<?xml version="1.0" encoding="windows-1252"?><rss version="0.91" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/">
<channel>
<title>Sito Noachide</title><link>http://www.benenoach.info/dblog/</link>
<description>Sito Noachide</description><language>it</language>
<item>
	<title><![CDATA[Il CORO HA-KOL nel "Canto del Popolo ebraico massacrato" (giornata della memoria 2012)]]></title>
	<description><![CDATA[<div style="text-align: center;"><img alt="" src="/public/Locandina-1.jpg" style="width: 445px; height: 628px;" /></div>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.benenoach.info/dblog/articolo.asp?articolo=152]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.benenoach.info/dblog/articolo.asp?articolo=152</guid>
	<dc:date>2012-01-27T19:48:14+01:00</dc:date>
	<dc:creator>bet</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Cosa significa "B'nai Noach" ?]]></title>
	<description><![CDATA[Si riporta la traduzione in italiano di uno scritto del <strong>Dr. James D. Tabor</strong> tratto dal sito: <a target="_blank" href="http://noahidenations.com/noahide-education/articles/about-the-noahides/30-noahide-what-is-bnai-noah">www.noahidenations.com/noahide-education/articles/about-the-noahides/30-noahide-what-is-bnai-noah</a>.
<p><span style="font-style: italic;">&nbsp;(traduzione su: http://www.ritornoallatorah.it)</span></p>
<p><br /></p>
<p><strong>- In breve, cosa significa &quot;B'nai Noach&quot;?</strong><br />Detto in maniera semplice, &quot;B'nai Noach&quot;, o &quot;figli di No&egrave;&quot;, &egrave; il modo in cui il Talmud si riferisce a tutto il genere umano. <br />Secondo la Bibbia siamo tutti discendenti di un solo uomo, chiamato No&egrave;, dopo il Diluvio, e siamo perci&ograve; <em>&quot;figli di No&egrave;&quot;</em> (Genesi 10).  <br /><br /><strong><br />- Hai detto che questo concetto si trova nel Talmud. E' anche nella Bibbia?</strong><br />S&igrave;,  ma non con questo nome. Prova a chiederti quale fosse la fede di Enoch,  No&egrave;, Shem, Giobbe, Ietro e di tutti coloro che vissero migliaia di anni  prima del Sinai. Ricorda che a quel tempo non c'erano Ebrei e non  esisteva alcun popolo di Israele. E' ovvio che queste persone dovevano  avere delle credenze, delle norme e dei comandamenti da seguire. Essi  godettero di un rapporto pieno ed intenso con l'Unico Dio Creatore. Il  Talmud discute sui dettagli di questa fede, che si trovano in varie  occasioni nel libro di Genesi.<br /><br /><br /><strong>- Bene, siamo tutti  &quot;figli di Noach&quot;, ma qual &egrave; il senso di questa descrizione? Esiste una  fede religiosa che &egrave; possibile accettare e seguire?</strong><br />Non &egrave;  solo questo, c'&egrave; di pi&ugrave;. Accanto all'idea di essere un discendente di  Noach ci sono le Leggi Noachidi che esprimono i parametri basilari di  una relazione con Dio che sia completa e dinamica.<strong><br /><br /></strong>Una delle descrizioni pi&ugrave; accurate &egrave; quella dell'Enciclopedia Britannica alla voce &quot;Leggi Noachidi&quot;:<br />&quot;...una  denominazione ebraica talmudica riferita a sette leggi bibliche  impartite ad Adamo e a No&egrave; prima della rivelazione a Mos&egrave; sul Monte  Sinai, e quindi valide per tutta l'umanit&agrave;&quot; (The New Encyclopedia  Britannica, quindicesima edizione, vol.8, p. 737). <br />Da questa  definizione si pu&ograve; comprendere che un &quot;figlio di Noach&quot; fedele, o  &quot;noachide&quot;, &egrave; una persona che accetta e segue la Via rappresentata dalle  Sette Leggi Noachidi, che sono la base del Patto Noachide che Dio ha  stabilito con tutto il genere umano. </p>
<p><br /><strong>- Quindi&nbsp; anche gli Ebrei sono considerati noachidi? Dopotutto sono anch'essi discendenti di Noach.</strong><br />No,  si tratta di una categoria specifica per i Gentili [popoli non-Ebrei,  n.d.t.]. Le Leggi Noachidi furono rivelate molto prima di Abramo. Il  popolo di Israele, cio&egrave; quelli che noi oggi chiamiamo Ebrei, sono i  discendenti di Abramo attraverso Isacco e Giacobbe, e possiedono un loro  Patto unico e particolare e una missione per il mondo, come &egrave; scritto  nella Torah rivelata a Mos&egrave; sul Sinai. Israele deve essere separato  dalle &quot;<em>nazioni</em>&quot; (Numeri 23:9; Esodo 19:5-6). </p>
<p><br /><br /><strong>- Quali sono le Leggi Noachidi?</strong><br />Proibizione  dell'idolatria, della bestemmia, dell'assassinio, delle trasgressioni  sessuali, del furto e di mangiare la carne di un animale ancora in vita,  pi&ugrave; il precetto positivo di stabilire dei tribunali di giustizia.<br /><br /><br /><strong>-  Non &egrave; un p&ograve; troppo semplice? Sembrano le basi dell'etica universale. Si  pu&ograve; davvero far derivare una fede religiosa da queste leggi?</strong><br />Sono  abbastanza basilari, ma bisogna capire che le Sette Leggi rappresentano  i principi iniziali o le categorie complessive di un'intera fede e di  un modo di vivere basato sulla Torah - ma nel modo in cui essa si  applica ai Gentili. Ad esempio, la proibizione dell'idolatria dovrebbe  includere la comprensione completa del Dio di Israele, della Sua natura,  e tutto ci&ograve; che costituisce idolatria, incluse le proibizioni delle  pratiche occulte e cos&igrave; via. <br />La proibizione dell'&quot;organo di un animale vivente&quot; riguarda il principio del giusto comportamento verso gli animali. <br />La  proibizione delle trasgressioni sessuali dovrebbe includere tutta la  comprensione della sessualit&agrave; umana secondo la Torah. I Maestri del  Talmud ampliano questi precetti in vari modi. Che tu ci creda o no,  questo approccio nei confronti di Dio pu&ograve; portare una persona ad  un'intera vita di studio e di attivit&agrave;, una &quot;fede nella Torah&quot;  appropriata per i Gentili. <br />La Torah inizia con Genesi. E' una  rivelazione per l'intera umanit&agrave;, non solo per gli Ebrei. Israele ha la  funzione di popolo sacerdotale per portare la fede nella Torah a tutte  le nazioni.<br /><br /><br /><strong>- Hai detto che il Noachismo riguarda un  intero modo di vivere. Puoi spiegare meglio questo aspetto? Osservare  queste leggi, anche ampliandole come delle grandi categorie, &egrave; forse gi&agrave;  abbastanza per soddisfare i bisogni spirituali della gente? I noachidi  hanno preghiere, culti, feste, usanze e tradizioni?</strong><br />Certamente.  I noachidi sono coinvolti nella collaborazione con i principali rabbini  in Israele e negli Stati Uniti per sviluppare preghiere, cerimonie e  riti che siano appropriati ai Gentili che si sono uniti all'Unico Dio di  Israele. Non cercano di creare una nuova religione, ci&ograve; sarebbe  proibito dalla Torah, ma non intendono neanche &quot;imitare&quot; semplicemente  le pratiche ebraiche. Questo confonderebbe ulteriormente le cose. Molti  noachidi si sono allontanati da alcune delle comuni festivit&agrave;  dell'Occidente, come Natale e Pasqua, e dai relativi elementi pagani  associati. <br />Nel Calendario Religioso dell'Ebraismo c'&egrave; molto che si  pu&ograve; applicare a tutta l'umanit&agrave;. Il giorno di Sabato &egrave; menzionato per la  prima volta in Genesi 2, quando viene santificato come giorno di riposo  e di memoriale per la creazione per l'umanit&agrave;. L'osservanza ebraica del  Sabato secondo la norma successiva &egrave; un'atra questione. Yom Kippur, il  Giorno dell'Espiazione, &egrave; sicuramente un giorno in cui tutti gli esseri  umani, Ebrei o Gentili, possono riunirsi in uno spirito di pentimento e  riconciliazione. Infatti, tutte le feste di Israele possono essere  ricordate e onorate in maniera appropriata ai Gentili, ma in solidariet&agrave;  con il popolo ebraico. I noachidi, con la guida del rabbinato  ortodosso, stanno sviluppando cerimonie di matrimonio, preghiere e riti  per i giorni sacri adeguati per tutta l'umait&agrave;.<br /><br />Chiaramente, ci&ograve;  che sta accadendo nei nostri tempi &egrave; qualcosa di nuovo. Ci troviamo in  una nuova situazione, e noi speriamo, con la grazia di Hashem, che  questa ci condurr&agrave; ai tempi messianici. In altre parole, c'&egrave; attualmente  grande cooperazione in molte nazioni tra gli Ebrei studiosi della Torah  e i Noachidi. Tutto ci&ograve; &egrave; nello spirito di Isaia 2 e 11, in cui si  parla delle nazioni che vengono a Gerusalemme per imparare le &quot;Vie di  Hashem&quot;, e dunque stiamo andando verso i tempi messianici, quando tutta  la terra sar&agrave; piena della conoscenza di Hashem come le acque ricoprono  il mare (vedi Zaccaria 14:9). Ovviamente il mondo intero non deve  davvero diventare ebraico. Ma tutte le nazioni possono essere istruite  sulle Vie di Dio per questo pianeta. L'idea del Noachismo &egrave; l'inizio per  raggiungere un grande obiettivo.<br /><br /><br /><strong>- Dunque questo significa che il movimento noachide &egrave; in realt&agrave; piuttosto nuovo? Potrebbe forse essere definito una setta?</strong><br />No,  &egrave; molto antico! Dopotutto ricorda che questa &egrave; la fede di Abele, Enoch,  No&egrave;, Giobbe e anche di Abramo (prima della sua circoncisione). Non &egrave;  possibile trovare una fede religiosa su questo pianeta con radici pi&ugrave;  antiche del Noachismo! Difficilmente potresti chiamare &quot;setta&quot; la  religione di questi Patriarchi. E' il vero fondamento dei valoro etici e  morali dell'Occidente. <br /><br />Inoltre, dal punto di vista storico, i  primi membri non-ebrei del movimento sorto attorno a Ges&ugrave; il Nazareno  erano effettivamente partecipi di una certa versione del concetto del  Noachismo. In altre parole, il &quot;Cristianesimo&quot; primitivo potrebbe essere  classificato pi&ugrave; accuratamente come un movimento messianico noachide,  nonostante i successivi sviluppi eretici del Cristianesimo che resero  Ges&ugrave; una seconda divinit&agrave;. Il Noachismo, se viene compreso  correttamente, insegna ai Gentili a volgersi direttamente all'Unico Dio  come Egli si &egrave; rivelato nelle pagine delle Scritture. Questa idea si  trova nel capitolo 15 degli Atti degli apostoli e negli insegnamenti di  Paolo ai suoi convertiti Gentili nelle epistole come 1Corinzi e  1Tessalonicesi. Egli istruisce i Gentili credenti in Ges&ugrave; come Messia  riguardo le Sette Leggi Noachidi. Queste furono rese obbligatorie per i  convertiti gentili proprio da Giacomo, il fratello di Ges&ugrave; e capo della  setta dei Nazareni. Essi erano tra i &quot;timorati di Dio&quot; che frequentavano  le sinagoghe ebraiche per imparare la Torah. Nei primi cinquant'anni  non c'era nulla in questo movimento che assomigliasse a quello che oggi  chiamiamo &quot;Cristianesimo&quot; come religione ellenistica separata  dal'Ebraismo. Il movimento era fondamentalmente ebraico, ma con i  Gentili invitati a prendere parte sulla base del Noachismo, senza  convertirsi all'Ebraismo. <br /><br /><br /><strong>- Allora qual &egrave; l'atteggiamento del moderno movimento noachide nei confronti del Cristianesimo?</strong><br />Senza  dubbio il movimento noachide non &egrave; cristiano, ma &egrave; pi&ugrave; ampio di tutte  le religioni del mondo. Ricorda, si tratta della fede di tutti i &quot;figli  di Noach&quot;, cio&egrave; l'intera umanit&agrave;. Noi vorremmo che si diffondesse tra  musulmani, buddhisti, induisti e cos&igrave; via, oltre che tra i cristiani. <br />Una  richiesta fondamentale &egrave; quella di lasciar perdere gli &quot;idoli&quot;. La  maggior parte delle religioni del mondo praticano l'idolatria in varie  forme. I noachidi, alla luce della rivelazione della Torah, incoraggiano  chiunque voglia ascoltarl ad abbandonare queste pratiche. <br />Ad  esempio, nessun fedele noachide potrebbe adorare Ges&ugrave; o equipararlo ad  Hashem, l'Unico Dio di Israele; non potrebbe neppure rifiutare la Torah  come l'eterna rivelazione di Dio o disprezzare il popolo di Israele. Nel  nostro movimento abbiamo gente di diversa provenienza e con diverse  credenze. Abbiamo vari livelli, ma ci&ograve; che ci unisce &egrave; il nostro amore  per Dio, per la Torah e per Israele. Quando studiamo insieme ci rendiamo  conto che ci stiamo avvicinando ancora di pi&ugrave;. Chiunque viene accettato  alla luce del suo desiderio di imparare. La vera perfezione &egrave; aperta a  tutta l'umanit&agrave;.<br /><br /><br /><strong>- Sembra interessante, ma anche un p&ograve; misterioso. Come mai non ho mai sentito parlare del Noachismo se &egrave; cos&igrave; importente?</strong><br />Sarai  sorpreso di sapere che il 20 marzo del 1990 il presidente George Bush  firm&ograve; una storica Risoluzione congiunta di entrambe le Camere del  Congresso che riconosceva le Sette Leggi Noachidi come <em>&quot;fondamento della societ&agrave; fin dall'alba della civilizzazione&quot;</em> ed esort&ograve; il nostro Paese a<em> &quot;ricondurre il mondo ai valori etici e morali contenuti nelle Sette Leggi Noachidi&quot; </em>(H.J. Res. 104, Public Law 102-4).<br />Quindi, come vedi, tutto ci&ograve; non &egrave; stato fatto di nascosto. </p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.benenoach.info/dblog/articolo.asp?articolo=151]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.benenoach.info/dblog/articolo.asp?articolo=151</guid>
	<dc:date>2012-01-26T18:18:16+01:00</dc:date>
	<dc:creator>bet</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Tutta l'Umanità è NOACHIDE]]></title>
	<description><![CDATA[<h2><font size="2">(tratto da:http://www.l-arcadinoe.com/it/)</font></h2>
<h2>Intervista al Rabbino capo di Roma</h2>
<p><a href="http://www.l-arcadinoe.com/it/wp-content/uploads/2012/01/Riccardo_Segni_rabbino.jpg"><img align="left" width="71" height="70" src="http://www.l-arcadinoe.com/it/wp-content/uploads/2012/01/.thumbs/.Riccardo_Segni_rabbino.jpg" alt="Riccardo_Segni_rabbino.jpg" title="Riccardo_Segni_rabbino.jpg" /></a>di Cinzia Cerbino</p>
<p>Un giorno con il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, e la  comunit&agrave; ebraica per conoscere meglio altre culture saperci convivere ed  evitare episodi di intolleranza, come spiacevolmente successo in  passato.</p>
<p> </p>
<p>In una cornice suggestiva tra l'Isola tiberina ed il Campidoglio  sorge il quartiere ebraico di Roma. La storia del ghetto risale al 12  luglio 1555 quando papa Paolo IV, al secolo Giovanni Pietro Carafa, con  la bolla Cum nimis absurdum, revoc&ograve; tutti i diritti concessi agli ebrei  romani ed ordin&ograve; l&rsquo;istituzione del ghetto, chiamato &ldquo;serraglio degli  ebrei&rdquo;, facendolo sorgere nel rione Sant&rsquo;Angelo accanto al Teatro di  Marcello, in una zona malsana, soggetta a inondazioni con cancelli  chiusi alla sera e riaperti all&rsquo;alba. Fu scelta questa zona perch&eacute; la  comunit&agrave; ebraica, che nell&rsquo;antichit&agrave; classica viveva nella zona  dell&rsquo;Aventino e, soprattutto, in Trastevere, ne costituiva la  maggioranza della popolazione. Oltre all&rsquo;obbligo di risiedere  all&rsquo;interno del ghetto, gli ebrei, come prescritto dal paragrafo tre  della bolla, dovevano portare un distintivo che li rendesse sempre  riconoscibili: un berretto gli uomini, un altro segno di facile  riconoscimento le donne, entrambi di colore glauco (glauci coloris).  Nello splendido scenario della sinagoga , abbiamo incontrato il rabbino  capo di Roma Riccardo Di Segni per conoscere meglio la religione e la  cultura ebraica.&nbsp;</p>
<p><strong>Cominciamo dalle origini. Si pu&ograve; essere ebreo, nascendo da  madre ebrea o diventandoci attraverso una conversione di fronte ad un  tribunale rabbinico. Cosa significa essere ebrei?</strong></p>
<p>R. Di Segni: Ci sono tante discussioni antiche ed attuali  sull'identit&agrave; ebraica. L'ebreo ortodosso si considera appartenente ad un  sistema nel quale le regole devono essere osservate secondo i dettami  tradizionali. In realt&agrave; ogni ebreo &egrave; tenuto ad osservare le regole  secondo la tradizione, anche se non si definisce ortodosso. La  differenza tra ebreo e non ebreo invece &egrave; che la condizione ebraica si  ottiene con la nascita o attraverso una libera scelta ma quest'ultima  presuppone l'impegno all'osservanza delle regole. Non &egrave; un atto  puramente teorico. Ti devi impegnare a vivere in maniera completamente  differente. Poich&eacute; &egrave; un impegno molto gravoso, noi tradizionalmente non  andiamo in cerca delle conversioni, anzi facciamo il possibile per  scoraggiare le persone perch&eacute; non occorre essere ebreo per essere  persone oneste e degni di premi in questo e nell'altro mondo.&nbsp;</p>
<p><img align="right" width="168" height="120" src="http://www.l-arcadinoe.com/it/wp-content/uploads/2012/01/lettura_sacra_ebreo.jpg" alt="lettura_sacra_ebreo.jpg" title="lettura_sacra_ebreo.jpg" /><strong>C'&egrave; un numero a queste regole?</strong></p>
<p>Il numero delle regole tradizionali &egrave; 613 ma quelle da osservare in questo momento storico sono solo un centinaio.&nbsp;</p>
<p><strong>Molte persone si confondono quando si afferma che discendiamo tutti dagli ebrei. Ci pu&ograve; chiarire la storia com&rsquo;&egrave;?</strong></p>
<p>Ci sono due modi per intendere questa frase che francamente non ho  sentito molto spesso. Un primo modo riguarda una sorta di rapporto  religioso per cui la religione cristiana e musulmana sono profondamente  debitrici nei confronti dell'ebraismo. L'Islam non si considera  discendente dall'ebraismo perch&eacute; si concepisce come una religione  rivelata autonomamente ma &egrave; profondamente legato culturalmente ad idee  ebraiche essenziali. La religione cristiana invece nasce dall'ebraismo  quindi come tali queste religioni sono correlate all'ebraismo, in questo  senso c'&egrave; una discendenza. In un&rsquo;altra accezione invece ci potrebbe  essere anche una discendenza fisica perch&eacute; nel corso dei secoli molti  ebrei sono stati costretti o hanno scelto di abiurare l'ebraismo per cui  le generazioni si sono mescolate.&nbsp;</p>
<p><strong>Quindi non dipende dalle leggi noachidi, dal fatto che tutti siamo discendenti di No&egrave;?</strong></p>
<p>Un conto &egrave; essere discendenti di No&egrave; ed un altro essere discendenti  d'Israele che viene dopo No&egrave;. Tutta l'umanit&agrave; &egrave; noachide secondo la  Bibbia.</p>
<p><strong>Com'&egrave; organizzata una&nbsp;comunit&agrave; ebraica?&nbsp; Come vengono prese  le decisioni all&rsquo;interno della comunit&agrave;? Su quali tematiche si decide?</strong></p>
<p><img align="right" width="225" height="150" src="http://www.l-arcadinoe.com/it/wp-content/uploads/2012/01/Sinagoga_Roma.jpg" alt="Sinagoga_Roma.jpg" title="Sinagoga_Roma.jpg" />Nella  struttura organizzativa dell'ebraismo italiano, gli ebrei che vivono in  una citt&agrave; fanno capo ad un'organizzazione unica. C'&egrave; quindi ad esempio  la&nbsp;comunit&agrave; ebraica&nbsp;di Roma alla quale si scrivono volontariamente gli  ebrei residenti nella citt&agrave; o nella circoscrizione. La&nbsp;comunit&agrave;&nbsp;&egrave; un  ente morale che ha come scopo istituzionale quello della salvaguardia e  tutela dei valori religiosi della nostra tradizione e quindi si occupa  di educazione, di culto e di assistenza sociale, per citare le  principali attivit&agrave;. Gestiamo scuole, gestiamo sinagoghe, le attivit&agrave; di  culto e l'educazione formale ed informale.&nbsp;</p>
<p><strong>Vi sono&nbsp;comunit&agrave; ebraiche&nbsp;in tutto il mondo e quella di Roma &egrave;  la pi&ugrave; antica. Come comunicano tra loro? Vi sono organismi o  istituzioni sovranazionali?</strong></p>
<p>Come sono i rapporti con la Comunit&agrave; di Londra?L'organizzazione  comunitaria inglese &egrave; differente da quella italiana. L'affiliazione in  Inghilterra passa attraverso la sinagoga e non attraverso la comunit&agrave;.  Esistono in Inghilterra organizzazioni pi&ugrave; ampie che raccolgono pi&ugrave;  sinagoghe come la United Synagogue. I rapporti con loro sono mediati da  organizzazioni internazionali che possono essere di tipo laico o altro.  Ci sono organi di rappresentanza dell'ebraismo europeo cos&igrave; come ci sono  organi di rappresentanza rabbinici ai quali i nostri rabbini fanno  capo.</p>
<p><strong>Seguendo alcune regole quali ad es. il Kasher (Kosher) com&rsquo;&egrave;  possibile una convivenza nella societ&agrave; economica politica ed  amministrativa in cui si risiede?</strong></p>
<p>Un caso pratico: Secondo le regole del kasher l&rsquo;animale per essere  puro deve essere macellato con un solo taglio alla gola eseguito con un  coltello affilatissimo, in modo da provocarne l&rsquo;immediata morte e il  completo dissanguamento.</p>
<p><strong>Il parlamento olandese sta discutendo una legge per  introdurre lo stordimento dell'animale prima dell'uccisione,  provvedimento che contrasta con la conformit&agrave; del Kosher. Cosa avviene  in questi casi?</strong></p>
<p class="MsoNormal">Quando esiste il rischio che vengano fatte delle  norme limitative della libert&agrave; religiosa si cerca d'intervenire con  tutti i metodi democratici per convincere i rappresentanti del popolo  che siedono nei parlamenti o nei governi dei rischi che ci&ograve; comporta  come limitazione di libert&agrave; religiosa in modo democratico ed aperto  sperando che ci si riesca. Se non ci si riesce poi ciascuno decide come  sopravvivere in una societ&agrave; che assume nei suoi confronti degli  atteggiamenti ostili. &nbsp;&nbsp;</p>
<p><strong>A settembre si &egrave; svolto il Festival della  Letteratura&nbsp;ebraica&nbsp;a Roma. La letteratura &egrave; lo specchio di una societ&agrave;,  cammina con essa, ne esprime i suoi tempi ed i suoi valori e disvalori.  Cosa esprime a riguardo la letteratura ebraica contemporanea?</strong></p>
<p> Ci sono molti scrittori di origine&nbsp;ebraica&nbsp;alcuni dei quali portano  avanti tematiche generali ed altri esprimono sensibilit&agrave; che derivano da  esperienze ebraiche particolari. Ci sono le sensibilit&agrave; relative  all'abitare nello stato d'Israele , altre che derivano nel vivere le  grandi diaspore. Il primo nome che mi viene in mente negli Stati Uniti &egrave;  Philip Roth. Questi scrittori spesso interpretano le crisi ed i  tormenti della societ&agrave; contemporanea mettendoci dentro le sensibilit&agrave;  particolari dell'ebraismo derivanti purtroppo spesso da storie penose e  poi uno spirito critico non conformista e spesso ironico. &nbsp;&nbsp;<br /> </p>
<p class="MsoNormal"><strong>Com&rsquo;&egrave; oggi il dialogo religioso con la  Chiesa cattolica? Vi sono delle differenze tra il rapporto con Papa  Benedetto XVI e Papa Giovanni Paolo II?</strong></p>
<p> <img align="right" width="160" height="120" title="ghetto_ebraico_Roma.jpg" alt="ghetto_ebraico_Roma.jpg" src="http://www.l-arcadinoe.com/it/wp-content/uploads/2012/01/ghetto_ebraico_Roma.jpg" />La  differenza che c'&egrave; dipende dallo stile e dal carattere dei personaggi.  Giovanni Paolo II era un personaggio mediatico che si esprimeva  attraverso grandi gesti. Benedetto XVI &egrave; un papa molto pi&ugrave; intellettuale  e riflessivo che si esprime in maniera differente. Esiste un continuo  contatto ed una modalit&agrave; di collaborazione, di scambio corretto di  opinioni. </p>
<p><strong>La religione cattolica spesso deve adattarsi ai tempi  rivedendo alcuni suoi dogmi. La religione ebraica &egrave; dinamica e si sta  evolvendo verso una visione futura?</strong></p>
<p>Dipende dagli argomenti. Vi sono settori in cui si &egrave; evoluta ed altri in cui &egrave; rimasta rigida. &nbsp; <br /></p>
<p class="MsoNormal"><strong>Un esempio per tutti?</strong></p>
<p> Ad esempio nel diritto familiare un tempo c'era il ripudio e la  poligamia. Da mille anni a questa parte la separazione &egrave; consensuale e  la poligamia &egrave; proibita. &nbsp;&nbsp;<br /> </p>
<p class="MsoNormal"><img align="left" width="104" height="120" title="candelabro_ebraico.jpg" alt="candelabro_ebraico.jpg" src="http://www.l-arcadinoe.com/it/wp-content/uploads/2012/01/candelabro_ebraico.jpg" /><strong>E' ammesso il matrimonio fra non ebrei? Dato che si nasce da madre ebrea , una donna ebrea pu&ograve; sposare un non ebreo?</strong> </p>
<p> Non &egrave; lecito secondo la nostra religione perch&eacute; il rapporto fra  coniugi rientra fra le norme fondamentali della vita religiosa e quindi  si creerebbero delle situazioni conflittuali.<br /> </p>
<p class="MsoNormal"><strong>Perch&eacute; la religione ebraica ha bisogno di un territorio-Stato?</strong></p>
<p> In realt&agrave; prima della religione ebraica &egrave; il popolo che ha bisogno  di un territorio nel quale possa vivere libero ed indipendente senza  leggi limitative delle proprie espressioni culturali. La religione  ebraica ha bisogno di un territorio perch&eacute; c'&egrave; un rapporto particolare  con una terra destinata ad Abramo ed i suoi discendenti e non &egrave; un modo  completo di vivere l'esperienza religiosa quella che si fa fuori dalla  terra. In realt&agrave; siamo tutti degli esiliati. Anche Adamo &egrave; un esiliato.  Noi nella storia della dispersione della diaspora sperimentiamo  l'esilio. Ma quest'ultimo &egrave; un momento nella storia, non &egrave; la storia. &nbsp;&nbsp;<br /> </p>
<p class="MsoNormal"><strong>Com&rsquo;&egrave; possibile che in una citt&agrave; come  Londra convivono ortodossi ebrei e musulmani nella zona di Wood Green e  Golders Green pacificamente e la stessa convivenza non &egrave; possibile in  terra d&rsquo;Israele?</strong></p>
<p> Intanto spero che quello che lei dice si mantenga nel tempo.  Dall'Inghilterra io ho dei segnali molto preoccupanti. Il problema  degenera quando la politica inquina i rapporti ossia quando una persona  diversa da me per credo, mi guarda non come una persona diversa di  credo, da rispettare o non rispettare secondo il suo livello di  tolleranza, ma mi guarda come cittadino di uno stato nemico all'estero,  allora c'&egrave; l'inquinamento politico del rapporto. &nbsp;&nbsp;<br /> </p>
<p class="MsoNormal"><img align="right" width="146" height="110" title="muro_del_pianto.jpg" alt="muro_del_pianto.jpg" src="http://www.l-arcadinoe.com/it/wp-content/uploads/2012/01/muro_del_pianto.jpg" /><strong>Pensa che la convivenza pacifica avviene perch&eacute; mossi da una stessa motivazione ossia fare business in terra straniera?</strong> </p>
<p> Intanto non una terra straniera: qui noi abitiamo da 21 secoli. In  molti casi effettivamente l'equilibrio nasce da necessit&agrave; economiche,  ben vengano se portano la pace. Soltanto che in questa societ&agrave; stanno  saltando certi meccanismi, per cui siamo a rischio. &nbsp;&nbsp;<br /> </p>
<p class="MsoNormal"><strong>In un&rsquo;intervista Lei ha affermato che  in un teorico Stato d&rsquo;Israele non ci sarebbe nessun spazio per  l&rsquo;idolatria. Quindi nessun altro culto. Ma se tutti gli stati avessero  questo dogma non esisterebbe alcuna sinagoga. Che ne pensa?</strong></p>
Rimaniamo sul piano teorico.<br /><br /><strong>Sareste disposti ad accettare  l&rsquo;interculturalit&agrave; ossia il fatto che altre religioni e culture possono  arricchire il cammino? E&rsquo; possibile che persone di diversi culti non  solo convivano insieme ma compiono insieme il cammino arricchendosi  vicendevolmente della propria tradizione? Due amici, ebreo e non ebreo,  possono esserlo fino in fondo o c'&egrave; sempre qualcosa che li separa?</strong>
<p>Che vuol dire fino in fondo?<strong> </strong></p>
<p><strong>Nel senso di capire se viene prima il lato divino in una persona o il lato umano?</strong></p>
<p>Ci sono infinite variabilit&agrave; in questo discorso stiamo facendo una  teorizzazione che ci porterebbe a conseguenze assurde rispetto alla  realt&agrave;.&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal"><strong>Nel senso?</strong></p>
<p> L'amicizia si fonda su un rispetto reciproco che &egrave; anche  comprensione delle differenze. Se non c'&egrave; rispetto della diversit&agrave; e  della dignit&agrave; dell'altro non pu&ograve; esserci amicizia.<br /> </p>
<p class="MsoNormal"><strong>Lei &egrave; un medico. In relazione alla sua religione cosa ne pensa dell&rsquo;eutanasia?</strong></p>
<p> L'eutanasia attiva non &egrave; accettata nella nostra religione. &nbsp;&nbsp;<br /> </p>
<p class="MsoNormal"><strong>E dell&rsquo;aborto?</strong></p>
<p> No l'aborto &egrave; differente. Il concepito non &egrave; tutelato come la madre,  non &egrave; una vita autonoma con un diritto civile. Quindi in caso di  conflitto tra diritto materno alla vita e diritto del feto si sceglie la  madre anche se questo &egrave; un tema diverso dall'interruzione della  gravidanza in s&eacute;. &nbsp;&nbsp;<br /> </p>
<p class="MsoNormal"><strong>Italiano e romano. Se si creasse davvero lo Stato d&rsquo;Israele, cambierebbe la sua vita radicalmente andandosene dall&rsquo;Italia?</strong>&nbsp; </p>
<p> <img align="right" width="146" height="110" title="Rabbino_capo_Roma.jpg" alt="Rabbino_capo_Roma.jpg" src="http://www.l-arcadinoe.com/it/wp-content/uploads/2012/01/Rabbino_capo_Roma.jpg" />Non  si tratta di stato teorico. Esiste uno stato d'Israele adesso al quale  sono rivolti i nostri occhi. Il problema &egrave; pratico. C'&egrave; e bisogna  continuare a chiedersi per quale motivo uno si trovi qui piuttosto che  l&igrave;. &nbsp;&nbsp; </p>
<p><strong>Come reagisce la&nbsp;comunit&agrave;&nbsp;davanti ad un ebreo che decide di cambiare religione?</strong></p>
<p> In questo periodo sono abbastanza rari. E' considerata una perdita, &egrave;  considerato un atto che rappresenta il fallimento delle nostre  strutture educative. </p>
<p>(Fonte: Italo Europeo)</p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.benenoach.info/dblog/articolo.asp?articolo=150]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.benenoach.info/dblog/articolo.asp?articolo=150</guid>
	<dc:date>2012-01-26T17:56:28+01:00</dc:date>
	<dc:creator>bet</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Il popolo ebraico è fortemente plurale, ecco la sua composizione]]></title>
	<description><![CDATA[Tratto da: INFORMAZIONE CORRETTA (http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=115&amp;sez=120&amp;id=42830)<br /><br />di Ugo Volli<br /><br />Cari amici,<br /><br />avete letto tutti, immagino, delle notizie piuttosto infami sulla bambina insultata a Beit Shemesh perch&eacute; andava a scuola indossando una maglietta con le maniche corte, degli autobus separati per genere, della manifestazione di ieri a Gerusalemme in cui alcune persone sono sfilate in divisa da deportati nei Lager per protestare contro la &quot;repressione&quot; dello stato israeliano.<br /><br />Prima di commentare queste cose, bisogna dare informazioni, perch&eacute; i giornali italiani, per la solita propaganda anti-israeliana o per semplice ignoranza, deformano gravemente la realt&agrave;. Incominciamo col dire che per tradizione tribale, per un antichissimo gusto della sfida intellettuale e per effetto della diaspora il popolo ebraico &egrave; fortemente plurale. Ci sono le grandi correnti degli askenaziti (ebrei provenienti dall'Europa centro-orientale), sefarditi (provenienti dalla Spagna) e mizrahi (dai paesi islamici, spesso confusi coi precedenti), ulteriormente suddivisi per paesi (gli italiani, per esempio non appartengono a nessuno dei tre gruppi). Ci sono poi gli israeliani e gli ebrei della diaspora, di numero ormai quasi pari, con abitudini e quadri mentali molto differenziati. Ci sono i laici, poco o nulla praticanti l'ebraismo anche se ne applicano i riti alle tappe fondamentali della vita -nascita matrimonio morte - e magari ricordano le feste fondamentali, maggioranza in Israele e in Europa, e i religiosi.&nbsp; L'appartenenza religiosa di solito si riferisce a tre grandi correnti: i &quot;reform&quot;, pi&ugrave; modernisti di tutti, i &quot;conservative&quot; che costituiscono una sorta di via di mezzo, sforzandosi di conciliare le regole antiche della religione con la modernit&agrave;, e gli ortodossi, che rispettano non solo le regole bibliche e del Talmud, ma anche tutte le decisioni e i costumi che si sono affermati nel corso dei secoli e sono riassunte in codici di comportamento religioso come lo &quot;Shulkan arukh&quot;. <br /><br />Tutti e tre i filoni sono molto suddivisi, ma vale la pena di approfondire le differenze nel mondo ortodosso. La corrente pi&ugrave; diffusa in Europa e anche in Israele &egrave; quella dei Moderrn Ortodox, fondata in Germania nella prima met&agrave; dell'Ottocento, come reazione all'affermazione del movimento reform. Sono persone che mantengono le regole alimentari, liturgiche, familiari ecc. ma non le considerano incompatibili col mondo moderno. Il loro abbigliamento, il loro lavoro, la loro vita sociale e politica &egrave; compatibile con la societ&agrave; contemporanea. In Israele soprattutto vi sono due altri gruppi, i &quot;sionisti religiosi&quot; (dat&igrave; leum&igrave;) che comprendono il grosso dei &quot;coloni&quot;, cio&egrave; degli abitanti dei villaggi e delle citt&agrave; oltre la linea verde, e gli &quot;haredim&quot; (i timorati). I primi, animati da profondo spirito religioso, difendono soprattutto il carattere ebraico della Terra di Israele e dei luoghi della sua formazione che oggi sono otre la linea verde, aspirano a una vita semplice e di campagna, sono spesso vestiti di conseguenza in maniera semplice e pratica, con kippot (&quot;papaline&quot;) colorate realizzate all'uncinetto, si arruolano in massa nelle unit&agrave; d'&eacute;lite dell'esercito, sono regolati da istituzioni politiche democratiche. <br /><br />I secondi, gli &quot;haredim&quot; o &quot;timorati&quot;, sono i &quot;neri&quot;, vestiti secondo il costume est-europeo dell'Ottocento con&nbsp; palandrane e cappelli di pelliccia. Buona parte non lavora e non fa il servizio militare ma studia la tradizione ebraica, vive di sussidi di disoccupazione. Sono divisi in moltissimi gruppetti, a seconda della localit&agrave; di provenienza, spesso in accanita polemica religiosa fra loro (i &quot;lituani&quot; contro i &quot;chassidim&quot; ecc.), ma uniti a Gerusalemme da un'organizzazione rappresentativa (Eda Haredit) decisamente antagonistica rispetto al'organizzazione dello Stato. <br /><br />Buona parte di questi gruppi non riconosce infatti la legittimit&agrave; religiosa dello Stato ebraico e alcuni lo aborrono e lo vorrebbero vedere distrutto; in particolare i chassidim di Satmar, che sono abbastanza numerosi (qualche decina di migliaia) e i pochissimi ma rumorosissimi &quot;Naturei Karta&quot; (guardiani della citt&agrave;), specializzati in provocazioni antisraeliane: in Internet gira un filmato di un caloroso incontro dei loro leader con Ahmadinejad, ma si sono schierati con Hamas, hanno fatto i ministri per gli affari ebraici di Arafat, sono lodati da siti antisemiti in mezzo mondo.<br /><br />La maggior parte di loro &egrave; schierata sul punto fondamentale della legittimit&agrave; dello stato di Israele su posizioni analoghe a quelle della sinistra pi&ugrave; intransigente e super-laica: paradossi della politica. In generale sono affetti da un'interpretazione molto letterale delle loro tradizioni e da una sessuofobia particolarmente intollerante. Sono loro gli autori degli ultimi incidenti e anche degli scontri violenti che negli ultimi anni hanno pi&ugrave; volte devastato quartieri di Gerusalemme contro l'apertura di un parcheggio funzionante anche di sabato.<br /><br />I rapporti fra Stato di Israele e religiosi sono spesso descritti dai giornali alternativamente come ideologici (il governo della destra fanatica) o come di interesse (la destra che &quot;comprerebbe&quot; i voti dei religiosi). In realt&agrave; il &quot;compromesso storico&quot; fra il sionismo che nacque e resta laico (sia nella variante laburista che in quella &quot;revisionista&quot; cio&egrave; nazionalista) e il mondo religioso, risale alla fondazione del movimento, &egrave; stato perseguito gi&agrave; da Theodor Herzl e messo in pratica da Ben Gurion e ha profonde ragioni ideali. L'ebraismo si &egrave; perpetuato soprattutto come religione e non pu&ograve; certo mettersi a escludere o peggio a perseguitare le sue correnti pi&ugrave; attaccate alla tradizione. Agli haredim &egrave; stato dunque concesso un regime di esenzione dal servizio militare e di finanziamento sociale, che per lo pi&ugrave; non &egrave; stato purtroppo ricambiato dalla lealt&agrave;. Ma si tratta di una corrente in crescita (come &egrave; in crescita il sionismo religioso), che avrebbe certamente diritto al rispetto di tutti. Questo rispetto &egrave; per&ograve; reso impossibile dall'intolleranza e dalla violenza di certe manifestazioni, dal rifiuto di accettare la legittimit&agrave; di chiunque altro, in casi estremi dalla volont&agrave; consapevole di ferire la maggioranza e di violare i diritti altrui.&nbsp; <br /><br />La questione femminile in questo senso &egrave; esemplare: nessuno vuole imporre agli haredim delle forme di socializzazione che essi disapprovano, per esempio la mescolanza dei generi durante la preghiera (che tutti gli ortodossi rifiutano e invece reform e conservative approvano). O nessuno vuole impedir loro di vestirsi con &quot;modestia&quot;, anche se i suoi modelli vestimentari sono un esempio classico di assimilazione, ripresi come sono dai costumi ottocenteschi di Polonia e Ucraina. Ma lo spazio pubblico (le strade, gli autobus finanziati dallo stato ecc .) non appartiene loro e per fortuna la libert&agrave; di tutti vi &egrave; difesa dalle istituzioni dello stato democratico e dalla mobilitazione pubblica. Vale la pena di notare che vi &egrave; un forte conflitto tendenziale fra haredim e tutti gli altri gruppi, inclusi i modern orthodox e i sinisti religiosi e per certi versi anche i sefarditi ortodossi, che sono organizzati a parte. La bambina importunata a Beit Shemesh per la sua maglietta a maniche corte non era &quot;laica&quot;, ma apparteneva a una comunit&agrave; sionista religiosa, quelli che normalmente i giornali europei, e anche la stampa di sinistra israeliana, insultano con l'etichetta di coloni.<br /><br />Per finire: questa situazione di subbuglio, divisione, dibattito acuto fa parte della fisiologia del mondo ebraico e in particolare di quello israeliano da sempre. Israele ha certamente gli anticorpi per contenere le frange illiberali senza reprimere lo spirito religioso e sa farlo pacificamente. Quelli che si stracciano le vesti per la democrazia israeliana e invocano inesistenti &quot;maggioranze silenziose&quot; contro &quot;l'alleanza della destra e degli ultraortodossi&quot; farebbero bene a spostare lo sguardo subito oltre i confini di Israele e a guardare il sangue sparso in Siria o in Egitto, dove i rapporti fra religione e politica e le dittature al potere sono davvero violente e intolleranti.]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.benenoach.info/dblog/articolo.asp?articolo=149]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.benenoach.info/dblog/articolo.asp?articolo=149</guid>
	<dc:date>2012-01-06T15:46:19+01:00</dc:date>
	<dc:creator>bet</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Lettera per un amico cristiano]]></title>
	<description><![CDATA[da: http://www.informazionecorretta.it/main.php?mediaId=&amp;sez=80&amp;id=42843<br /><br /><font size="4" style="font-weight: bold;">Lettera per un amico cristiano&nbsp;&nbsp;</font>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br /><font size="3">Fulvio Giannetti</font><br /><br />Sovera edizioni&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br />Euro 7,50<br /><br /><img width="95" vspace="5" hspace="5" height="150" align="left" src="/public/17376120_fulvio-giannetti-lettera-per-un-amico-cristiano-sovera-edizioni-roma-2011-0.jpg" alt="" />Una fotografia del campo di concentramento nazista di Terezin nei pressi di Praga accoglie il lettore del breve ma intenso saggio di Fulvio Giannetti; medico chirurgo proveniente da una famiglia di origini spagnole &egrave; autore di testi sull&rsquo;occupazione nazista in Italia e attualmente vive a Gerusalemme.<br />Un&rsquo;immagine quella di copertina che richiama subito l&rsquo;attenzione del lettore sul concetto di martirio di cui gli ebrei sono stati vittima nel corso dei secoli: un popolo che, a differenza di altri, ancora oggi nel proprio Stato democraticamente costituito deve affrontare pregiudizi e difendersi da coloro che spargendo odio ne vorrebbero la cancellazione.<br />&ldquo;L&rsquo;odio antisemita che ha invaso tutta l&rsquo;Europa dall&rsquo;800 in poi, non avrebbe avuto terreno tanto fertile senza l&rsquo;antigiudaismo che fu propedeutico e trasform&ograve; l&rsquo;odio contro gli ebrei, intesi come praticanti una religione demoniaca, in odio contro gli ebrei intesi come popolo&hellip;&rdquo; cos&igrave; scrive la corrispondente da Israele di Informazione corretta, Debora Fait, nell&rsquo;accurata prefazione al saggio di Giannetti.<br />Nemmeno la Shoah con il suo carico di sei milioni di innocenti sterminati ha fatto cessare questa distorsione morale, un odio camuffato da antisionismo radicale che ora &egrave; rivolto allo Stato degli ebrei, demonizzato e a rischio di sopravvivenza ogni giorno.<br />L&rsquo;autore nella sua &ldquo;lettera&rdquo; a un amico cristiano analizza con rigore storico avvalendosi di dati documentali puntuali la versione riportata nei Vangeli per quanto attiene al ruolo di Ponzio Pilato. Se la narrazione dei Vangeli descrive la figura di Pilato come un uomo esitante e debole, opportunista sotto il profilo politico, Giannetti riporta invece l&rsquo;immagine di un uomo spietato, responsabile della morte del fratellastro, e di numerosi crimini compiuti come governatore della Giudea.<br />Lo scrittore si sofferma in particolar modo sul processo subito da Ges&ugrave; a Gerusalemme nel Praetorium romano, dinanzi a Pilato. Argomentando sulla base di fonti storiche accurate Giannetti invita a prendere con cautela le narrazioni evangeliche che indicano negli ebrei i principali responsabili della passione di Cristo, scagionando il governatore da qualsivoglia responsabilit&agrave;: quanto sopra in virt&ugrave; del fatto che non si possiede una testimonianza diretta del processo essendosi svolto a porte chiuse.<br />Le affermazioni poco veritiere degli evangelisti sarebbero dunque da ascriversi al timore che la loro fede venisse annientata dalla repressione del potere romano e dunque al tentativo di ingraziarsi Roma.<br />Nel breve saggio Giannetti affronta con accuratezza storica anche l&rsquo;argomento dell&rsquo;arresto di Ges&ugrave; (evidenziando le contraddizioni presenti nella narrazione evangelica), della situazione socio-politica nella quale il Cristo ha vissuto e dell&rsquo;influenza che gli ambienti farisaici vicini agli zelati ebbero nella sua formazione spirituale.<br />La lettura di questo libro offre in poche pagine un&rsquo;occasione imperdibile per i cristiani di riflettere sui fatti storici narrati dagli evangelisti in modo non sempre corretto e le cui conseguenze si sono riverberate per secoli sul popolo ebraico, generando quel tessuto nel quale si &egrave; innestato un radicato antigiudaismo che &egrave; arrivato fino ai giorni nostri.<br />Da questa &ldquo;Lettera&rdquo; si pu&ograve; imparare molto e l&rsquo;auspicio di chi scrive &egrave; che rimanga nel cuore del lettore per aiutarlo a mutare atteggiamento verso il popolo ebraico sgombrandogli la mente dai pregiudizi, dall&rsquo;odio e dall&rsquo;intolleranza che impediscono di guardare allo Stato di Israele con il rispetto e la considerazione dovuti a qualsiasi nazione legittimamente e democraticamente costituita.<br /><br />Giorgia Greco]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.benenoach.info/dblog/articolo.asp?articolo=148]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.benenoach.info/dblog/articolo.asp?articolo=148</guid>
	<dc:date>2012-01-06T15:30:43+01:00</dc:date>
	<dc:creator>bet</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[LETTERA DI GIACOMO alle Dodici Tribù nella Diaspora: un testo sapienziale da scoprire o riscoprire]]></title>
	<description><![CDATA[Scritto da  Roberto Fantini <br />tratto da: http://www.flipnews.org/flipnews/<br /><br /><img width="NaN" height="200" align="left" src="/public/_S.jpg" alt="" />Nei confronti della Lettera di Giacomo, da frequentatore curioso delle Scritture, ho sempre avvertito una particolare attrazione, per via delle sue parole che sanno di freschezza interiore e di autenticit&agrave; nel sentire, come per via della sua straordinaria capacit&agrave; di dire cose essenziali, di grande concretezza e di grande pregnanza etica. Nelle sue parole, infatti, si percepisce l&rsquo;atteggiamento sobrio e austero del vero pastore di anime che si preoccupa di orientare e correggere, di istruire e guidare con dolce fermezza e con limpidit&agrave; di mente e di cuore. Credo che, se si volesse raccogliere in un&rsquo;antologia letteraria le gemme migliori delle principali esperienze religiose di tutti i tempi, non sarebbe possibile non destinare alla Lettera di Giacomo un posto di tutto rispetto. Questo perch&eacute; la semplicit&agrave; del linguaggio si accompagna ad una  penetrante capacit&agrave; di analisi psicologica, ad un corposo spessore morale, ad una solida autorevolezza.  E sempre mi sono chiesto come mai un simile gioiello sapienziale abbia ricevuto scarsa attenzione all&rsquo;interno del mondo cristiano (cattolico e non).  Cosa pu&ograve; aver disturbato le varie chiese? L&rsquo;insistenza di Giacomo sulla centralit&agrave; delle opere (con relativa condanna di ogni astratto fideismo e di ogni comportamento ipocrita ed incoerente)? L&rsquo; ingombrante identit&agrave; dell&rsquo;autore, fratello di Ges&ugrave;, il Messia? Il suo ruolo di indiscusso primato nell&rsquo;ambito del cristianesimo delle origini, in quanto vescovo di Gerusalemme? Gli elementi polemici nei confronti di Paolo di Tarso? I legami (fortissimi quanto ignorati/dimenticati) con la tradizione giudaica cos&igrave; presenti nella persona e nell&rsquo;insegnamento di Giacomo e nell&rsquo;identit&agrave; culturale tutta della Chiesa di Gerusalemme (e, quindi, del primo cristianesimo)?  Probabilmente, un po&rsquo; tutti questi fattori strettamente combinati insieme &hellip; Ma, comunque siano andate le cose, scoprire o riscoprire questo testo denso di saggezza non pu&ograve; che rappresentare una grande opportunit&agrave;. E benissimo hanno fatto Marco Cassuto Morselli e Gabriella Maestri (dando prova di competenze di raro livello) a regalarcene una nuova accurata e originale traduzione, uscita in ottobre nella collana de I Rombi, della casa editrice Marietti.  Dicono i due ricercatori, concludendo la robustissima introduzione, che  &ldquo;Leggere la Lettera che dal trono di Yerushalayim Yaaqov il fratello dell&rsquo;Adon invia alle Dodici Shevat&igrave;m, Trib&ugrave;, che si trovano nella Gal&ugrave;t, nella Diaspora, quasi duemila anni dopo la sua scrittura, significa ascoltare la voce originaria dell&rsquo;ebraismo messianico del I secolo. Per coloro che sono alla ricerca di un ebraismo che dopo il lungo esilio di Roma sappia ritrovare il suo posto al cuore della Redenzione universale e per coloro che sono alla ricerca di un cristianesimo liberato dalla teologia della sostituzione e dall&rsquo;insegnamento del disprezzo &egrave; una lettura salutare, per non dire salvifica.&rdquo; (p.73-4)  Che la lettura di questo testo possa esercitare influssi &ldquo;salvifici&rdquo; non sono certo in grado di poterlo prevedere. Sicuramente, per&ograve;, credo che sapr&agrave; esercitare un effetto &ldquo;salutare&rdquo; sui credenti (di ogni fede) e sui non-credenti che siano animati e sostenuti da sincera volont&agrave; di indagine spirituale e di esplorazione dell&rsquo;anima.  Ci potr&agrave;, fra le tante cose, infatti, ricordare che &ldquo;siamo vapore che per poco tempo appare e subito dopo si dissolve&rdquo; (4.14), e che la sapienza &ldquo;che proviene dall&rsquo;alto&rdquo; &egrave; &ldquo;pura, poi pacifica, benevola, capace di persuadere, piena di misericordia e di buoni frutti, senza doppiezza, senza ipocrisia&rdquo;. Assicurandoci, pertanto, che &ldquo;Un frutto di giustizia &egrave; seminato nella pace per coloro che operano la pace&rdquo; (3.17-18).  <br /><br />Marco Cassuto Morselli  <br />Gabriella Maestri  <br />LETTERA DI YAAQOV/GIACOMO alle Dodici Trib&ugrave; nella Diaspora  <br />MARIETTI, 2011]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.benenoach.info/dblog/articolo.asp?articolo=146]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.benenoach.info/dblog/articolo.asp?articolo=146</guid>
	<dc:date>2011-12-16T15:21:26+01:00</dc:date>
	<dc:creator>bet</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Un libro: una provocazione o un lampo sulla verita?]]></title>
	<description><![CDATA[<font size="3"><span style="font-weight: bold;">Paolo Flores d'Arcais - Ges&ugrave;. L'invenzione del Dio cristiano Ges&ugrave;. </span></font><br /><a href="http://www.uaar.it/ateismo/opere/paolo-flores-darcais-gesu "><span style="color: rgb(153, 153, 153);">(tratto da: http://www.uaar.it/ateismo/opere/paolo-flores-darcais-gesu)</span></a><br /><br />L'invenzione del Dio cristiano <br />Paolo Flores d'Arcais <br />Add Editore 2011, <br />128 pp., 5,00 euro <br /><br />Il fermento del variegato mondo miscredente e anticlericale nostrano, rilanciato soprattutto grazie ad internet, ha tra i suoi terreni di allenamento preferiti la critica testuale ai Vangeli e lo studio della figura di Ges&ugrave;. Si nota cos&igrave; un fiorire di pubblicazioni e siti ‘artigianali’ che sviscerano i racconti evangelici. D’altronde, ora che possedere e leggere certi testi non &egrave; pi&ugrave; reato o appannaggio della casta clericale, qualunque scettico pu&ograve; prendere in mano una copia del Nuovo Testamento e mettere nero su bianco tutte le evidenti contraddizioni che trova. Senza sapere magari che la critica di stampo illuministico e razionalista ha fatto lo stesso, gi&agrave; da qualche secolo. E che anzi il filone storico-critico &egrave; vivo anche nei giorni nostri e di alto livello, nonostante rimanga nella nicchia delle accademie e poco diffuso nel nostro Paese. Il risultato &egrave; che non di rado toni polemici e pirotecnici e tesi discutibili sopravanzano la qualit&agrave; delle argomentazioni. Quello che manca &egrave; infatti un retroterra culturale adeguatamente metabolizzato e approfondito, che ignora una schiera di studiosi di riferimento la cui produzione &egrave; soprattutto in inglese e tedesco. E’ anche vero che per tanti dubbiosi la produzione pi&ugrave; schiettamente polemica &egrave; quella pi&ugrave; abbordabile e facilmente reperibile. Soprattutto per quelli alle prime armi, desiderosi di risposte e conferme per consolidare la propria scelta esistenziale di non credenza. Ma sarebbe auspicabile traghettare i curiosi e gli appassionati verso opere pi&ugrave; sostanziose. E’ per questo che risulta particolarmente utile il recente libricino di Paolo Flores d’Arcais su Ges&ugrave;. L’autore infatti presenta le tesi di esperti del calibro di Bart Ehrman e Geza Vermes (solo per citare un paio di pesi massimi), in maniera chiara e sintetica. Meglio ancora, lo fa con un’opera concepita per essere divulgativa e dal costo veramente abbordabile. Chiaramente, non pu&ograve; essere esaustiva di tutto il dibattito accademico sui resoconti evangelici e sulla vita di Ges&ugrave;. Ma pu&ograve; essere una bussola per chi volesse avventurarsi in quel mondo, indirizzandosi verso opere pi&ugrave; serie e stimolanti. Cos&igrave;, d’Arcais punta a fornire un’agile guida per smantellare una per una le «bugie» di Benedetto XVI, col quale gi&agrave; aveva duellato a colpi di fioretto quando ancora questi vestiva la porpora cardinalizia. Diventato papa, Raztinger ha avviato a tambur battente e con grancassa mediatica e culturale al seguito la sua opera di revisionismo storico e filosofico integrale (o integralista, a seconda dei palati), con i suoi tomi sulla figura di Ges&ugrave;. D’altronde, il disegno &egrave; facilitato anche dalla generalizzata ignoranza su ci&ograve; che i testi effettivamente dicono e sulla loro evoluzione nei primissimi secoli di storia cristiana. E per contrastare ci&ograve;, ecco che Flores d’Arcais pensa ad un libro che invece &egrave; piccolo e snello. Si direbbe, in un patetico impeto di lirismo, come un seme che pu&ograve; germogliare negli spiriti pi&ugrave; recettivi. O versatile ed essenziale una frombola, se volessimo proprio scomodare lo scontro biblico tra un Golia ‘raztingeriano’ e un Davide ‘razionalista’. Cos&igrave; scopriamo (si fa per dire) che tanti di quei dogmi veicolati dal cattolicesimo non reggono al confronto della pi&ugrave; navigata e attendibile ricerca storica. Gi&agrave; gli stessi seguaci del proclamato ‘messia’ erano ebrei osservanti. Un’altra «bugia» &egrave; che la parusia sia stata annunciata come lontana, quando invece lo stesso Ges&ugrave; in maniera inequivocabile l’ha proclamata imminente. E cos&igrave; aveva fatto Paolo, con successivo slittamento dei tempi nelle lettere successive, fatte passare come opere degli apostoli per giustificare il cambiamento di rotta. Si capisce infatti che prorogare ad libitum la parusia diventa un’assicurazione per la Chiesa, che pu&ograve; quindi auto legittimare la sua esistenza virtualmente all’infinito. Negli stessi testi del Nuovo Testamento si trovano gli indizi di una modifica della dogmatica cristiana, che ad una analisi pi&ugrave; attenta si mostra molto relativa (o relativista). D’Arcais parla in certi casi di «criterio di imbarazzo»: se i detti attribuiti a Ges&ugrave; entrano in contrasto con la teologia successiva allora dovevano essere stati ritenuti originali e per questo non espunti dai testi. Altro dogma di cui vengono mostrati gli ingranaggi difettosi &egrave; quello della resurrezione. Paolo ne ha una concezione prettamente mistica, mentre i Vangeli mostrano ricostruzioni discordanti e aggiunte molto tarde. Andando a sezionare le varie versioni dei Vangeli, la critica – pur con conclusioni e approcci differenti, come correttamente rilevato da Flores d’Arcais – le considera come espressione della «concorrenza» tra le varie correnti cristiane, su punti fondamentali quali il primato di Pietro rispetto a Giacomo, fratello di Ges&ugrave;. Infatti proprio il Nuovo Testamento, grattando la patina dell’ortodossia, mette in luce le aspre diatribe tra le varie comunit&agrave;. Prima di tutto, tra quella di Gerusalemme legata alla tradizione israelitica, di cui &egrave; rappresentante Giacomo, e le correnti ellenistiche, che ammettono i gentili e sorvolano sull’osservanza delle pratiche ebraiche. Lo stesso Paolo si scaglier&agrave; contro Pietro e la comunit&agrave; originaria, bollandoli come ‘falsi apostoli’. Contrapposizioni che nella rielaborazione dell’ortodossia saranno appianate da una «ricostruzione posteriore». Tanto che Pietro e Paolo ora formano per la dottrina cattolica un’accoppiata inscindibile. Anche il canone evangelico si forma molto pi&ugrave; tardi rispetto ai fatti che suppone di narrare e in maniera tutt’altro che lineare. Considerato prima di tutto che Ges&ugrave; doveva predicare in aramaico e solo agli ebrei, mentre i Vangeli sono in greco e diffusi tra ellenisti e non circoncisi. Si ritiene che il nucleo di partenza siano stati gli oscuri logia (i detti attribuiti a Ges&ugrave;), diffusi oralmente e fusi – l’autore sostiene in buona fede – con i «carismi» profetici delle comunit&agrave;, con corollario di glossolalia, estasi mistiche et similia. Dato il metodo di ricostruzione non propriamente attendibile, non &egrave; strano che si siano diffusi «misunderstanding» anche clamorosi. Come gli errori di traduzione e ortografia pi&ugrave; o meno involontari (si vedano i casi arcinoti della ‘vergine’ o del ‘cammello’) nel corso della «diffusione/evoluzione» delle storie su Ges&ugrave;. Tutto questo processo fa dire a d’Arcais: «pensare ai canonici e agli apocrifi in termini di autenticit&agrave; o falsit&agrave;» dal punto di vista dell’analisi storica «sarebbe semplicemente demenziale». Fino al IV secolo infatti c’&egrave; un «caleidoscopio» di «cristianesimi» con «teologie inconciliabili» e non eresie staccatesi dal tronco di una  ortodossia gi&agrave; definita. Di fatto, &egrave; solo con l’imposizione del cristianesimo come unica religione di stato nell’impero romano che prevarranno una ortodossia e una Chiesa. Opera fondamentale per capire questo revisionismo teologico &egrave; Contro le eresie di Ireneo, dove il padre della Chiesa cataloga le sette cristiane considerate eretiche e in particolare si scaglia contro Marcione. Il noto ‘eretico’ della fine del II secolo, paradossalmente, sar&agrave; il primo ad organizzare su larga scala una Chiesa e ad elaborare un canone. Lo far&agrave; espungendo dai testi alcune lettere false di Paolo «con perizia filologica straordinaria per quei tempi» e accettando il Vangelo di Luca senza la nativit&agrave; e senza nemmeno prendere in considerazione gli altri tre canonici. D’altra parte, saranno proprio gli “eretici” ad accusare gli “ortodossi” di falsificare le scritture a proprio piacimento, per controbattere alle obiezioni. Punto forse deludente per alcuni &egrave; che D’Arcais non mette in dubbio la storicit&agrave; di Ges&ugrave;, interessato com’&egrave; a seguire la traccia dei testi rimasti e a rendere conto dei risultati della ricerca pi&ugrave; seriosa. Proprio sulla base degli scritti per&ograve; contesta l’idea che egli si sia proclamato “messia” o tantomeno Dio. La divinizzazione di Ges&ugrave; e la sua trasformazione in Cristo sono «astrazioni successive» e riflettono piuttosto le diatribe successive tra rabbini e cristiani. Sulla scorta soprattutto di Ehrman, l’autore sostiene che saranno poi i cristiani ad alterare i testi per introdurre elementi tesi a legittimare la credenza in un Ges&ugrave; divino. Come le storie «posticce» sulla nascita da una vergine. Racconti tesi piuttosto a rispondere alle eresie adozionistiche, secondo cui Ges&ugrave; non &egrave; nato ‘divino’ ma al limite &egrave; stato ‘adottato’ da Dio dopo la nascita. Capitolo interessante &egrave; quello dedicato a Ges&ugrave; secondo l’ottica islamica. Un filo rosso legherebbe il cristianesimo ‘originario’ di Gerusalemme (quello ebionita) a Maometto. D’Arcais riporta che il profeta arabo si &egrave; probabilmente ispirato ai discendenti di gruppi di ebioniti diffusi in Arabia. Tanto che secondo alcuni testi islamici sarebbero stati proprio i cristiani ad abbandonare la religione di Ges&ugrave; istigati da Paolo, per adattarsi ai costumi romani. La tradizione giudeo-cristiana, ritenuta eretica perch&eacute; considerava Ges&ugrave; semplice profeta ed era anti-trinitaria, sarebbe poi confluita nell’islam. E quindi il Ges&ugrave; pi&ugrave; ‘genuino’ sarebbe quello che emerge dai testi islamici, non quello della Chiesa. La conclusione dell’autore &egrave; secca: Ges&ugrave; non era un messia (o il Messia), ma un profeta apocalittico errante nonch&eacute; ebreo osservante. In sostanza Ges&ugrave; non &egrave;  mai stato “cristiano”, ma lo diventer&agrave; nel pio sforzo fideistico dei suoi seguaci e dopo un percorso ideologico-teologico lungo e contraddittorio.   <br /><br />Valentino Salvatore<br /> Agosto 2011]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.benenoach.info/dblog/articolo.asp?articolo=144]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.benenoach.info/dblog/articolo.asp?articolo=144</guid>
	<dc:date>2011-08-27T11:51:05+01:00</dc:date>
	<dc:creator>bet</dc:creator>
</item>
	</channel></rss>
