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"Universalismo ebraico significa due strade parallele verso la salvezza; è sufficiente che ognuno segua la strada in cui si trova dal momento della sua nascita e ne rispetti le relative norme." - Riccardo Di Segni (Rabbino Capo di Roma)

Cosa è il NOACHISMO? Come si diventa NOACHIDI? Dichiarazione Noachide
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di bet (del 15/09/2008 @ 22:21:07, in Libri, è stato letto 543 volte)
DOLINER ROY (guida turistica del Vaticano); BLECH BENJAMIN (rabbino)

I SEGRETI DELLA SISTINA
IL MESSAGGIO PROIBITO DI MICHELANGELO


“The Sistine Secrets:
Michelangelo's Forbidden Messages at the Heart of the Vatican”
(“I segreti della Sistina:
i messaggi proibiti di Michelangelo nel cuore del Vaticano”)

Editore: RIZZOLI
Pubblicazione: 08/2008
Numero di pagine: 400

Nel cuore della cristianità si cela un manifesto eversivo dipinto da Michelangelo: la Cappella Sistina. Esattamente cinquecento anni fa, nel 1508, papa Giulio II costrinse il pittore a iniziare il ciclo di affreschi, e lui chinò il capo; ma trasformò il proprio capolavoro in un messaggio cifrato comprensibile solo agli iniziati. Alla ricca simbologia ebraica e neoplatonica affidò il suo vero testamento spirituale e morale: una critica feroce contro la corruzione della Chiesa, una nuova concezione della donna e della sessualità, e soprattutto l'utopia di una fratellanza universale tra gli uomini e le religioni. Doliner e Blech decifrano immagine per immagine il significato nascosto nei dipinti, portando alla luce lo spirito irriverente e sognatore di un genio ribelle in lotta contro il potere.
 
Di bet (del 25/01/2008 @ 21:40:46, in Libri, è stato letto 391 volte)
Libro: Il cinema e la Shoah

autore Claudio Gaetani

anno 2005

editore Le Mani-Microart'S

pagine 200

“Questo importante lavoro <…> presenta i diversi approcci cinematografici al tema dello sterminio nazista e riflette criticamente sul loro senso e sulla loro evoluzione e grazie ad esso per la visione di film futuri, quale che sia la visuale dei registi che ce li proporranno. Non dimenticando mai che si tratta solo di film e niente più, per non incorrere nella tentazione di scaricare su una pellicola il peso della nostra responsabilità e così assolverci dall’imperativo morale della memoria”. (prefazione di Moni Ovadia)
 
Di bet (del 18/08/2007 @ 10:48:23, in Libri, è stato letto 347 volte)
I passi del Messia
I Passi del Messia
autore: Marco Morselli
editore: Marietti

Un nuovo libro "per una teologia ebraica del cristianesimo".

Nell'Ottocento e nel Novecento alcuni ebrei hanno iniziato a studiare il cristianesimo.
Attraverso dieci capitoli dedicati rispettivamente a E. Benamozegh, A. Pallière, J. Klausner, J. Isaac, I. Zoller, F. Rosenzweig, G. Scholem, A. Chouraqui, L. Askénazi e J. Taubes vengono affrontati i principali aspetti problematici del rapporto tra ebraismo e cristianesimo e si inizia a delineare una teologia ebraica del crisitanesimo.

L’ipotesi di lavoro è che non già la conversione degli ebrei, ma la teshuvah (conversione) dei cristiani costituisca il preludio della venuta, o del ritorno, del Messia d’Israele e dell’umanità. Tra il sì e il no si apre lo spazio di un forse.

Coloro che hanno testimoniato un Messia contro Israele sapranno trasformare la loro testimonianza e renderla fedele alla VERITA' delle sue origini? Dalla risposta a questa domanda dipende che le potenzialità messianiche nascoste nel cristianesimo si realizzino e che il Regno del Messia si riveli.

Marco Morselli
 
Di bet (del 19/06/2007 @ 19:22:43, in Libri, è stato letto 280 volte)
Giacomo, il fratello di Gesù.
Dai Rotoli di Qumran le rivoluzionarie verità sulla Chiesa delle origini e il Gesù storico

Autore: Robert H. Eisenman
ed. Piemme 2007

Proclamando nel VI secolo il dogma della verginità di Maria, la Chiesa ha fideisticamente negato la possibilità che Gesù avesse fratelli.

Numerosi documenti attestano il contrario, ossia che Gesù di Nazareth ebbe dei fratelli il più importante dei quali fu Giacomo, detto il Giusto. Lavorando su un ventaglio ampio di fonti del tempo, dai Rotoli di Qumran, alle apocalissi di Nag Hammadi ai testi occidentali degli Atti degli Apostoli, questa ricerca ridisegna le origini della Cristianità, proponendosi come paradigma per un'interpretazione storica, e quindi più autentica, della Chiesa del I secolo. Fu Giacomo, afferma l'autore, fratello minore di Gesù, il nuovo capo carismatico della comunità di Gerusalemme.

Nel suo lavoro di indagine, Robert Eisenman evidenzia le operazioni di "mistificazione e riscrittura" del contenuto originale del Nuovo Testamento, e dice che figure come Giuda Iscariota non esistettero affatto così come sono conosciute e individua in Giacomo la chiave per accedere ai segreti della Chiesa delle origini.
 
Di bet (del 06/04/2007 @ 00:55:38, in Libri, è stato letto 623 volte)
Storia degli Esseni
Elia Benamozegh
Storia degli esseni

Editore: MARIETTI
Curatore: Marco Morselli
Anno: 2007
Pagine: 296

Prima della scoperta dei rotoli del Mar Morto (1947) Elia Benamozegh aveva parlato degli esseni...

Dall'introduzione a cura di Marco Morselli:

«Duemila anni dopo l’inizio della grande diaspora che è seguita alla distruzione del Secondo Tempio, per la prima volta si fa udire una voce che si riaggancia al tempo dei profeti ebrei. Dopo la lunga parentesi di questa notte diasporica, riprende il tempo in cui i profeti ebrei parlavano simultaneamente in ebraico per Israele e nelle settanta lingue per le nazioni. Dopo un’eclisse di un secolo, ecco che Elia Benamozegh è di nuovo presente, nostro contemporaneo nel cuore di questo problema, tenuto conto dei due grandi eventi storici che ha presagito e al di fuori dei quali il suo messaggio non sarebbe stato possibile: la restaurazione della società ebraica da un lato e la riabilitazione del discorso cabbalistico dall’altro. Ai suoi tempi parlare di Ebraismo e di  Qabbalah significava profetizzare nelle tenebre».

Le parole con le quali Rav Léon Askénazi (1922-1996), un grande maestro sefardita del XX secolo, rende omaggio a un grande maestro sefardita del XIX secolo aprono gli occhi sulla portata dell’impresa iniziata da Benamozegh intorno al 1860. In quell’anno infatti l’«Alliance Israélite Universelle» aveva bandito un concorso con il quale chiedeva di esaminare quali fossero gli elementi che l’ebraismo aveva trasmesso alle religioni che l’avevano seguito. Benamozegh si mise all’opera e nel 1863 spedì a Parigi un manoscritto intitolato Essai sur l’origine des dogmes et de la morale du christianisme. In quegli stessi anni egli teneva “a un’eletta schiera di giovani livornesi” un corso triennale di lezioni che venne poi pubblicato con il titolo Storia degli esseni.
Negli esseni egli intravedeva “i predecessori della buona nostra Teologia” (ossia della Qabbalah) e nella loro storia “una fonte ricchissima di elementi atti a spiegare l’origine del cristianesimo”.



 
Di bet (del 12/02/2007 @ 10:25:31, in Libri, è stato letto 369 volte)
AutodaféE' appena uscita in libreria edito da Lindau un nuovo libro sull'antisemitismo:

AUTODAFE': L'EUROPA, GLI EBREI E L'ANTISEMITISMO
di Emanuele Ottolenghi.

Auto da fe = dal portoghese «atto della fede»; 1786. In Spagna, durante l’Inquisizione, era la proclamazione solenne della sentenza dell’inquisitore seguita dall’abiura pubblica o dalla condanna dell’eretico, generalmente l’esecuzione sul rogo. Molti di coloro che perirono in Autodafé furono ebrei che si autoincolpavano pubblicamente e che affrontavano le fiamme purificatrici dei roghi inquisitori.

Quando si parla di antisemitismo oggi, il pensiero corre alle persecuzioni degli anni ’30 e ’40 del secolo scorso, sfociate nell’Olocausto. E il confronto con l’oggi porta a concludere che quel problema è stato sostanzialmente superato, o riemerge in forme episodiche e molto circoscritte.

Ma l’antisemitismo a sfondo razziale, così intimamente associato al nazismo, rappresentò un’aberrazione rispetto all’odio antiebraico che lo aveva preceduto. [...]

«A Ottolenghi va il merito di averci offerto una documentazione oggettiva e obiettiva, con nomi e cognomi, citazioni testuali e analisi argomentate, su quella che è a mio avviso la tematica centrale della principale emergenza internazionale: la radice dell’odio nei confronti di Israele. Perché soltanto conoscendo questa realtà nella sua integralità e complessità, senza mistificazioni e ipocrisie, potremo insieme riscattarci dal baratro etico che ha finito per trasformare l’Europa nella roccaforte di quel “politicamente corretto” che ci sta consegnando ai nemici della libertà e della democrazia.»

Magdi Allam

Milano, 19 dicembre 2006
 
Di bet (del 26/01/2007 @ 21:13:28, in Libri, è stato letto 1406 volte)
Un nuovo interessante libro per iniziare ad "orientarsi" sulla realtà della Cabbalà.

Moshe Idel – Victor Malka
I percorsi della CABBALÀ
Conversazioni sulla tradizione mistica ebraica
La parola Edizioni, 2007, pagg. 300 (circa)

INTRODUZIONE a cura di M. Morselli
a Marco M. Olivetti
in memoriam

Che cos’è la Qabbalah?1 La parola significa “ricezione” e indica la tradizione mistica ebraica. Si tratta di una tradizione diffusa ora nei cinque continenti, che suscita ai nostri giorni un interesse crescente negli ambienti più diversi.
Pur avendo origini antiche, essa venne alla luce verso la fine del XII secolo nella Francia meridionale, per poi passare nel secolo successivo in Spagna e di lì diffondersi in varie direzioni. Un ruolo particolarmente importante, che proprio Idel tende a sottolineare, vi riveste l’Italia.

Alla fine del Quattrocento la Qabbalah destò l'interesse degli umanisti, e nel Cinquecento vennero anche stampati alcuni manuali cristiani in latino.
A metà del secolo, essa conobbe uno sviluppo senza precedenti a Safed, in Galilea, per poi fare da sfondo all grande avventura sabbatiana e alla successiva fioritura del Hassidismo.2
Il mondo nel quale viviamo costituisce solo una parte di un sistema di mondi molto più vasto. Questi mondi spirituali si compenetrano e interagiscono tra loro e con il mondo materiale, e nella nostra vita quotidiana facciamo esperienza, che ne siamo consapevoli oppure no, di questo scambio di influenze tra le diverse sfere della realtà.
Il mondo nel quale viviamo è il mondo dell’azione, al di sopra del quale vi sono il mondo della formazione, della creazione e dell’emanazione.
Il mondo della formazione è il mondo delle emozioni, o degli angeli. Il mondo della creazione è il mondo delle intelligenze, o dei serafini.
Il mondo dell’emanazione è il più vicino alla Divinità, o forse è la Divinità stessa.
Ognuno di questi mondi hamolte dimore,molte sfere di vita.
Spazio, tempo e identità sono fattori presenti in tutti e quattro i mondi, ma con significati diversi.
Vi sono anche mondi al di sotto del nostro, dove il male diventa ad ogni livello più potente.
Essi sono abitati da angeli di distruzione, che però non sono entità autonome, ma ricevono la loro forza dal nostro mondo, dalle nostre azioni. Per altro verso, essi diventano strumenti per punire coloro che agiscono, parlano, pensano male: noi veniamo colpiti dalle conseguenze delle nostre azioni.

L’En Sof, l’Infinito, benedetto Egli sia, si manifesta attraverso dieci Sefirot, dieci forze fondamentali, canali del flusso divino.
Esse sono:
Kéter, Hokhmah, Binah, Hésed, Gevurah, Tiféret, Nésah, Hod, Yesod, Malkhut.

Insieme, nelle loro interrelazioni, esse formano il collegamento permanente tra il Santo, benedetto Egli sia, e il nostro mondo.
Le miswot, i comandamenti, che sono 613 per chi segua l’alleanza di Mosè e 7 per chi segua l'alleanza di Noè, ci insegnano a fare in modo che le nostre azioni, le nostre parole, i nostri pensieri non interrompano il flusso di energia che scaturisce dalle Sefirot.
Lo studio e la pratica della Torah, la preghiera, l’amore, il pentimento mantengono e ripristinano l’ordine all’interno di una complessa relazione di mondi tra loro interconnessi.

Occorre tuttavia sottolineare che, se le preghiere e le invocazioni degli uomini passano attraverso un articolato sistema, non si rivolgono però a quel sistema, ma a D_o.
Le Sefirot non costituiscono in alcun modo un ostacolo all' intima e immediata relazione tra l’uomo e il suo Creatore.
Nel suo libro di memorie Da Berlino a Gerusalemme Gershom Scholem (1897-1982) ricorda l’emozione provata nella primavera del 1913 (aveva allora 16 anni) quando lesse per la prima volta una pagina del Talmud e ascoltò la spiegazione che Rashi elabora dei primi versetti del Genesi. Fu, egli scrive, il primo incontro con la sostanza ebraica della Tradizione:
«Ciò chemi affascinò allora, la forza di una tradizione plurimillenaria, era abbastanza forte da determinare la mia vita, e da indurmi a passare da una dedizione nel modo dello studio e dell’apprendimento a un’attività di ricerca e riflessione nella quale sprofondarmi».3

Il contatto con la profondità della Tradizione creò una trasformazione: «Ciò che allora credevo di poter cogliere e afferrare, e su cui ho riempito alcuni quaderni dellamia giovinezza, si trasformò in quest’atto di prensione, e il concetto cui tendevo divenne qualcosa che riluttava tanto più energicamente ai concetti, man mano che passavano gli anni, in quanto liberava una vita misteriosa della quale dovevo riconoscere l’impossibilità di essere tradotta in concetti, e appariva tale da poter essere soltanto rappresentata sotto forma di simboli».4
Poi, dapprima con esitazione, intorno al 1915 incominciò a leggere scritti sulla Qabbalah. Provò a cimentarsi con i testi originali, il che comportava non poche difficoltà, perché vi erano allora in Germania talmudisti, ma non cabbalisti: «Ben presto si destò ilmio interesse per la Qabbalah, probabilmente attivato dall’unione di motivi molto diversi. Forse – come avrebbero detto i cabbalisti – nella “radice della mia anima” avevo un’affinità con questa sfera; forse concorse il mio bisogno di comprendere il mistero della storia ebraica – e l’esistenza degli ebrei attraverso i millenni è un mistero, checché ne dicano le “spiegazioni” offerte con dovizia».5
Così dovette cercare di imparare da solo a leggere tali fonti. Si comprò un’edizione dello Zohar, l’opera
di Franz Molitor, Philosophie der Geschichte, e alcuni testi del Hassidismo.
Tra il 1915 e il 1918 riempì molti quaderni di estratti, riassunti, traduzioni e riflessioni. Nella primavera del 1919
prese la decisione di abbandonare gli studi naturalistici per dedicarsi a uno studio scientifico della Qabbalah.
Nel 1923 compì la sua alyiah [ritorno in Israele], insieme ai duemila volumi della sua biblioteca, e andò ad abitare a Gerusalemme. Dopo essersi sposato, andò ad abitare in via Abissinia, non lontano dal quartiere ortodosso di Meah Shearim, a pochiminuti dalla Biblioteca Nazionale:
«La Gerusalemme nella quale arrivai mi era stata destinata dal cielo, per così dire […] Dopo gli anni della Prima guerra mondiale era impregnata di vecchi libri ebraici come una spugna di acqua. Già allora venivano di continuo a Gerusalemme molti ebrei da tutte le parti del mondo, per lo più con i loro libri, per pregare, studiare e morire».6
Nell’aprile del 1925 assiste all’inaugurazione dell’Università Ebraica sul Mount Scopus, senza immaginare che di lì a pochi mesi (in settembre) vi sarebbe stato assunto come studioso di Qabbalah.
Un terreno vergine, dal punto di vista scientifico, si apriva alla sua attività di ricerca.
Moshe Idel è nato nella Romania comunista nel 1947, in uno shtetl che era forse l’unico villaggio ebraico scampato alla Shoah. Sale in Israele nel 1963, quando ha 16 anni, e va a vivere in un kibbutz.7
All’yiddish e al romeno si aggiungono l’ebraico e il francese. Già mentre frequentava il heder, la tradizionale scuola elementare ebraica, apprezzava inmodo particolare il fatto che quando uno scolaro aveva imparato la lezione poteva ritornarsene a casa, e lì lui aveva tutto il tempo a sua disposizione per la sua occupazione preferita: la lettura. A 11 anni gli era capitato in mano il primo libro di filosofia. Da adolescente va a comprarsi libri di filosofia e sulle religioni, tra cui le opere di Schweitzer e di Jung, nella libreria francese di Haifa.
Leggendo le opere di Scholem inizia a scoprire la Qabbalah, incontrando un giorno “per caso” Shlomo Pinès (1908-1990, meno famoso di Scholem, ma non meno straordinario: si dice che parlasse 70 lingue), decide di diventare uno studioso del pensiero ebraico, e sceglie per la sua tesi di occuparsi di Abraham Abulafia (1240-1291).8
Idel è stato allievo di Pinès, non di Scholem. Idel e Scholemsi incontrano per la prima volta nel 1971, e in seguito per una quarantina di volte. Il giovane studioso porta con sé manoscritti cabbalistici, che l’anziano studioso legge con gioia. Discutono per ore. Ripensandoci ora, Idel le considera ore di festa.
Idel legge molto, lavora molto in biblioteca e nel suo studio, ma pubblica il suo primo libro solo nel 1988, dopo la morte di Scholem. Da allora, i libri che ha pubblicato sono molti, tradotti in molte lingue, ma molti altri sono ancora manoscritti e altri ancora sono quelli in progetto.
È considerato il maggior studioso contemporaneo di Qabbalah. Pur riconoscendo che l’immensa opera scientifica di Scholem ha gettato luce su tutti gli aspetti fondamentali del misticismo ebraico, Idel ritiene tuttavia che su una serie di questioni il suo giudizio vada rivisto. In particolare egli ritiene che Scholem abbia privilegiato la corrente teosofico-teurgica rispetto a quella estatica, e sottovalutato gli aspetti magici.
Idel ha imparato dai suoimaestri la libertà di pensiero e di parola. Anche a noi è cara, e ci sia consentito di dissentire allorché egli pone il XIX secolo tra i periodi nei quali la Qabbalah non è stata importante.

Nel XIX secolo è vissuto Rav Elia Benamozegh (Livorno 1823-1900), sul quale un grande maestro del XX secolo, Rav Léon Askenazi (1922- 1996) si esprime in questi termini:
«Duemila anni dopo l’inizio della grande diaspora che è seguita alla distruzione del Secondo Tempio, per la prima volta si fa udire una voce che si riaggancia al tempo dei profeti ebrei. Dopo la lunga parentesi di questa notte diasporica, riprende il tempo in cui i profeti ebrei parlavano simultaneamente in ebraico per Israele e nelle settanta lingue per le nazioni. Dopo un’eclissi di un secolo, ecco che Elia Benamozegh è di nuovo presente, nostro contemporaneo».9

Victor Malka sottolinea il tono sfumato, a mezza voce, delle risposte di Idel, che sono sotto il segno della misura, della concisione e del ritegno: non tre parole, quando due sono sufficienti. Egli si dichiara agnostico, ma osserva la Kasherut [insieme delle regole alimentari ebraiche], afferma che avrebbe potuto studiare tutt’altro,ma è difficile credere che solo “il caso” lo abbia condotto ad occuparsi di Qabbalah. Chi dicesse: «Sono un cabbalista!» sarebbe sicuramente un falsario. D’altra parte non basta dichiarare di non esserlo per esserlo in effetti. Tuttavia se qualcuno alla Qabbalah dedica la propria esistenza, almeno un sospetto lo suscita. E se l’accentuato understatement di Idel fosse in effetti una copertura?

Marco Morselli
Sukkot 5767

Note

1 Idel preferirebbe la domanda: che cosa sono le Qabbalot [plurale di Qabbalah]? Ma anche in una visionepluralistica ci si può chiedere ad esempio cosa sia la filosofia, benché le filosofie siano molte e diverse tra loro.
2 A chi si accosti per la prima volta all’argomento potremmo consigliare: G. Scholem, Le grandi correnti dellamistica ebraica, tr. di G. Rossi, Introduzione di G. Busi, Einaudi, Torino 1993; A. Steinsaltz, La rosa dai tredici petali, tr. di R. Volponi, Giuntina, Firenze 2000; A. Safran, Saggezza della Cabbalà, tr. di V. Lucattini Vogelmann, Giuntina, Firenze 1998;Mistica ebraica, a cura di G. Busi e E. Loewenthal, Einaudi, Torino 1995 (un’antologia che consente di conoscere alcuni testi fondamentali della tradizione esoterica ebraica, dal Sefer Yesirah al Sefer ha Bahir, ad alcune parti dello Zohar).
3 G. Scholem, Da Berlino a Gerusalemme, tr. di A.M.Marietti, Einaudi, Torino 1988, p. 46. Una nuova traduzione, a partire dall’edizione ebraica, è stata curata da G. Busi e S. Campanini (Einaudi 2004).
4 op. cit., pp. 46-7.
5 op. cit., p. 105.
6 op. cit., p. 156.
7 Per coloro che amano enfatizzare la differenza tra laici e religiosi: il termine qibbus venne scelto per designare i villaggi socialisti e laici da Yehudah Yaari, recuperandolo dalla tradizione dei hassidim di Nahman di Breslaw.
8 Abulafia nasce nell’anno 5000 della datazione ebraica.
9 L. Askénazi, La Parole et l’Ecrit, Albin Michel, Paris 2005, vol. II, p. 476.
Anche se Idel si è occupato in almeno due occasioni di Benamozegh, non ha ancora preso in considerazione le due opere fondamentali Essai sur l’origine des dogmes et de la morale du christianisme (le cui due prime parti sono edite solo in traduzione italiana: Marietti 2002) e Storia degli esseni (1865 e Marietti di prossima pubblicazione).
 
Di bet (del 09/07/2006 @ 15:27:22, in Libri, è stato letto 417 volte)
Un libro per riflettere:

I dieci.
Chi erano gli scienziati italiani che firmarono il Manifesto della razza.

Autore: Cuomo Franco

Editore: Baldini e Castoldi

I DIECI - FRANCO CUOMOQuale mistero italiano si cela dietro l'intoccabilità dei dieci professori, in prevalenza medici, che nel 1938 sottoscrissero il Manifesto della razza, noto anche come Manifesto degli scienziati razzisti? Per quale motivo non vennero rimossi dalle cattedre universitarie alla caduta del fascismo, ma reintegrati nei loro privilegi nonostante la terribile colpa di avere legittimato la deportazione in Germania di ottomila ebrei? In che consisteva la "originalità" del razzismo italiano, tanto decantata da Mussolini, rispetto a quello tedesco? Ruota intorno a questi interrogativi la ricerca svolta da Franco Cuomo in una delle pagine meno investigate della Shoah italiana, fornendo prove certe del ruolo ricoperto dagli "scienziati razzisti".

"Nessuno dimentichi i dieci scienziati del '38. Nessuno li perdoni. Si chiamavano Lino Businco, Lidio Cipriani, Arturo Donaggio, Leone Franzi, Guido Landra, Nicola Pende, Marcello Ricci, Franco Savorgnan, Sabato Visco ed Edoardo Zavattari. Legittimarono la deportazione in Germania di ottomila persone, tra cui settecento bambini. Volevano dimostrare che esistono esseri inferiori. E ci riuscirono, in prima persona. Perché lo furono."
 
Di bet (del 10/02/2006 @ 13:22:37, in Libri, è stato letto 517 volte)

Aimé Pallière
un "cristiano" al servizio di Israele

di Raniero Fontana

Link alla casa editrice Ancora

Aimé Pallière (1868-1949) figura poco nota ma particolarmente significativa perché ha vissuto sulla propria pelle il fascino e la fatica dell’incontro di un cristiano con Israele.
Questo libro – impegnativo e appassionato - offre al lettore un profilo intellettuale e spirituale di questo “grande mistico” che fu enigma anche per chi lo ebbe come amico.
L’incontro con Israele cambia la vita di questo cristiano di nascita e di formazione. Un rabbino italiano lo dissuade dal convertirsi all’ebraismo, rivelandogli gli aspetti universali della Torah d’Israele, cioè di quella parte della Torah destinata ai gentili. Sempre alla ricerca di una corretta posture spirituale e religiosa da assumere nei confronti di Israele, passa attraverso le fasi del modernismo, noachismo, sionismo e universalismo.
Un uomo che ha vissuto almeno un secolo in anticipo sul suo tempo.

Indice
Prefazione. 1. Il Santuario Sconosciuto. 2. Il Modernismo. 3. Elia Benamozegh. 4. Il Noachismo. 5. Il Sionismo. 6. Gerusalemme. 7. Mistica e trasparenza. Cronologia. Bibliografia. Glossario
 

 
Di bet (del 30/01/2006 @ 12:50:57, in Libri, è stato letto 1627 volte)

Racconti della Shoà
di Fulvio Giannetti

Link all'editore 
Pericle Tangerine editore


Il libro, presentato dal Rabbino Capo della Comunità ebraica di Roma, Riccardo Di Segni, è illustrato da Georges de Canino, uno tra i maggiori artisti viventi.
Racconti della Shoà raccoglie preziose testimonianze di eventi personalmente vissuti dall’autore durante l’infanzia o uditi narrare da chi vi prese parte. Di qui l’esigenza, nel racconto più lungo, di ricordare immaginando di scrivere una Lettera ad Anna Frank, la giovane ebrea che trascorse gli ultimi anni della sua breve vita nei campi di sterminio di Auschwitz prima e di Bergen-Belsen poi.
Completano la raccolta: L’eccidio di Caiazzo, per la cui memoria Benedetto Croce fece incidere una lapide con le sue parole; il ritratto di Lello Perugia, combattente ebreo nelle formazioni partigiane “Liberty”, noto come il “Cesare” del romanzo La tregua di Primo Levi e del film omonimo; e infine la storia di Giovanni Palatucci, ‘un giusto tra le nazioni’, il cui nome – osserva Fulvio Giannetti – “è scritto nel libro di pietre della memoria e della gratitudine d’Israele affinché tutti sappiano”.

 
Pagine: 1

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