E ciò fu per straordinaria Provvidenza divina che mantenne vivo il concetto e il culto del vero D-io, mentre gli altri popoli perdutolo, lo ricercarono a cominciare dalla "divinazione" e ciò fu l'inizio del loro "incivilimento".
La funzione del noachismo è quella di tenere "vivo il concetto e il culto del vero D-io" cosa questa che lo lega saldamente all'ebraismo in quanto ambedue servono l'Unico D-io.
Il compito della millenaria tradizione noachide pertanto, è quella di "sradicare" l'idolatria dal mondo e costruire "ponti di luce".
" Noè era un uomo giusto e integro per la sua generazione. Egli procedeva con D-io." Genesi6-9
Per queste sue qualità Noè, figlio di Lamech, trovò grazia agli occhi del Signore che gli ordinò di costuire un'arca di legno per entrarvi con tutta la sua famiglia ed essere così risparmiati dal diluvio universale. Noè con i suoi tre figli Sem, Cam, Jafeth, restarono nell'arca 40 giorni e 40 notti e una volta finita la furia degli elementi, uscirono insieme a tutti gli animali che erano stati ospitati nel suo piano inferiore. Noè costruì un altare al Signore D-io che così parlò a Noè e ai suoi figli:
" Ecco io fermo il Mio patto con voi, con la vostra discendenza e con tutti gli esseri viventi che sono con voi....Manterrò il Mio patto con voi. Nessuna creatura sarà più distrutta dalle acque del diluvio.....e pongo nelle nuvole il Mio arco che sarà il segno del patto fra Me e la terra." Genesi 9 (8-15)
Quindi il Signore non manderà più sulla terra un diluvio sterminatore purchè l'uomo accetti ed "osservi" alcuni precetti fondamentali comandati da D-io e che la tradizione biblica chiamerà "i sette precetti dei figli di Noè" essendo stato il "patto" stabilito con tutta l'umanità. Difatti qualsiasi consorzio umano per mantenersi e crescere, deve rispettare queste regole che riguardono il divieto dell'idolatria, dell'omicidio, del furto, di pratiche sessali incestuose, nonchè dal bestemmiare D-io, mentre è obbligato ad istituire tribunali per amministrare la Giustizia. A tutte queste regole viene aggiunta quella di non cibarsi della carne di un animale mentre questo è ancora in vita. E' un'etica universale che prescinde dal colore della pelle, che assicura i diritti umani e sopratutto non impone nessun " dogma". Noè fu il primo a piantare una vigna, bevve il vino,si ubriacò e dentro la tenda scoprì le sue nudità. Genesi 9-1 Sem e Jafeth suoi figli allora presero un mantello, posero questo sulla loro schiena e, camminando a ritroso, copriono le nudità del padre. Noè visse dopo il diluvio 350 anni, poi morì.
Questa è la storia di Noè, da cui nasce tutta la Tradizione noachide, che attraverso la Bibbia e il Talmud si snoda fino ai nostri giorni. Leo Baek scrive" Noachide o figlio di Noè, è ogni abitante della terra, senza riguardo alla sua nazionalità, purchè adempia ai più elementari doveri nell'osservanza del monoteismo."
Il noachismo quindi non è "ateismo" bensì una "fede" nel Creatore del mondo che ha stabilito, mediante il patriarca Noè, un patto con tutta l'umanità perchè questa si astenesse da atti immorali. I noachidi sono anch'essi "eletti da D-io" e pertanto la loro strada verso la "salvezza" è garantita proprio dall'osservanza dei sette precetti comandati per l servizio dell'unico D-io.
Si potrebbe obiettare che parti di queste regole sono presenti anche in altre civiltà e culture come ad esempio nel codice Ittita, nel codice di Hammurabi e nei codici Assiri, cioè sono leggi delle società civili e non c'è bisogno di nessun patto con D-io. Detto questo è necessario fare una profonda osservazione: tutti sanno che la società civile tedesca, nel secolo scorso, con le sue teorie del "super-uomo" non ha portato a niente di buono , se non a creare un "inferno" di nome Auschwitz..
Pertanto l'ateismo inteso come rifiuto del "sacro" conduce alla distruzione e alla morte dell'uomo.
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