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"E' tempo di operare per il Signore perché hanno violato la tua legge. Perciò amo i tuoi comandamenti più dell'oro, più dell'oro fino. Per questo tengo cari i tuoi precetti e odio ogni via di menzogna." - Salmo 119, (126-128)

Cosa è il NOACHISMO? Come si diventa NOACHIDI? Dichiarazione Noachide
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I sette precetti

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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di bet (del 17/10/2012 @ 09:52:55, in Noachismo, è stato letto 350 volte)
Ecco il link al commento del capitolo della Genesi 6,9 - 11, 32

 
Di bet (del 11/06/2012 @ 10:32:59, in Noachismo, è stato letto 404 volte)
Si riporta la traduzione in italiano di uno scritto del Dr. James D. Tabor tratto dal sito: www.noahidenations.com/noahide-education/articles/about-the-noahides/30-noahide-what-is-bnai-noah.

 (traduzione su: http://www.ritornoallatorah.it)


- In breve, cosa significa "B'nai Noach"?
Detto in maniera semplice, "B'nai Noach", o "figli di Noè", è il modo in cui il Talmud si riferisce a tutto il genere umano.
Secondo la Bibbia siamo tutti discendenti di un solo uomo, chiamato Noè, dopo il Diluvio, e siamo perciò "figli di Noè" (Genesi 10).


- Hai detto che questo concetto si trova nel Talmud. E' anche nella Bibbia?

Sì, ma non con questo nome. Prova a chiederti quale fosse la fede di Enoch, Noè, Shem, Giobbe, Ietro e di tutti coloro che vissero migliaia di anni prima del Sinai. Ricorda che a quel tempo non c'erano Ebrei e non esisteva alcun popolo di Israele. E' ovvio che queste persone dovevano avere delle credenze, delle norme e dei comandamenti da seguire. Essi godettero di un rapporto pieno ed intenso con l'Unico Dio Creatore. Il Talmud discute sui dettagli di questa fede, che si trovano in varie occasioni nel libro di Genesi.


- Bene, siamo tutti "figli di Noach", ma qual è il senso di questa descrizione? Esiste una fede religiosa che è possibile accettare e seguire?
Non è solo questo, c'è di più. Accanto all'idea di essere un discendente di Noach ci sono le Leggi Noachidi che esprimono i parametri basilari di una relazione con Dio che sia completa e dinamica.

Una delle descrizioni più accurate è quella dell'Enciclopedia Britannica alla voce "Leggi Noachidi":
"...una denominazione ebraica talmudica riferita a sette leggi bibliche impartite ad Adamo e a Noè prima della rivelazione a Mosè sul Monte Sinai, e quindi valide per tutta l'umanità" (The New Encyclopedia Britannica, quindicesima edizione, vol.8, p. 737).
Da questa definizione si può comprendere che un "figlio di Noach" fedele, o "noachide", è una persona che accetta e segue la Via rappresentata dalle Sette Leggi Noachidi, che sono la base del Patto Noachide che Dio ha stabilito con tutto il genere umano.


- Quindi  anche gli Ebrei sono considerati noachidi? Dopotutto sono anch'essi discendenti di Noach.
No, si tratta di una categoria specifica per i Gentili [popoli non-Ebrei, n.d.t.]. Le Leggi Noachidi furono rivelate molto prima di Abramo. Il popolo di Israele, cioè quelli che noi oggi chiamiamo Ebrei, sono i discendenti di Abramo attraverso Isacco e Giacobbe, e possiedono un loro Patto unico e particolare e una missione per il mondo, come è scritto nella Torah rivelata a Mosè sul Sinai. Israele deve essere separato dalle "nazioni" (Numeri 23:9; Esodo 19:5-6).



- Quali sono le Leggi Noachidi?
Proibizione dell'idolatria, della bestemmia, dell'assassinio, delle trasgressioni sessuali, del furto e di mangiare la carne di un animale ancora in vita, più il precetto positivo di stabilire dei tribunali di giustizia.


- Non è un pò troppo semplice? Sembrano le basi dell'etica universale. Si può davvero far derivare una fede religiosa da queste leggi?
Sono abbastanza basilari, ma bisogna capire che le Sette Leggi rappresentano i principi iniziali o le categorie complessive di un'intera fede e di un modo di vivere basato sulla Torah - ma nel modo in cui essa si applica ai Gentili. Ad esempio, la proibizione dell'idolatria dovrebbe includere la comprensione completa del Dio di Israele, della Sua natura, e tutto ciò che costituisce idolatria, incluse le proibizioni delle pratiche occulte e così via.
La proibizione dell'"organo di un animale vivente" riguarda il principio del giusto comportamento verso gli animali.
La proibizione delle trasgressioni sessuali dovrebbe includere tutta la comprensione della sessualità umana secondo la Torah. I Maestri del Talmud ampliano questi precetti in vari modi. Che tu ci creda o no, questo approccio nei confronti di Dio può portare una persona ad un'intera vita di studio e di attività, una "fede nella Torah" appropriata per i Gentili.
La Torah inizia con Genesi. E' una rivelazione per l'intera umanità, non solo per gli Ebrei. Israele ha la funzione di popolo sacerdotale per portare la fede nella Torah a tutte le nazioni.


- Hai detto che il Noachismo riguarda un intero modo di vivere. Puoi spiegare meglio questo aspetto? Osservare queste leggi, anche ampliandole come delle grandi categorie, è forse già abbastanza per soddisfare i bisogni spirituali della gente? I noachidi hanno preghiere, culti, feste, usanze e tradizioni?
Certamente. I noachidi sono coinvolti nella collaborazione con i principali rabbini in Israele e negli Stati Uniti per sviluppare preghiere, cerimonie e riti che siano appropriati ai Gentili che si sono uniti all'Unico Dio di Israele. Non cercano di creare una nuova religione, ciò sarebbe proibito dalla Torah, ma non intendono neanche "imitare" semplicemente le pratiche ebraiche. Questo confonderebbe ulteriormente le cose. Molti noachidi si sono allontanati da alcune delle comuni festività dell'Occidente, come Natale e Pasqua, e dai relativi elementi pagani associati.
Nel Calendario Religioso dell'Ebraismo c'è molto che si può applicare a tutta l'umanità. Il giorno di Sabato è menzionato per la prima volta in Genesi 2, quando viene santificato come giorno di riposo e di memoriale per la creazione per l'umanità. L'osservanza ebraica del Sabato secondo la norma successiva è un'atra questione. Yom Kippur, il Giorno dell'Espiazione, è sicuramente un giorno in cui tutti gli esseri umani, Ebrei o Gentili, possono riunirsi in uno spirito di pentimento e riconciliazione. Infatti, tutte le feste di Israele possono essere ricordate e onorate in maniera appropriata ai Gentili, ma in solidarietà con il popolo ebraico. I noachidi, con la guida del rabbinato ortodosso, stanno sviluppando cerimonie di matrimonio, preghiere e riti per i giorni sacri adeguati per tutta l'umaità.

Chiaramente, ciò che sta accadendo nei nostri tempi è qualcosa di nuovo. Ci troviamo in una nuova situazione, e noi speriamo, con la grazia di Hashem, che questa ci condurrà ai tempi messianici. In altre parole, c'è attualmente grande cooperazione in molte nazioni tra gli Ebrei studiosi della Torah e i Noachidi. Tutto ciò è nello spirito di Isaia 2 e 11, in cui si parla delle nazioni che vengono a Gerusalemme per imparare le "Vie di Hashem", e dunque stiamo andando verso i tempi messianici, quando tutta la terra sarà piena della conoscenza di Hashem come le acque ricoprono il mare (vedi Zaccaria 14:9). Ovviamente il mondo intero non deve davvero diventare ebraico. Ma tutte le nazioni possono essere istruite sulle Vie di Dio per questo pianeta. L'idea del Noachismo è l'inizio per raggiungere un grande obiettivo.


- Dunque questo significa che il movimento noachide è in realtà piuttosto nuovo? Potrebbe forse essere definito una setta?
No, è molto antico! Dopotutto ricorda che questa è la fede di Abele, Enoch, Noè, Giobbe e anche di Abramo (prima della sua circoncisione). Non è possibile trovare una fede religiosa su questo pianeta con radici più antiche del Noachismo! Difficilmente potresti chiamare "setta" la religione di questi Patriarchi. E' il vero fondamento dei valoro etici e morali dell'Occidente.

Inoltre, dal punto di vista storico, i primi membri non-ebrei del movimento sorto attorno a Gesù il Nazareno erano effettivamente partecipi di una certa versione del concetto del Noachismo. In altre parole, il "Cristianesimo" primitivo potrebbe essere classificato più accuratamente come un movimento messianico noachide, nonostante i successivi sviluppi eretici del Cristianesimo che resero Gesù una seconda divinità. Il Noachismo, se viene compreso correttamente, insegna ai Gentili a volgersi direttamente all'Unico Dio come Egli si è rivelato nelle pagine delle Scritture. Questa idea si trova nel capitolo 15 degli Atti degli apostoli e negli insegnamenti di Paolo ai suoi convertiti Gentili nelle epistole come 1Corinzi e 1Tessalonicesi. Egli istruisce i Gentili credenti in Gesù come Messia riguardo le Sette Leggi Noachidi. Queste furono rese obbligatorie per i convertiti gentili proprio da Giacomo, il fratello di Gesù e capo della setta dei Nazareni. Essi erano tra i "timorati di Dio" che frequentavano le sinagoghe ebraiche per imparare la Torah. Nei primi cinquant'anni non c'era nulla in questo movimento che assomigliasse a quello che oggi chiamiamo "Cristianesimo" come religione ellenistica separata dal'Ebraismo. Il movimento era fondamentalmente ebraico, ma con i Gentili invitati a prendere parte sulla base del Noachismo, senza convertirsi all'Ebraismo.


- Allora qual è l'atteggiamento del moderno movimento noachide nei confronti del Cristianesimo?
Senza dubbio il movimento noachide non è cristiano, ma è più ampio di tutte le religioni del mondo. Ricorda, si tratta della fede di tutti i "figli di Noach", cioè l'intera umanità. Noi vorremmo che si diffondesse tra musulmani, buddhisti, induisti e così via, oltre che tra i cristiani.
Una richiesta fondamentale è quella di lasciar perdere gli "idoli". La maggior parte delle religioni del mondo praticano l'idolatria in varie forme. I noachidi, alla luce della rivelazione della Torah, incoraggiano chiunque voglia ascoltarl ad abbandonare queste pratiche.
Ad esempio, nessun fedele noachide potrebbe adorare Gesù o equipararlo ad Hashem, l'Unico Dio di Israele; non potrebbe neppure rifiutare la Torah come l'eterna rivelazione di Dio o disprezzare il popolo di Israele. Nel nostro movimento abbiamo gente di diversa provenienza e con diverse credenze. Abbiamo vari livelli, ma ciò che ci unisce è il nostro amore per Dio, per la Torah e per Israele. Quando studiamo insieme ci rendiamo conto che ci stiamo avvicinando ancora di più. Chiunque viene accettato alla luce del suo desiderio di imparare. La vera perfezione è aperta a tutta l'umanità.


- Sembra interessante, ma anche un pò misterioso. Come mai non ho mai sentito parlare del Noachismo se è così importente?
Sarai sorpreso di sapere che il 20 marzo del 1990 il presidente George Bush firmò una storica Risoluzione congiunta di entrambe le Camere del Congresso che riconosceva le Sette Leggi Noachidi come "fondamento della società fin dall'alba della civilizzazione" ed esortò il nostro Paese a "ricondurre il mondo ai valori etici e morali contenuti nelle Sette Leggi Noachidi" (H.J. Res. 104, Public Law 102-4).
Quindi, come vedi, tutto ciò non è stato fatto di nascosto.

 
Di bet (del 26/01/2012 @ 17:56:28, in Noachismo, è stato letto 416 volte)

(tratto da:http://www.l-arcadinoe.com/it/)

Intervista al Rabbino capo di Roma

Riccardo_Segni_rabbino.jpgdi Cinzia Cerbino

Un giorno con il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, e la comunità ebraica per conoscere meglio altre culture saperci convivere ed evitare episodi di intolleranza, come spiacevolmente successo in passato.

In una cornice suggestiva tra l'Isola tiberina ed il Campidoglio sorge il quartiere ebraico di Roma. La storia del ghetto risale al 12 luglio 1555 quando papa Paolo IV, al secolo Giovanni Pietro Carafa, con la bolla Cum nimis absurdum, revocò tutti i diritti concessi agli ebrei romani ed ordinò l’istituzione del ghetto, chiamato “serraglio degli ebrei”, facendolo sorgere nel rione Sant’Angelo accanto al Teatro di Marcello, in una zona malsana, soggetta a inondazioni con cancelli chiusi alla sera e riaperti all’alba. Fu scelta questa zona perché la comunità ebraica, che nell’antichità classica viveva nella zona dell’Aventino e, soprattutto, in Trastevere, ne costituiva la maggioranza della popolazione. Oltre all’obbligo di risiedere all’interno del ghetto, gli ebrei, come prescritto dal paragrafo tre della bolla, dovevano portare un distintivo che li rendesse sempre riconoscibili: un berretto gli uomini, un altro segno di facile riconoscimento le donne, entrambi di colore glauco (glauci coloris). Nello splendido scenario della sinagoga , abbiamo incontrato il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni per conoscere meglio la religione e la cultura ebraica. 

Cominciamo dalle origini. Si può essere ebreo, nascendo da madre ebrea o diventandoci attraverso una conversione di fronte ad un tribunale rabbinico. Cosa significa essere ebrei?

R. Di Segni: Ci sono tante discussioni antiche ed attuali sull'identità ebraica. L'ebreo ortodosso si considera appartenente ad un sistema nel quale le regole devono essere osservate secondo i dettami tradizionali. In realtà ogni ebreo è tenuto ad osservare le regole secondo la tradizione, anche se non si definisce ortodosso. La differenza tra ebreo e non ebreo invece è che la condizione ebraica si ottiene con la nascita o attraverso una libera scelta ma quest'ultima presuppone l'impegno all'osservanza delle regole. Non è un atto puramente teorico. Ti devi impegnare a vivere in maniera completamente differente. Poiché è un impegno molto gravoso, noi tradizionalmente non andiamo in cerca delle conversioni, anzi facciamo il possibile per scoraggiare le persone perché non occorre essere ebreo per essere persone oneste e degni di premi in questo e nell'altro mondo. 

lettura_sacra_ebreo.jpgC'è un numero a queste regole?

Il numero delle regole tradizionali è 613 ma quelle da osservare in questo momento storico sono solo un centinaio. 

Molte persone si confondono quando si afferma che discendiamo tutti dagli ebrei. Ci può chiarire la storia com’è?

Ci sono due modi per intendere questa frase che francamente non ho sentito molto spesso. Un primo modo riguarda una sorta di rapporto religioso per cui la religione cristiana e musulmana sono profondamente debitrici nei confronti dell'ebraismo. L'Islam non si considera discendente dall'ebraismo perché si concepisce come una religione rivelata autonomamente ma è profondamente legato culturalmente ad idee ebraiche essenziali. La religione cristiana invece nasce dall'ebraismo quindi come tali queste religioni sono correlate all'ebraismo, in questo senso c'è una discendenza. In un’altra accezione invece ci potrebbe essere anche una discendenza fisica perché nel corso dei secoli molti ebrei sono stati costretti o hanno scelto di abiurare l'ebraismo per cui le generazioni si sono mescolate. 

Quindi non dipende dalle leggi noachidi, dal fatto che tutti siamo discendenti di Noè?

Un conto è essere discendenti di Noè ed un altro essere discendenti d'Israele che viene dopo Noè. Tutta l'umanità è noachide secondo la Bibbia.

Com'è organizzata una comunità ebraica?  Come vengono prese le decisioni all’interno della comunità? Su quali tematiche si decide?

Sinagoga_Roma.jpgNella struttura organizzativa dell'ebraismo italiano, gli ebrei che vivono in una città fanno capo ad un'organizzazione unica. C'è quindi ad esempio la comunità ebraica di Roma alla quale si scrivono volontariamente gli ebrei residenti nella città o nella circoscrizione. La comunità è un ente morale che ha come scopo istituzionale quello della salvaguardia e tutela dei valori religiosi della nostra tradizione e quindi si occupa di educazione, di culto e di assistenza sociale, per citare le principali attività. Gestiamo scuole, gestiamo sinagoghe, le attività di culto e l'educazione formale ed informale. 

Vi sono comunità ebraiche in tutto il mondo e quella di Roma è la più antica. Come comunicano tra loro? Vi sono organismi o istituzioni sovranazionali?

Come sono i rapporti con la Comunità di Londra?L'organizzazione comunitaria inglese è differente da quella italiana. L'affiliazione in Inghilterra passa attraverso la sinagoga e non attraverso la comunità. Esistono in Inghilterra organizzazioni più ampie che raccolgono più sinagoghe come la United Synagogue. I rapporti con loro sono mediati da organizzazioni internazionali che possono essere di tipo laico o altro. Ci sono organi di rappresentanza dell'ebraismo europeo così come ci sono organi di rappresentanza rabbinici ai quali i nostri rabbini fanno capo.

Seguendo alcune regole quali ad es. il Kasher (Kosher) com’è possibile una convivenza nella società economica politica ed amministrativa in cui si risiede?

Un caso pratico: Secondo le regole del kasher l’animale per essere puro deve essere macellato con un solo taglio alla gola eseguito con un coltello affilatissimo, in modo da provocarne l’immediata morte e il completo dissanguamento.

Il parlamento olandese sta discutendo una legge per introdurre lo stordimento dell'animale prima dell'uccisione, provvedimento che contrasta con la conformità del Kosher. Cosa avviene in questi casi?

Quando esiste il rischio che vengano fatte delle norme limitative della libertà religiosa si cerca d'intervenire con tutti i metodi democratici per convincere i rappresentanti del popolo che siedono nei parlamenti o nei governi dei rischi che ciò comporta come limitazione di libertà religiosa in modo democratico ed aperto sperando che ci si riesca. Se non ci si riesce poi ciascuno decide come sopravvivere in una società che assume nei suoi confronti degli atteggiamenti ostili.   

A settembre si è svolto il Festival della Letteratura ebraica a Roma. La letteratura è lo specchio di una società, cammina con essa, ne esprime i suoi tempi ed i suoi valori e disvalori. Cosa esprime a riguardo la letteratura ebraica contemporanea?

Ci sono molti scrittori di origine ebraica alcuni dei quali portano avanti tematiche generali ed altri esprimono sensibilità che derivano da esperienze ebraiche particolari. Ci sono le sensibilità relative all'abitare nello stato d'Israele , altre che derivano nel vivere le grandi diaspore. Il primo nome che mi viene in mente negli Stati Uniti è Philip Roth. Questi scrittori spesso interpretano le crisi ed i tormenti della società contemporanea mettendoci dentro le sensibilità particolari dell'ebraismo derivanti purtroppo spesso da storie penose e poi uno spirito critico non conformista e spesso ironico.   

Com’è oggi il dialogo religioso con la Chiesa cattolica? Vi sono delle differenze tra il rapporto con Papa Benedetto XVI e Papa Giovanni Paolo II?

ghetto_ebraico_Roma.jpgLa differenza che c'è dipende dallo stile e dal carattere dei personaggi. Giovanni Paolo II era un personaggio mediatico che si esprimeva attraverso grandi gesti. Benedetto XVI è un papa molto più intellettuale e riflessivo che si esprime in maniera differente. Esiste un continuo contatto ed una modalità di collaborazione, di scambio corretto di opinioni.

La religione cattolica spesso deve adattarsi ai tempi rivedendo alcuni suoi dogmi. La religione ebraica è dinamica e si sta evolvendo verso una visione futura?

Dipende dagli argomenti. Vi sono settori in cui si è evoluta ed altri in cui è rimasta rigida.  

Un esempio per tutti?

Ad esempio nel diritto familiare un tempo c'era il ripudio e la poligamia. Da mille anni a questa parte la separazione è consensuale e la poligamia è proibita.   

candelabro_ebraico.jpgE' ammesso il matrimonio fra non ebrei? Dato che si nasce da madre ebrea , una donna ebrea può sposare un non ebreo?

Non è lecito secondo la nostra religione perché il rapporto fra coniugi rientra fra le norme fondamentali della vita religiosa e quindi si creerebbero delle situazioni conflittuali.

Perché la religione ebraica ha bisogno di un territorio-Stato?

In realtà prima della religione ebraica è il popolo che ha bisogno di un territorio nel quale possa vivere libero ed indipendente senza leggi limitative delle proprie espressioni culturali. La religione ebraica ha bisogno di un territorio perché c'è un rapporto particolare con una terra destinata ad Abramo ed i suoi discendenti e non è un modo completo di vivere l'esperienza religiosa quella che si fa fuori dalla terra. In realtà siamo tutti degli esiliati. Anche Adamo è un esiliato. Noi nella storia della dispersione della diaspora sperimentiamo l'esilio. Ma quest'ultimo è un momento nella storia, non è la storia.   

Com’è possibile che in una città come Londra convivono ortodossi ebrei e musulmani nella zona di Wood Green e Golders Green pacificamente e la stessa convivenza non è possibile in terra d’Israele?

Intanto spero che quello che lei dice si mantenga nel tempo. Dall'Inghilterra io ho dei segnali molto preoccupanti. Il problema degenera quando la politica inquina i rapporti ossia quando una persona diversa da me per credo, mi guarda non come una persona diversa di credo, da rispettare o non rispettare secondo il suo livello di tolleranza, ma mi guarda come cittadino di uno stato nemico all'estero, allora c'è l'inquinamento politico del rapporto.   

muro_del_pianto.jpgPensa che la convivenza pacifica avviene perché mossi da una stessa motivazione ossia fare business in terra straniera?

Intanto non una terra straniera: qui noi abitiamo da 21 secoli. In molti casi effettivamente l'equilibrio nasce da necessità economiche, ben vengano se portano la pace. Soltanto che in questa società stanno saltando certi meccanismi, per cui siamo a rischio.   

In un’intervista Lei ha affermato che in un teorico Stato d’Israele non ci sarebbe nessun spazio per l’idolatria. Quindi nessun altro culto. Ma se tutti gli stati avessero questo dogma non esisterebbe alcuna sinagoga. Che ne pensa?

Rimaniamo sul piano teorico.

Sareste disposti ad accettare l’interculturalità ossia il fatto che altre religioni e culture possono arricchire il cammino? E’ possibile che persone di diversi culti non solo convivano insieme ma compiono insieme il cammino arricchendosi vicendevolmente della propria tradizione? Due amici, ebreo e non ebreo, possono esserlo fino in fondo o c'è sempre qualcosa che li separa?

Che vuol dire fino in fondo?

Nel senso di capire se viene prima il lato divino in una persona o il lato umano?

Ci sono infinite variabilità in questo discorso stiamo facendo una teorizzazione che ci porterebbe a conseguenze assurde rispetto alla realtà. 

Nel senso?

L'amicizia si fonda su un rispetto reciproco che è anche comprensione delle differenze. Se non c'è rispetto della diversità e della dignità dell'altro non può esserci amicizia.

Lei è un medico. In relazione alla sua religione cosa ne pensa dell’eutanasia?

L'eutanasia attiva non è accettata nella nostra religione.   

E dell’aborto?

No l'aborto è differente. Il concepito non è tutelato come la madre, non è una vita autonoma con un diritto civile. Quindi in caso di conflitto tra diritto materno alla vita e diritto del feto si sceglie la madre anche se questo è un tema diverso dall'interruzione della gravidanza in sé.   

Italiano e romano. Se si creasse davvero lo Stato d’Israele, cambierebbe la sua vita radicalmente andandosene dall’Italia? 

Rabbino_capo_Roma.jpgNon si tratta di stato teorico. Esiste uno stato d'Israele adesso al quale sono rivolti i nostri occhi. Il problema è pratico. C'è e bisogna continuare a chiedersi per quale motivo uno si trovi qui piuttosto che lì.   

Come reagisce la comunità davanti ad un ebreo che decide di cambiare religione?

In questo periodo sono abbastanza rari. E' considerata una perdita, è considerato un atto che rappresenta il fallimento delle nostre strutture educative.

(Fonte: Italo Europeo)

 
Scritto da Roberto Fantini
tratto da: http://www.flipnews.org/flipnews/

Nei confronti della Lettera di Giacomo, da frequentatore curioso delle Scritture, ho sempre avvertito una particolare attrazione, per via delle sue parole che sanno di freschezza interiore e di autenticità nel sentire, come per via della sua straordinaria capacità di dire cose essenziali, di grande concretezza e di grande pregnanza etica. Nelle sue parole, infatti, si percepisce l’atteggiamento sobrio e austero del vero pastore di anime che si preoccupa di orientare e correggere, di istruire e guidare con dolce fermezza e con limpidità di mente e di cuore. Credo che, se si volesse raccogliere in un’antologia letteraria le gemme migliori delle principali esperienze religiose di tutti i tempi, non sarebbe possibile non destinare alla Lettera di Giacomo un posto di tutto rispetto. Questo perché la semplicità del linguaggio si accompagna ad una penetrante capacità di analisi psicologica, ad un corposo spessore morale, ad una solida autorevolezza. E sempre mi sono chiesto come mai un simile gioiello sapienziale abbia ricevuto scarsa attenzione all’interno del mondo cristiano (cattolico e non). Cosa può aver disturbato le varie chiese? L’insistenza di Giacomo sulla centralità delle opere (con relativa condanna di ogni astratto fideismo e di ogni comportamento ipocrita ed incoerente)? L’ ingombrante identità dell’autore, fratello di Gesù, il Messia? Il suo ruolo di indiscusso primato nell’ambito del cristianesimo delle origini, in quanto vescovo di Gerusalemme? Gli elementi polemici nei confronti di Paolo di Tarso? I legami (fortissimi quanto ignorati/dimenticati) con la tradizione giudaica così presenti nella persona e nell’insegnamento di Giacomo e nell’identità culturale tutta della Chiesa di Gerusalemme (e, quindi, del primo cristianesimo)? Probabilmente, un po’ tutti questi fattori strettamente combinati insieme … Ma, comunque siano andate le cose, scoprire o riscoprire questo testo denso di saggezza non può che rappresentare una grande opportunità. E benissimo hanno fatto Marco Cassuto Morselli e Gabriella Maestri (dando prova di competenze di raro livello) a regalarcene una nuova accurata e originale traduzione, uscita in ottobre nella collana de I Rombi, della casa editrice Marietti. Dicono i due ricercatori, concludendo la robustissima introduzione, che “Leggere la Lettera che dal trono di Yerushalayim Yaaqov il fratello dell’Adon invia alle Dodici Shevatìm, Tribù, che si trovano nella Galùt, nella Diaspora, quasi duemila anni dopo la sua scrittura, significa ascoltare la voce originaria dell’ebraismo messianico del I secolo. Per coloro che sono alla ricerca di un ebraismo che dopo il lungo esilio di Roma sappia ritrovare il suo posto al cuore della Redenzione universale e per coloro che sono alla ricerca di un cristianesimo liberato dalla teologia della sostituzione e dall’insegnamento del disprezzo è una lettura salutare, per non dire salvifica.” (p.73-4) Che la lettura di questo testo possa esercitare influssi “salvifici” non sono certo in grado di poterlo prevedere. Sicuramente, però, credo che saprà esercitare un effetto “salutare” sui credenti (di ogni fede) e sui non-credenti che siano animati e sostenuti da sincera volontà di indagine spirituale e di esplorazione dell’anima. Ci potrà, fra le tante cose, infatti, ricordare che “siamo vapore che per poco tempo appare e subito dopo si dissolve” (4.14), e che la sapienza “che proviene dall’alto” è “pura, poi pacifica, benevola, capace di persuadere, piena di misericordia e di buoni frutti, senza doppiezza, senza ipocrisia”. Assicurandoci, pertanto, che “Un frutto di giustizia è seminato nella pace per coloro che operano la pace” (3.17-18).

Marco Cassuto Morselli
Gabriella Maestri
LETTERA DI YAAQOV/GIACOMO alle Dodici Tribù nella Diaspora
MARIETTI, 2011
 
Di bet (del 21/01/2011 @ 16:02:11, in Noachismo, è stato letto 514 volte)

HaShem’s 7 Commandments for all Mankind

a cura di:
Noahide Nations Torah Network
http://noahidenations.com

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Di bet (del 14/01/2011 @ 23:00:52, in Noachismo, è stato letto 383 volte)
Roma. Il Patto Noachita.
Il Gran Maestro della Massoneria e il Rabbino Capo della Comunità ebraica
(di Mauro Cascio - a cura del sito: www.parvapolis.it/)


Da sinistra a destra Bernardino Fioravanti, Riccardo Di Segni e Gustavo Raffi.

Roma, 3 novembre 2003

Meeting storico quello svoltosi a Villa Medici "il Vascello" - sede del Grande Oriente d'Italia di Palazzo Giustinani - tra il venerabilissimo Gran Maestro Gustavo Raffi e il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni.
È la prima volta, infatti, che Ebraismo e Massoneria si incontrano ufficialmente dopo i molti fraintendimenti, generati dalla propaganda anti-ebraica e anti-massonica. E se è vero che il nascente stato liberale italiano, avvalendosi di forti presenze massoniche, determinò non solo la fine del potere temporale dei papi ma anche la fine del ghetto di Roma, è altrettanto vera, purtroppo, la tendenza degli avversari ad associare in negativo tra loro ebrei e massoni per la presunta segretezza dei rituali e per l'uso del simbolismo ebraico nei templi massonici, sino alla formulazione, nei tempi bui del nazifascismo, del cosiddetto complotto pluto-demo-giudaico-massonico. E su quest'ultimo, ha subito ironizzato Riccardo Di Segni, ricordando la sua familiarità con tre dei quattro aggettivi del cosiddetto complotto: quelli relativi allo spirito democratico, all'appartenenza alla comunità ebraica e alla conoscenza della Massoneria di cui suo padre faceva parte.

«Ignoto - ha aggiunto Di Segni, tra l'ilarità dei circa quattrocento partecipanti tra massoni e non - è stato invece sempre per me il primo aggettivo della lista: il 'pluto'».
Lo storico incontro era stato preceduto, mesi prima, da una lettera del Gran Maestro Gustavo Raffi al rabbino capo di Roma in occasione della Giornata della Memoria: "Nella Giornata della Memoria - scriveva tra l'altro il Gran Maestro - sento il dovere di ricordare come noi Liberi Muratori avvertiamo con forza, oggi più che mai, l'inderogabile
necessità che il mondo non dimentichi le atrocità commesse contro uomini e donne, inermi e indifesi, colpevoli solo di appartenere al popolo ebraico (...) La Libera Muratorìa, erede dei principi universali di Fratellanza, Uguaglianza e Solidarietà, alza con forza il suo grido contro ogni barbarie, contro ogni intolleranza, contro ogni forma di oppressione e discriminazione verso chi ci appare diverso e contro ogni manifestazione volta a umiliare e a distruggere la dignità dell'Uomo (...)".

La serata del Vascello è stata preparata con cura dal fratello Bernardino Fioravanti, direttore del Servizio Biblioteca del Goi, che in breve tempo ha allestito una mostra dal titolo "Mondo Ebraico e Massoneria" con 220 pezzi tra oggetti e documenti per illustrare l'influenza della tradizione ebraica nel simbolismo e nei rituali libero-muratòri, nonché i toni della violenta propaganda anti-ebraica e anti-massonica di oltre un secolo.

A Giuseppe Abramo, Gran Segretario del Grande Oriente ed esperto di ebraismo, il merito di aver contribuito non poco alla realizzazione dell'iniziativa: «Oggi - egli ha detto introducendo il dibattito - il Grande Oriente d'Italia si apre
al dialogo con la tradizione ebraica e sempre oggi la comunità ebraica di Roma si apre al dialogo con la Massoneria». Continuando, il Gran Segretario ha messo in risalto "lo straordinario respiro cosmico dell'ebraismo" e il comune atteggiamento di ebrei e massoni nei confronti della tolleranza: l'ebraismo non si rivolge unicamente agli Ebrei e non rivendica la cosiddetta salvezza unicamente per i propri fedeli ma la garantisce a chiunque
accetti e pratichi i Sette Precetti dei Figli di Noè, che prima di essere articoli religiosi sono norme della ragione e della dignità umana, le stesse norme che guidano e regolano il lavoro massonico nei diversi gradi.

Ed è appunto sui precetti noàchidi che il rabbino capo di Roma ha preso subito dopo la parola, ricordando il patto che Dio concluse con Noè "uomo giusto e integro e che camminava con Dio" come di lui è detto in Genesi (6 ,9), salvato dalle acque e "speranza del mondo" come lo definisce il libro della Sapienza (14, 16), perché simbolo di una umanità nuova che avrebbe sostituito la precedente, colpevole di violenza contro Dio e contro gli uomini. E nella tradizione ebraica le colpe commesse dall'uomo contro l'uomo sono ben più gravi di quelle commesse contro Dio, giacché queste ultime possono essere rimesse nel giorno dell'espiazione o Kippur, mentre le prime necessitano
del perdono da parte dell'offeso.
Noè è il primo tipo dello Zaddiq, l'uomo giusto per eccellenza, senza distinzione di razza, lingua, nazionalità o religione. I sette precetti dati a lui e alla sua discendenza, benché compresi nelle 613 Mitzvoth degli Ebrei, si rivolgono ai giusti di tutte le nazioni con un precetto positivo: l' obbligo di istituire tribunali di giustizia e sei negativi:
divieto di idolatria, di bestemmia, di relazioni sessuali illecite, di omicidio, di furto, e di cibarsi di animali vivi. Da questi precetti fondamentali discendono poi numerosi corollari positivi e negativi: così, per esempio, dal divieto di omicidio deriva anche l'obbligo di mettere in salvo una persona perseguitata; dal divieto di relazioni sessuali
illecite il divieto di castrazione degli uomini e degli animali; dal divieto di cibarsi di animali vivi anche il divieto della caccia e così via.

Nel chiudere la manifestazione, il Gran Maestro Gustavo Raffi ha messo in evidenza il significato dello storico incontro tra due minoranze - ebrei e massoni - spesso accomunate nel dover subire intolleranza e persecuzioni. Ha sottolineato infine l'importanza del dialogo praticato all'insegna della tolleranza che, nel suo significato
più autentico e secondo la lezione del filosofo Guido Calogero - ha sottolineato il Gran Maestro - non è semplice sopportazione ma rispetto dell'altrui diversità. Con questo spirito e in questa prospettiva, la Massoneria, che non è una chiesa, guarda a tutte le fedi, consapevole di essersi via via trasformata da "corporazione muratoria" in "Tempio dell'Umanità" dove uomini diversi per razza, per religione e per credo politico "trovano un luogo comune per confrontarsi".


 
Di bet (del 23/06/2009 @ 18:53:37, in Noachismo, è stato letto 595 volte)
di Angelo Palego

Abstract: Il ritrovamento dell'arca del famoso diluvio universale grazie alle indicazioni trovate nella Bibbia, che indica il punto preciso dove sarebbe ubicata. La presenza del legno ritrovato sull'Ararat non è spiegabile se si tiene in considerazione l'assoluta mancanza di alberi nella montagna, e che la quota delle nevi perenni è a 400 m. Ad avvalorare l'ipotesi, la dichiarazione del professor Nello Balossino (colui che ha identificato le monete sulle arcate sopraciliari dell'uomo raffigurato dalla Sindone, e ha anche analizzato il video di Roswell mostrandone la falsità).

Note Autore: Angelo Palego, marchigiano d'origine, piemontese d'adozione, è un sagace ed appassionato studioso della Bibbia; ha lasciato una splendida carriera tecnico-scientifica ed è a guida di un gruppo, il Noahsark Team, che sta dando il meglio di sè per il trionfo della verità.
Conosciutissimo nell'ambiente giornalistico, l'Autore ha vissuto la più elettrizzante delle esperienze che si possano immaginare: la localizzazione dell'Arca di Noè, prima ancora che sull'Ararat, sulla Bibbia, con l'ausilio di una foto scattata dal satellite "Lancet" da 840.000 metri d'altezza.
Le spedizioni effettuate da questo gruppo sono servite solo a confermare con matematica precisione ciò che Palego aveva già scoperto nella Bibbia. Con la pubblicazione di quest'opera, il mondo intero è posto di fronte ad una realtà sconvolgente: il diluvio universale, con le acque al di sopra delle montagne più alte allora esistenti.

il suo sito web: http://www.noahsark.it/

 
Di bet (del 24/05/2009 @ 16:42:11, in Noachismo, è stato letto 478 volte)

L'universalismo noachide
di Raniero Fontana (20-21 marzo 2009)
tratto da: http://mondodomani.org/teologia/fontana.htm


Il noachismo vuole essere un messaggio universale destinato all'umanità tout court, e perciò capace come tale di attraversare le credenze e le mille appartenenze, per raggiungere tutti gli uomini in quanto «figli di Noè». Sui figli di Noè cade la responsabilità dell'osservanza di un insieme di precetti fondamentali per la costituzione e il mantenimento di una società dal volto umano e civile. Il numero canonico dei precetti noachici è sette: uno positivo, che ordina di nominare giudici e di istituire tribunali, e sei negativi, che proibiscono l'idolatria, la blasfemia, i rapporti sessuali illeciti, l'omicidio, il furto, e infine lo smembramento di un animale vivo per cibarsene.1

La dottrina noachide è stata conservata, codificata e trasmessa dai maestri della tradizione religiosa di Israele.2

***

Esistono gojim buoni e cattivi, timorati di Dio e pagani, eretici propri e altrui, seguaci di molte religioni. Si discute invece se noachidi e noachismo siano stati nella storia una realtà o una finzione.3 È comunque evidente come il tema perda subito il suo carattere virtuale, o di scuola, quando ci si chiede se e come il noachismo abbia avuto come sua possibile manifestazione storica la religione cristiana o la religione musulmana. Dopo tutto, entrambe le religioni si vogliono universali.

Scopo del presente studio è quello di verificare la consistenza noachide dell'universalismo cristiano e musulmano. Di vedere se e come queste due religioni rispondano o meno ai parametri di una tale dottrina.

1. Noachismo e cristianesimo

Il trattato rabbinico sull'idolatria (avodah zarah) proibisce agli ebrei di contribuire in modo alcuno alle celebrazioni idolatriche dei pagani. È in questo contesto che R. Ishmael interdice il commercio con quelli tre giorni prima e tre giorni dopo le loro feste:

Rabbi Ishmael ha detto: Tre giorni prima di quelle e tre giorni dopo di quelle è proibito. Ma i maestri dicono: Prima di quelle è proibito, dopo di quelle è permesso. (mAvodah Zarah 1, 2)

L'opinione di R. Ishmael è minoritaria. Essa si scontra con l'opinione dei suoi colleghi rabbini. Si tratta chiaramente di una posizione isolazionista. Le implicazioni del suo insegnamento verranno successivamente esplicitate in contesto cristiano da Shmuel, le cui parole sono riportate da un amorà babilonese della seconda generazione:

Rav Tachlifa bar Avdimi ha detto: Shmuel ha detto: Il primo giorno [della settimana], secondo le parole di R. Ishmael, è sempre proibito. (bAvodah Zarah 7b) 4

Se il primo giorno della settimana, cioè la domenica dei cristiani, è un giorno sempre proibito in quanto festivo e idolatrico, ne consegue che la proibizione di commerciare tre giorni prima e tre giorni dopo equivale a proibire il commercio con loro durante l'intera settimana, cioè sempre. I commentatori medioevali e moderni così hanno inteso la glossa di Shmuel alle parole di R. Ishmael.5 Da allora l'ebraismo si è sempre espresso criticamente in modo univoco e costante sul cristianesimo. Saadia Gaon lo ha trattato come eresia nel suo celebre Emunot ve-de'ot (Credenze e opinioni).6 Mentre, come è noto, sarà soprattutto l'autorevolissimo Maimonide ad applicare lo stigma indelebile dell'idolatria ai seguaci della religione cristiana:

I cristiani sono assolutamente idolatri e la domenica è il loro santo giorno. (Hilkhot Avodah Zarah 9, 3 -- versione non censurata) 7

Per quanto il cristianesimo venisse considerato una forma di idolatria dalle autorità rabbiniche medioevali, certi allentamenti sul piano normativo si resero necessari a motivo delle esigenze e dei bisogni legati a una mutata situazione economica e sociale. Si giustificò la vendita ai non-ebrei (nokhrim) di animali di grossa taglia per evitare perdite ai commercianti ebrei su un mercato divenuto comune.8 L'interdipendenza economica delle rispettive comunità rese infatti necessarie, spesso a posteriori, certe facilitazioni di carattere puntuale. In circostanze e tempi particolari vennero dunque (ri) negoziate le precedenti restrizioni talmudiche relative ai rapporti coi gentili. Per esempio, si arrivò in questo modo a permettere coi cristiani uno scambio commerciale già comunemente praticato anche nei loro giorni di festa, una volta però stabilito che gli interessi cristiani non fossero riconducibili all'idolatria, ma bensì all'ottenimento di benefici puramente materiali.9 Nonostante tali adattamenti, il giudizio sul cristianesimo e i cristiani restava tuttavia invariato. Dopo tutto, se il vino dei cristiani, proprio come quello dei musulmani, venne proibito agli ebrei come oggetto di consumo e non come oggetto commerciale,10 la conversione al cristianesimo mai però fu permessa agli ebrei, contrariamente alla conversione all'islam,11 anche a costo della loro vita (qiddush ha-shem). La gravità dell'idolatria è infatti tale che si dovrebbe dare la vita piuttosto che trasgredire la sua interdizione:

Se si dicesse a un uomo trasgredisci e che tu non sia ucciso, che trasgredisca e non sia ucciso, eccetto per l'idolatria, la fornicazione e l'omicidio. (bSanhedrin 74a)

***

Finché il cristianesimo è considerato una forma di avodah zarah non può certo rappresentare una manifestazione storica del noachismo. L'idolatria è una delle interdizioni noachidi. Un tale stigma sembra sia stato però cancellato da R. Menachem HaMeiri. Il problema è che nessuno prima di lui né dopo di lui avrebbe sostenuto una tale tesi. Pure il fatto che la sua opera non sia entrata nel tradizionale curriculum studiorum delle generazioni passate è a volte impugnato come un argomento per limitarne l'autorevolezza.12

Sulla glossa di Shmuel precedentemente citata, egli afferma:

A proposito dell'affermazione: Un notzrì [cristiano] è sempre proibito, io spiego il termine notzrì come derivato dal nome Nevuchad-netzar. Esso si riferisce ai Babilonesi, come nel versetto: «Notzrim vengono da un paese lontano» (Ger 4, 16). È noto che il sole fosse l'idolo di Babilonia e fosse adorato da tutta la nazione di Nevuchadnetzar. Il primo giorno della settimana è il giorno del sole, e perciò fu chiamato il giorno del notzrì, poiché era dedicato a Nevuchadnetzar, essendo governato dal sole». (Menachem HaMeiri, Bet ha-bechirah, Avodah Zarah 6a)

Secondo Menachem HaMeiri, la proibizione non concerne i cristiani del suo tempo, il xiii secolo, ma quei notzrim dell'epoca ormai lontana di Nabucodonosor (Nevuchadnetzar); non dunque i suoi conterranei, cioè i cristiani della regione di Perpignan, ma gli abitanti dell'antica Babilonia. L'idolatria sarebbe cosa del remoto passato.13

A questo primo criterio che introduce la differenza tra le antiche nazioni idolatriche e quelle non idolatriche del suo tempo, ne segue un secondo. È anzi opinione diffusa tra gli studiosi che sia questo secondo criterio a caratterizzare al meglio la posizione di Menachem HaMeiri, il quale lo avrebbe prima enunciato e poi seguito in modo sistematico, rendendo così superflue le molteplici e contingenti giustificazioni degli altri posqim.

Il criterio è il seguente:

Coloro che siano di quei popoli definiti dai modi della religione (hagedurim be-darkhei ha-dat) e che servono Dio in qualunque modo, anche se la loro credenza è lontana dalla nostra credenza, non rientrano in questa regola [relativa agli idolatri], ma essi sono [da considerare] come Israele in tali cose, anche in rapporto a un oggetto perduto14 (Menachem HaMeiri, Bet ha-bechirah, Baba Qamma 113b)

Se dunque il cristianesimo non è avodah zarah, è perché i suoi seguaci sono ora «definiti dai modi della religione» (gedurim be-darkhei ha-dat). Tra i due criteri il nesso è causale. «Le nazioni che non sono idolatriche sono quelle che sono definite dai modi della religione».15 Lo storico Katz ha attribuito la specificità di Menachem HaMeiri a una precisa posizione filosofica che starebbe a monte, come un vero e proprio a priori, alle sue decisioni in materia di halakhah.16 Il suo non fu dunque un giudizio di mera opportunità o convenienza. La religione fu per lui un positivo fattore di civiltà.

Tuttavia, è lo stesso Katz a registrare le esitazioni di Menachem HaMeiri sul commercio di oggetti direttamente legati al culto cristiano.17 Esitazioni che Katz attribuisce al suo disagio psicologico nei confronti di un mondo religioso estraneo all'ebraismo e al quale quegli oggetti -- candele, pani e paramenti sacerdotali -propriamente appartengono.18 Esse sarebbero la conseguenza insomma di un vero e proprio dissidio tra una sensibilità rimasta tradizionale -- per la quale il cristianesimo è ciò che è sempre stato per gli ebrei: avodah zarah -- e l'innovazione razionale. Dunque, tra affettività e intelletto.

Tra memoria e storia.

***

Il dossier sulla posizione di R. Menachem HaMeiri nei confronti delle religioni (rivelate) in generale, del cristianesimo e dei cristiani in particolare, è stato di recente riconsiderato. Egli più «non afferma che il cristianesimo del suo tempo non sia avodah zarah, ma che è avodah zarah ne'orà [una forma di idolatria illuminata]».19 La trasgressione dei cristiani all'interdizione noachide rimarrebbe dunque tale, pur non essendo comparabile con quella di una volta o con quanto ancora accade agli estremi confini della terra, poiché la religione cristiana è essa stessa inconfondibile con l'antico e primitivo culto, idolatrico e superstizioso, di divinità, astri e talismani.

Esse, le antiche nazioni, che non erano definite dai modi delle religioni (gedurot be-darkhei ha-datot), erano devote e perseveranti nel servizio degli dèi e delle stelle e dei talismani. Tutto ciò e quello che ne consegue sono i principi dell'avodah zarah, come abbiamo spiegato. (Menachem HaMeiri, Bet ha-bachirah, Avodah Zarah 26a)

In questo senso la religione cristiana appare in sè stessa come una forma indebolita di idolatria.20 Si è inoltre osservato come già la stessa formula impiegata da questo maestro provenzale -- gedurim be-nimusei ha-datot; gedurim be-darkhei ha-datot we-nimusehen -- metta in risalto, della religione (dat), l'importanza che hanno per lui le leggi e i costumi (nimusim). Sottolineate non sono dunque le credenze e le dottrine, quanto piuttosto le azioni (ma'asim) e le virtù (middot), sia morali sia umane, del credente.

E già si è chiarito che tali cose sono state dette di quegli stessi tempi in cui le nazioni erano idolatriche, sudicie nelle loro azioni (ma'asehem) e degradate nelle loro virtù (middotehem), come è in parte detto: Non farete come ha fatto il paese d'Egitto, ove avete abitato, e come ha fatto il paese di Canaan (Lv 18, 3). Ma le restanti nazioni che sono definite dai modi delle religioni e che sono indenni da quelle sozzure, e che anzi le puniscono, è indubitabile che tali cose non abbiano posto a loro riguardo, come abbiamo spiegato. (?)

Si è perciò detto che Menachem HaMeiri faccia in questo modo dipendere la novità della sua posizione «dal mutamento che i gojim hanno attraversato sul piano del miglioramento delle virtù (middot), e non delle loro concezioni o del loro culto religioso».21 L'argomento è interessante proprio perché attribuisce a questo maestro un discorso che vuole distinguere sotto il profilo del discernimento filosofico tra il piano morale e il piano religioso. Se una volta, come il Talmud lo testimonia, idolatria e immoralità erano tutt'uno, ora era invece possibile scinderle tra loro. La novità introdotta da Menachem HaMeiri sarebbe dunque soprattutto questa, di avere sciolto il nodo che stringeva tra loro idolatria e comportamento morale e sessuale reprensibile.22 Di avere colto in questo modo il progresso morale e civile espresso dalla civiltà cristiana del suo tempo, così da non confonderla con l'antica civiltà pagana.

Menachem HaMeiri equipara i popoli evoluti alla categoria biblica dello «straniero residente» (ger toshav), cioè di colui che assume (formalmente) l'osservanza dei sette precetti dei figli di Noè.23 Cambia infatti il rapporto con coloro che osservano i precetti noachici, come cambia con coloro che sono definiti dai modi della religione. È per questo che l'omicidio di un noachide da parte di un figlio di Israele è punito, contrariamente a quanto si afferma nella Tosefta.24 Un noachide non è un goj, come non lo è un cristiano o un musulmano. Ma un cristiano resta tuttavia un idolatra, per quanto illuminato.

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Eppure, spesso citata e assai influente è l'idea che il cristianesimo non contraddica le leggi noachidi, idea che sembra dovuta al commento di Rabbenu Tam al passaggio talmudico seguente:

Il padre di Shmuel ha detto: È proibito all'uomo la partnerships con il non-ebreo, forse dovrà pronunciare un giuramento, e lo pronuncerà sulla sua avodah zarah, mentre la Torah dice: Non si senta sulla tua bocca (Es 23, 13). (bSanhedrin 63b)

Si suppone che un ebreo non solo non debba lui stesso non pronunciare il nome di altri dèi, ma che non induca neppure l'altro, il non-ebreo, a pronunciarlo. Per questo motivo si deve evitare ogni forma di associazione negli affari, affinché un ebreo non venga a trovarsi in una situazione di crisi che richieda il giuramento del suo partner non-ebreo. A commento di questo passaggio, Rabbenu Tam osserva:

È possibile ricevere da quello il giuramento prima che ci rimetta [...] In ogni modo, in questo tempo tutti giurano sui loro santi senza trovarli divini. E anche se con quelli essi menzionano il nome celeste pur intendendo altra cosa -- in ogni modo non è questo nome avodah zarah. La loro mente è infatti rivolta al Creatore. E anche se associano (shittuf) il nome celeste a un'altra cosa non abbiamo trovato che sia proibito causare una tale associazione agli altri. E non si applica: Davanti al cieco (Lv 19, 14), poiché questo non è stato proibito ai figli di Noè. (ad loc., tosafot: asur la adam she-ja'aseh shutafut)

Ai figli di Noè non sarebbe interdetto di associare al nome di Dio il nome di un altro, in occasione di un giuramento. Rabbenu Tam giustifica in questo modo la pratica del suo tempo, in cui la proibizione talmudica era ignorata e gli ebrei conducevano gli affari in comune coi cristiani. Un eventuale giuramento non implicava alcun rischio: associare al nome di Dio il nome di Gesù non era loro interdetto. Ma i commentatori successivi estrapolarono l'intenzione di Rabbenu Tam e ne estesero la portata assai oltre il suo contesto legale, tecnico e formale, al punto da ritenere infine compatibili tra loro noachismo e cristianesimo.25 Essi fraintesero Rabbenu Tam, come se questi avesse sostenuto «che una credenza nella trinità e nell'incarnazione, da parte di un noachide, non fosse idolatria, risultando in una nuova halakhah secondo la quale il cristianesimo sarebbe idolatria per gli ebrei mentre non sarebbe tale per i cristiani».26 La controversia sulle reali intenzioni di Rabbenu Tam e sulla comprensione dell'idea di shittuf impegnerà maestri importanti della tradizione ebraica: R. Nissim di Gerona (Ran), R. Moshè Isserles (Rema), R. Ezekiel Landau, R. Yaakov Emden, R. Elia Benamozegh, sono alcuni tra i tanti. La compatibilità o meno tra noachismo e cristianesimo interessa a questo punto la stessa dottrina e non più la morale. In ogni caso, l'idea che un cristiano non commetta offesa contro le leggi noachidi con la sua fede nella trinità e nell'incarnazione rappresenta il limite oltre il quale nessun ebreo vuole andare. Poiché nessuno tra i maestri dell'halakhah è pronto a spingersi tanto lontano da affermare che il cristianesimo si possa considerare un puro monoteismo: a belief in a triune God. «Al massimo, i maestri dell'halakhah sono pronti a riconoscere il cristianesimo come una fede non-idolatrica per i gentili».27 Ma la cosa in realtà non cambia nella sostanza anche una volta lasciata la scuola talmudica per l'accademia:

L'outsider vede le tre persone nella divinità come sufficientemente indipendenti per trasformare la storia in una narrativa idolatrica, mentre l'insider, anche se li vede come tre persone, tuttavia guarda a loro come a tre drammatici ruoli interpretati da un attore solo.28

Dunque, il cristianesimo come religione proibita agli ebrei e permessa ai gojim. Una politica che ha tutta l'aria di una concessione fatta ai cristiani e sulla quale aleggia pure il sospetto di trarre origine da una passata incomprensione. Del resto, l'alternativa è di chi lo considera ancora oggi avodah zarah. Per ebrei e gentili. Idolatria, tout court.

2. Noachismo e islam

L'attualizzazione operata da Maimonide nel suo Commento alla Mishnah estende ai cristiani suoi contemporanei le proibizioni relative ai pagani di un tempo:

Tutti loro [i cristiani] sono idolatri e le loro feste sono proibite... E il primo giorno della settimana è incluso nelle feste dei gojim... Si deve sapere che ogni città tra le città della nazione cristiana avente una bima, una casa di preghiera che è una casa di idolatria senza dubbio alcuno, in tale città è proibito passare intenzionalmente e a fortiori abitarci... (Maimonide su mAvodah Zarah 1, 3-4)

Secondo Blidstein, l'assenza di ogni riferimento ai musulmani e alle loro città nell'attualizzazione operata da Maimonide non si spiegherebbe con un'esigenza di rispetto per il dato cronologico. La letteratura rabbinica ignora infatti la religione musulmana che le è posteriore. In realtà, l'assenza di un esplicito riferimento alla religione musulmana nel commento maimonideo sarebbe intenzionale e conforme alla sua diversa valutazione delle due religioni: il cristianesimo è idolatria; l'islam non è idolatria.29 Maimonide si esprime chiaramente in questo senso e il suo giudizio autorevole si caratterizza per l'ampiezza della visione che suppone sui rapporti tra ebrei e credenti di altre religioni. Egli equipara lo statuto del vino del ger toshav a quello degli ismaeliti considerati come «idolatri che non servono l'idolatria».30 Ma è soprattutto nella sua risposta a Obadiah, musulmano convertitosi all'ebraismo, che Maimonide si esprime in modo articolato sull'islam:

Gli ismaeliti non sono affatto idolatri e [l'idolatria] già è stata recisa dalle loro labbra e dal loro cuore, ed essi attribuiscono a Dio l'unità come conviene, unità su cui non esiste dubbio, e non perché essi mentono su di noi e ci vilipendiano, e dicono che noi andiamo dicendo che Dio abbia un figlio, noi mentiremo su di loro e diremo che essi sono idolatri [...] E se qualcuno dice che la casa che essi onorano è casa dell'idolatria, e che l'idolatria è al suo interno, quella che i loro padri hanno venerato, in questo che c'è? Quelli che oggi si prosternano a quella hanno il loro cuore rivolto verso il cielo [...] Così è oggi per gli ismaeliti tutti, bambini e donne: l'idolatria è stata recisa dalle loro labbra. Il loro errore e la loro follia sono in altre cose che è impossibile mettere per iscritto a causa dei rinnegati e degli apostati di Israele, ma sull'unità del Nome altissimo non hanno errore alcuno. (Responsum 448)

Maimonide non era cieco nei confronti degli errori e della follia dell'islam. Questo non doveva però mettere in ombra il monoteismo che professava. A chi avesse obiettato che sul piano del culto il monoteismo islamico fosse tutt'altro che cristallino, albergando elementi pagani che erano un retaggio inconfutabile della civiltà pre-islamica -- concentrati specialmente in quel che accadeva alla Mecca, intorno alla Ka'aba -- Maimonide opponeva a sua difesa l'intenzione pura del cuore e della mente dei credenti e dei pellegrini musulmani. È questa sua attitudine equilibrata e obiettiva, dovuta a una mancanza di odio e di rancore nei confronti di una realtà che personalmente egli conobbe anche in veste violenta e aggressiva, che il rabbino Kapah ha così celebrato: «lodare ciò che è lodevole, deprecare ciò che è deprecabile».31

Maimonide non fu il primo tra i maestri della tradizione ebraica a esprimersi sull'islam come religione monoteista, per quanto specialmente nei primi tempi proprio l'ignoranza su una tale novità religiosa portasse a volte alcuni di loro a esprimersi in senso contrario.32 Sicuramente, dopo Maimonide il consenso sulla natura monoteista dell'islam sarà praticamente acquisito, a cominciare dal figlio R. Abraham Maimuni, secondo il quale «i musulmani sono monoteisti che aborriscono l'idolatria».33

***

È nella Lettera allo Yemen che Maimonide polemizza apertamente con l'islam fanatico e aggressivo:

E voi, miei correligionari, sappiate che Dio (Allah) ci ha gettato in [mezzo a] questa nazione a causa dei nostri numerosi peccati, cioè la nazione ismaelita, la quale ci ha grandemente perseguitato e ha legiferato a nostro danno e ci ha odiato, come l'altissimo ci ha testimoniato: E i nostri nemici giudicheranno (Dt 32, 31). Mai una nazione si è mostrata più ostile di questa contro Israele, e mai ci fu chi esagerò a sottometterci, a umiliarci e a odiarci fortemente come quelli [...] Già ci siamo esercitati, grandi e piccoli, a patire della nostra sottomissione, come ha detto Isaia: Ho dato la mia schiena ai flagellatori, la mia guancia a quelli che mi strappavano la barba (Is 50, 6).

Di fatto, Maimonide non si è limitato in questo scritto a denunciare il fanatismo musulmano. Egli respinge anche con coraggio la rivendicazione dell'islam di essere superiore all'ebraismo e con essa la consueta accusa rivolta agli ebrei di avere falsificato le Scritture. Di più, neppure il profeta è stato risparmiato.34 Eppure, si osserva da più parti che persino in questo scritto così estremamente critico, la sua battaglia non sarebbe stata condotta contro l'islam come tale. «Anche in questo lavoro altamente polemico [...] egli non critica l'islam per se. Questo contrasta con il suo trattamento del cristianesimo. Sebbene Gesù, diversamente da Muhammad, mai avesse inteso fondare una nuova religione, il cristianesimo è tuttavia da considerare per Maimonide una forma di idolatria. Senza dubbio egli vede la sua dottrina della Trinità come un basilare compromesso del monoteismo richiesto a tutti, tanto ai gentili quanto agli ebrei. Questo non è il caso con l'Islam».35 A costituire l'islam e a metterlo su un gradino più alto del cristianesimo sarebbe in questo senso la sua posture filosofica dalla quale propriamente dipende lo stesso monoteismo.36 Ma a questo punto prende corpo la possibilità di una vera e propria dissonanza nella percezione dell'islam da parte di Maimonide. «È assolutamente possibile che la halakhah maimonidea veda in loro [musulmani] dei credenti monoteisti, ma al contempo che Maimonide li valuti come membri di una religione ostile, violenta e priva di freni morali, una religione stabilita da una figura manchevole, meritevole di ogni biasimo morale, edificata con contenuti superficiali e senza un valore reale».37 La prospettiva è interessante: infatti, non sarebbe ora la dottrina a essere problematica ma piuttosto la condotta dei seguaci di Muhammad e l'osservanza delle leggi morali fondamentali. Il che porrebbe di colpo la religione musulmana in difetto rispetto alla morale noachide.38

***

Per gli ebrei, la circoncisione è un atto che possiede un preciso significato religioso nel contesto dell'alleanza stabilita tra Dio e Israele. La circoncisione dei non-ebrei è di conseguenza richiesta solo in un cammino mirato alla loro conversione. Neppure per motivi medici potrebbe essere eseguita su di loro, seguendo il principio codificato che proibisce di salvare la vita a un idolatra.39 Ora, è proprio in questo contesto che Maimonide introduce una nota originale e sorprendente:

È permesso a Israele circoncidere un goj, se il goj vuole recidere e asportare il prepuzio, poiché [per] ogni precetto (mitzwah) che il goj compie, viene data a lui una ricompensa [...] solo se lo compie confessando la profezia di Mosè nostro maestro, attraverso il quale è Dio altissimo che lo comanda, e crede in questo [...] E ogni qualvolta venga a noi [un goj], che sia circonciso per amore della circoncisione (le-shem milah), anche quando rimanga nella sua gentilità. (Maimonide, responsum 148)

Maimonide sostiene la possibilità per un goj di essere circonciso, ma non in vista della circoncisione, bensì per ricevere la ricompensa prevista per l'osservanza di un precetto a cui non è affatto obbligato. La circoncisione non compare infatti nella lista dei precetti noachici. Neppure Maimonide la introduce tra quelli. Ma ne permette l'osservanza a quei gentili che si vogliono interessati a compiere il maggior numero possibile di precetti mosaici. Se Novak ha ragione, Maimonide ha mostrato ogni volta che ha potuto la sua preferenza per una concezione che non limita il goj alla stretta osservanza della legge noachide, ma lo proietta oltre lo statuto noachide, come ebreo potenziale.40

L'insufficienza del quadro noachide appare con chiarezza nel caso della pratica della circoncisione in rapporto all'islam. Una tale pratica non è circoscritta agli ebrei soltanto. La circoncisione praticata dagli stessi arabi in epoca pre-islamica è ben nota al Talmud.41 Nel Talmud si discute per questo motivo sulla necessità della «circoncisione simbolica» per chi fosse già stato circonciso prima ancora della sua conversione all'ebraismo.42 Maimonide sembra ora riconoscere alla pratica della circoncisione presso gli ismaeliti un valore religioso che la vincola alla stessa Torah di Israele e ai suoi insegnamenti.43

Egli scrive:

I nostri maestri hanno detto che i figli di Qetura, i quali sono la discendenza di Abramo venuta dopo Ismaele e Isacco, sono obbligati alla circoncisione. E poiché i figli di Ismaele si sono oggi mescolati tra i figli di Qetura, tutti loro sono obbligati a essere circoncisi l'ottavo giorno. (Maimonide, Hilkhot Melakhim 10, 8)

Qetura, sposa di Abramo succeduta a Sara, mise al mondo sei figli (Gn 25, 1-2). Quando ai figli di Qetura si mescolarono i figli di Ismaele anche a questi ultimi si estese l'obbligo della circoncisione. Proprio questa sua obbligatorietà le assegna ora un carattere e un significato indubbiamente religiosi. Ma in questo modo l'islam eccede per Maimonide il quadro degli obblighi noachici portandone la lista da sette a otto.44

***

Non avere accolto la Torah di Israele così com'è, nella sua forma, come invece hanno fatto i cristiani, ha delle conseguenze importanti sul piano della valutazione ebraica dell'islam. Secondo la stessa categorizzazione maimonidea, diventa infatti impossibile collocare un musulmano tra i «pii delle nazioni del mondo»:

Chiunque accolga i sette precetti e sia scrupoloso nella loro osservanza, questi è uno dei pii delle nazioni del mondo (chassidè ummot ha-'olam) e ha parte al mondo che viene. E questo quando li accolga e li osservi in quanto il Santo benedetto Egli sia li ha comandati nella Torah (ba-Torah), e tramite Mosè nostro maestro ci ha fatto sapere che i figli di Noè sono stati precedentemente obbligati a quelli. (Maimonide, Hilkhot Melakhim 8, 11)

Un autore moderno ha così commentato questo celebre e controverso passaggio: «A un figlio di Noè non basta accogliere i sette precetti e nemmeno basta per lui osservarli; a lui piuttosto di accoglierli perché sono stati comandati dall'Onnipotente. Ma se esaminiamo ancora meglio Maimonide, apprendiamo che anche questo non è sufficiente: non gli basta infatti accoglierli perché li ha comandati l'Eterno e non perché convinto che siano necessari e convenienti secondo l'intelletto umano; a lui invece di accoglierli e osservarli perché essi sono parte della Torah di Mosè».45 Per un musulmano, non sono certo normativi la Torah e Mosè, bensì il Corano e Muhammad. Nell'ebraismo non sono affatto mancati tra i maestri coloro che hanno anzi sottolineato e ribadito una vera e propria incompatibilità tra il consenso alla missione profetica di Muhammad, da una parte, e la validità della Torah mosaica, dall'altra.

Non può essere dunque l'islam a perfezionare uno statuto noachide che trova invece il suo massimo compimento nel riconoscimento del significato universale del Sinai.46 Di più. Secondo i parametri indicati dallo stesso Maimonide, l'islam è, e resta, una via interdetta ai gentili. «Non solo è impossibile per un musulmano essere un pio gentile, ma è persino proibito per un gentile seguire i dettami dell'islam. Egli [Maimonide] inequivocabilmente accetta il punto di vista talmudico per il quale ogni sistema religioso non ebraico è illecito e la sola alternativa per i gentili sono la conversione oppure l'osservanza delle sette leggi di Noè, la quale, per definizione, esclude ogni altro sistema religioso».47 Proprio quest'ultima ci sembra essere l'obiezione definitiva e vincente contro una pretesa ri-significazione noachide della religione musulmana. Maimonide ha compiutamente codificato un principiolimite che l'islam ha largamente trasceso.

Il testo è il seguente:

Il principio è: non si permette loro di creare una nuova religione (lechaddesh dat) e di farsi dei precetti di loro propria iniziativa, ma o si converte e accoglie tutti i precetti o si mantiene nella sua Torah senza aggiungere né diminuire. (Maimonide, Hilkhot MelaKhim 10, 9)

La Torah interdice la creazione di una nuova religione. L'alternativa per un gentile non può che essere la conversione all'ebraismo o l'osservanza noachide.48 Prima ancora di decidere se il culto musulmano o la credenza cristiana siano idolatrici o meno, oppure se i comportamenti degli uni e degli altri siano immorali o morali, a condannare tali esperienze religiose è insomma il fatto stesso che si siano strutturate entrambe come religioni.

Copyright © 2009 Raniero Fontana

Raniero Fontana. «L'universalismo noachide». Elaborare l'esperienza di Dio [in linea], Atti del Convegno, Parma 20-21 marzo 2009, disponibile su World Wide Web: , [43 KB].

Note

  1. Cf. tAvodah Zarah 8,4-6. Testo

  2. Cf. bSanhedrin 56ass. Testo

  3. Sull'esperienza noachide moderna, si veda R. Fontana, Figli e figlie di Noè. Ebraismo e universalismo, Assisi 2009. Testo

  4. La versione qui riportata è dovuta alla censura che ha sostituito «il primo giorno della settimana» (jom alef) a «cristiano» (notzrì). Testo

  5. Fa eccezione un commento recente che vorrebbe intendere la glossa di Shmuel come una reductio ad absurdum, cioè un argomento usato per provare l'assurdità a cui condurrebbe l'opinione di Ishmael. Cf. Christine E. Hayes, Between Babylonian and Palestinian Talmuds. Accounting for Halakhic Difference in Selected Sugyot from Tractate Avodah zarah, New York - Oxford 1997, pp. 136-137. Testo

  6. II,5. Testo

  7. Si veda anche il suo commento a mAvodah Zarah 1,3. Testo

  8. Cf. bAvodah Zarah 15a (tosafot: emur) Sul tasso di interesse applicato ai gentili, si veda bBaba Metzia 70b (tosafot: tashikh la sagi de-la hakhi). Testo

  9. Cf. bAvodah Zarah 2a (tosafot: asur). Testo

  10. Da Rashi, produttore egli stesso di vino, a Isserles. Per il primo, si veda: I. Elfenbein (ed.), Teshuvot Rashi, New York 1942, 171.173.175; per il secondo, si veda: Yoreh De'ah 123,1. Testo

  11. Cf. Maimonide, Iggeret ha-Shemad. Testo

  12. Cf. R. Fontana, "Noachismo. Un'indagine preliminare", in Cahiers Ratisbonne 3 (1997), pp. 80-116, in part. pp. 109-111. Testo

  13. O di regioni altrettanto remote e periferiche ove i residui dell'idolatria si possono ancora annidare. Cf. Menachem HaMeiri, Bet ha-bechirah, Avozah Zarah 2a; 6b; 20; 57a. Testo

  14. La letteratura talmudica non obbligava alla restituzione a un gentile di un oggetto perduto. Cf. bBaba Qamma 113b; bSanhedrin 76b. Testo

  15. M. Halbertal, Between Torah and Wisdom. Rabbi Menachem ha-Meiri and the Maimonidean Halakhists in Provence, Jerusalem 2000, p. 97 [ebr.]. Testo

  16. Cf. J. Katz, "Sovlanut datit be-shitato shel Rabbi Menachem HaMeiri ba-halakhah e ba-filosofiah", in Tzion 18 (1952/53), pp. 15-30 [ebr.]. Testo

  17. Cf. Menachem HaMeiri, Bet ha-bechirah, Avodah Zarah 14b e 51b. Testo

  18. Cf. J. Katz, op. cit., pp. 22-23. Dello stesso Katz si veda su R. Menachem HaMeiri l'ormai classico Exclusiveness and Tolerance. Jewish-Gentile Relations in Medieval and Modern Times, New York 1962, in part. pp. 114-128. Testo

  19. M. Abraham, "Ha-im iesh avodah zarah ne'orà - al ha-yachas la-gojim ve-al shinuim ba-halakhah", in Aqdamot 19 (2007), p. 76 [ebr.]. Testo

  20. Cf. Ib., pp. 81-83. Testo

  21. Ib., p. 76. Testo

  22. Cf. Ivi. Testo

  23. Cf. Menachem Ha-Meiri, Bet ha-bechirah, Baba Qamma 26a; 37b; Sanhedrin 57a. Testo

  24. Cf. Tosefta, Avodah Zarah 8,5. Testo

  25. Cf. L. Jacobs, "Attitudes towards Christianity", in Ze'ev W. Falk (ed.), Gevuroth HaRomah. Jewish Studies offered at the eightieth birthday of Rabbi Moses Cyrus Weiler, Jerusalem 1987, pp. xvii-xxxi. Testo

  26. Ib., p. xxiii. Testo

  27. Ib., p. xxiv. Testo

  28. M. Halbertal - A. Margalit, Idolatry, Cambridge (Massachusetts) London (England), 1992, p. 80. Testo

  29. Cf. J. Blidstein, "Ma'amad ha-islam ba-halakhah ha-maimonit", in M. Mautner - A. Sagi - R. Sha (eds.), Multiculturalism in a Democratic and Jewish State, Tel Aviv 1998, pp. 465-476, in part. pp. 466-468 [ebr.]. Testo

  30. Cf. Maimonide, Hilkhot Ma'akhalot Asurot 11,7; e inoltre si veda il suo responsum 269. Testo

  31. J. Kapah, "Ha-islam we-ha-iachas la-muslemim be-mishnat ha-Rambam", in Mahanaim 1 (1992), p. 21 [ebr.]. Testo

  32. Cf. Marc B. Shapiro, "Islam and the Halakhah", in Judaism 42/3 (1993), pp. 332-343. E inoltre: A. Hacohen, "Dat ha-islam we-ma'amineah - hebetim hilkhatiim we-mishpatiim", in Mahanaim 1 (1992), pp. 34-51 [ebr.]. Testo

  33. Cit. in Gerson D. Cohen, "The Soteriology of R. Abraham Maimuni", in Proceedings of the American Academy of Jewish Research 35 (1967), p. 85 nota 26. Testo

  34. Maometto è più volte detto folle. Testo

  35. Cf. D. Novak, "The Treatment of Islam and Muslims in the Legal Writings of Maimonides", in William H. Brinner - Stephen D. Ricks (eds.), Studies in Islamic and Judaic Traditions, Atlanta 1986, p. 235. Testo

  36. Cf. Ib., pp. 244-246. Il monoteismo dipenderebbe dai mezzi filosofici e non dalla rivelazione storica e dalle sue fonti letterarie. Queste non ne sono la conditio sine qua non. Per Novak, proprio questo potrebbe spiegare il perché Maimonide abbia considerato idolatri i cristiani nonostante abbiano accolto il testo biblico senza modificarne la forma, e non i musulmani che lo hanno invece stravolto e reso pressoché irriconoscibile. I primi sono idolatri, i secondi sono ladri. Si veda il responsum 149 di Maimonide. Testo

  37. J. Blidstein, op. cit., p. 466. Testo

  38. Sul piano dell'attualità, l'insubordinazione violenta dei palestinesi e il loro aperto rigetto della sovranità dello Stato di Israele sono fattori in grado di modificare drammaticamente il loro statuto giuridico dal punto di vista della Torah. In tempo di Intifada, per esempio, non sono mancati i rabbini che hanno invocato la revoca dello statuto halakhico che autorizza gli arabi palestinesi a restare nel paese, cioè lo statuto di gerim toshavim. Testo

  39. Avodah zarah è un'offesa così grave che non si deve salvare la vita di un idolatra, tanto più quando questo comporti la dissacrazione del sabato, e nei giorni feriali «lo si cala in un pozzo e non lo si fa risalire». Testo

  40. Cf. Novak, op. cit., pp. 237-238 e p. 242. Testo

  41. Cf. bShabbat 135a. Testo

  42. Ivi. Testo

  43. Tanto più che il Corano non la prescrive. Cf. D. S. Margaliouth, "Circumcision", in J. Hastings (ed.), Encyclopedia of Religion and Ethics, vol. 3, New York 1951, pp. 677-679. Testo

  44. La circoncisione mai figura nelle liste esplicative dei precetti canonici dovute a Rav Shmuel ben Chofni, Menachem Azaria di Fano, come pure ad autori recenti. Cf. R. Fontana, "I precetti di Noè", in Bibbia e Oriente 2/212 (2002), pp. 65-87. Testo

  45. A. Kirschenbaum, "'Ha-berit' im Benè Noach mul ha-berit ba-Sinai", in Dinè Israel 6 (1975), p. 47 [ebr.]. Testo

  46. Cf. R. Fontana, Sinaitica. Ebrei e gentili tra teologia e storia, Firenze 2006, in part. pp. 43-80. Testo

  47. Marc B. Shapiro, op. cit., p. 336. Ha ragione Shapiro quando accenna al fatto che Novak avrebbe trascurato la portata di questa interdizione di innovare in materia di religione nella sua valutazione del pensiero di Maimonide in rapporto all'islam. Testo

  48. Ricordiamo che è permesso a un noachide osservare altri precetti oltre ai sette ai quali è tenuto, solo se lo vuole e non perché obbligato. Testo

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