|
|
|
|
|
EBRAISMO:
NOACHISMO:
Wikipedia:
SITI NOACHIDI:
DIALOGO:
Yahoo Groups:
ANTISEMITISMO:
MEDIO ORIENTE:
DIRITTI UMANI:
--------------------- dBlog.it Open Source
|
|
\\ PRIMA PAGINA
Benvenuto! SHALOM ! Questo sito è stato creato per far conoscere il NOACHISMO, (sistema morale nella Tradizione ebraica) per creare unità e fratellanza universale che mette sullo stesso piano tutta l'Umanità, senza discriminazioni.
- Il sito vuole essere anche uno strumento per il dialogo tra noachidi italiani. - Si vorrebbe promuovere inoltre la creazione in Italia di un Bet Din (un tribunale formato da tre Rabbini o da tre Ebrei osservanti) che possa accogliere le eventuali dichiarazioni per "ufficializzare" alle comunità ebraiche e al mondo il proprio status di noachide a chi lo richiede.
Il SITO NOACHIDE non è un sito web a scopo di lucro. Si precisa che nessuno è autorizzato a chiedere soldi per conto di questo sito o suoi rappresentanti.
 Sono attivi i seguenti strumenti per dialogare: - Gruppo FACEBOOK: SITO NOACHIDE - Gruppo Yahoo e mailing list: SITONOACHIDE
- Potete mandare una e-mail a:info@benenoach.info
- Potete scrivere i vostri commenti su ogni articolo del sito!
ARTICOLI
Di bet (del 27/01/2012 @ 19:48:14, in Shoah, è stato letto 15 volte)
Di bet (del 26/01/2012 @ 18:18:16, in Noachismo, è stato letto 9 volte)
Si riporta la traduzione in italiano di uno scritto del Dr. James D. Tabor tratto dal sito: www.noahidenations.com/noahide-education/articles/about-the-noahides/30-noahide-what-is-bnai-noah.
(traduzione su: http://www.ritornoallatorah.it)
- In breve, cosa significa "B'nai Noach"? Detto in maniera semplice, "B'nai Noach", o "figli di Noè", è il modo in cui il Talmud si riferisce a tutto il genere umano. Secondo la Bibbia siamo tutti discendenti di un solo uomo, chiamato Noè, dopo il Diluvio, e siamo perciò "figli di Noè" (Genesi 10).
- Hai detto che questo concetto si trova nel Talmud. E' anche nella Bibbia? Sì, ma non con questo nome. Prova a chiederti quale fosse la fede di Enoch, Noè, Shem, Giobbe, Ietro e di tutti coloro che vissero migliaia di anni prima del Sinai. Ricorda che a quel tempo non c'erano Ebrei e non esisteva alcun popolo di Israele. E' ovvio che queste persone dovevano avere delle credenze, delle norme e dei comandamenti da seguire. Essi godettero di un rapporto pieno ed intenso con l'Unico Dio Creatore. Il Talmud discute sui dettagli di questa fede, che si trovano in varie occasioni nel libro di Genesi.
- Bene, siamo tutti "figli di Noach", ma qual è il senso di questa descrizione? Esiste una fede religiosa che è possibile accettare e seguire? Non è solo questo, c'è di più. Accanto all'idea di essere un discendente di Noach ci sono le Leggi Noachidi che esprimono i parametri basilari di una relazione con Dio che sia completa e dinamica.
Una delle descrizioni più accurate è quella dell'Enciclopedia Britannica alla voce "Leggi Noachidi": "...una denominazione ebraica talmudica riferita a sette leggi bibliche impartite ad Adamo e a Noè prima della rivelazione a Mosè sul Monte Sinai, e quindi valide per tutta l'umanità" (The New Encyclopedia Britannica, quindicesima edizione, vol.8, p. 737). Da questa definizione si può comprendere che un "figlio di Noach" fedele, o "noachide", è una persona che accetta e segue la Via rappresentata dalle Sette Leggi Noachidi, che sono la base del Patto Noachide che Dio ha stabilito con tutto il genere umano.
- Quindi anche gli Ebrei sono considerati noachidi? Dopotutto sono anch'essi discendenti di Noach. No, si tratta di una categoria specifica per i Gentili [popoli non-Ebrei, n.d.t.]. Le Leggi Noachidi furono rivelate molto prima di Abramo. Il popolo di Israele, cioè quelli che noi oggi chiamiamo Ebrei, sono i discendenti di Abramo attraverso Isacco e Giacobbe, e possiedono un loro Patto unico e particolare e una missione per il mondo, come è scritto nella Torah rivelata a Mosè sul Sinai. Israele deve essere separato dalle "nazioni" (Numeri 23:9; Esodo 19:5-6).
- Quali sono le Leggi Noachidi? Proibizione dell'idolatria, della bestemmia, dell'assassinio, delle trasgressioni sessuali, del furto e di mangiare la carne di un animale ancora in vita, più il precetto positivo di stabilire dei tribunali di giustizia.
- Non è un pò troppo semplice? Sembrano le basi dell'etica universale. Si può davvero far derivare una fede religiosa da queste leggi? Sono abbastanza basilari, ma bisogna capire che le Sette Leggi rappresentano i principi iniziali o le categorie complessive di un'intera fede e di un modo di vivere basato sulla Torah - ma nel modo in cui essa si applica ai Gentili. Ad esempio, la proibizione dell'idolatria dovrebbe includere la comprensione completa del Dio di Israele, della Sua natura, e tutto ciò che costituisce idolatria, incluse le proibizioni delle pratiche occulte e così via. La proibizione dell'"organo di un animale vivente" riguarda il principio del giusto comportamento verso gli animali. La proibizione delle trasgressioni sessuali dovrebbe includere tutta la comprensione della sessualità umana secondo la Torah. I Maestri del Talmud ampliano questi precetti in vari modi. Che tu ci creda o no, questo approccio nei confronti di Dio può portare una persona ad un'intera vita di studio e di attività, una "fede nella Torah" appropriata per i Gentili. La Torah inizia con Genesi. E' una rivelazione per l'intera umanità, non solo per gli Ebrei. Israele ha la funzione di popolo sacerdotale per portare la fede nella Torah a tutte le nazioni.
- Hai detto che il Noachismo riguarda un intero modo di vivere. Puoi spiegare meglio questo aspetto? Osservare queste leggi, anche ampliandole come delle grandi categorie, è forse già abbastanza per soddisfare i bisogni spirituali della gente? I noachidi hanno preghiere, culti, feste, usanze e tradizioni? Certamente. I noachidi sono coinvolti nella collaborazione con i principali rabbini in Israele e negli Stati Uniti per sviluppare preghiere, cerimonie e riti che siano appropriati ai Gentili che si sono uniti all'Unico Dio di Israele. Non cercano di creare una nuova religione, ciò sarebbe proibito dalla Torah, ma non intendono neanche "imitare" semplicemente le pratiche ebraiche. Questo confonderebbe ulteriormente le cose. Molti noachidi si sono allontanati da alcune delle comuni festività dell'Occidente, come Natale e Pasqua, e dai relativi elementi pagani associati. Nel Calendario Religioso dell'Ebraismo c'è molto che si può applicare a tutta l'umanità. Il giorno di Sabato è menzionato per la prima volta in Genesi 2, quando viene santificato come giorno di riposo e di memoriale per la creazione per l'umanità. L'osservanza ebraica del Sabato secondo la norma successiva è un'atra questione. Yom Kippur, il Giorno dell'Espiazione, è sicuramente un giorno in cui tutti gli esseri umani, Ebrei o Gentili, possono riunirsi in uno spirito di pentimento e riconciliazione. Infatti, tutte le feste di Israele possono essere ricordate e onorate in maniera appropriata ai Gentili, ma in solidarietà con il popolo ebraico. I noachidi, con la guida del rabbinato ortodosso, stanno sviluppando cerimonie di matrimonio, preghiere e riti per i giorni sacri adeguati per tutta l'umaità.
Chiaramente, ciò che sta accadendo nei nostri tempi è qualcosa di nuovo. Ci troviamo in una nuova situazione, e noi speriamo, con la grazia di Hashem, che questa ci condurrà ai tempi messianici. In altre parole, c'è attualmente grande cooperazione in molte nazioni tra gli Ebrei studiosi della Torah e i Noachidi. Tutto ciò è nello spirito di Isaia 2 e 11, in cui si parla delle nazioni che vengono a Gerusalemme per imparare le "Vie di Hashem", e dunque stiamo andando verso i tempi messianici, quando tutta la terra sarà piena della conoscenza di Hashem come le acque ricoprono il mare (vedi Zaccaria 14:9). Ovviamente il mondo intero non deve davvero diventare ebraico. Ma tutte le nazioni possono essere istruite sulle Vie di Dio per questo pianeta. L'idea del Noachismo è l'inizio per raggiungere un grande obiettivo.
- Dunque questo significa che il movimento noachide è in realtà piuttosto nuovo? Potrebbe forse essere definito una setta? No, è molto antico! Dopotutto ricorda che questa è la fede di Abele, Enoch, Noè, Giobbe e anche di Abramo (prima della sua circoncisione). Non è possibile trovare una fede religiosa su questo pianeta con radici più antiche del Noachismo! Difficilmente potresti chiamare "setta" la religione di questi Patriarchi. E' il vero fondamento dei valoro etici e morali dell'Occidente.
Inoltre, dal punto di vista storico, i primi membri non-ebrei del movimento sorto attorno a Gesù il Nazareno erano effettivamente partecipi di una certa versione del concetto del Noachismo. In altre parole, il "Cristianesimo" primitivo potrebbe essere classificato più accuratamente come un movimento messianico noachide, nonostante i successivi sviluppi eretici del Cristianesimo che resero Gesù una seconda divinità. Il Noachismo, se viene compreso correttamente, insegna ai Gentili a volgersi direttamente all'Unico Dio come Egli si è rivelato nelle pagine delle Scritture. Questa idea si trova nel capitolo 15 degli Atti degli apostoli e negli insegnamenti di Paolo ai suoi convertiti Gentili nelle epistole come 1Corinzi e 1Tessalonicesi. Egli istruisce i Gentili credenti in Gesù come Messia riguardo le Sette Leggi Noachidi. Queste furono rese obbligatorie per i convertiti gentili proprio da Giacomo, il fratello di Gesù e capo della setta dei Nazareni. Essi erano tra i "timorati di Dio" che frequentavano le sinagoghe ebraiche per imparare la Torah. Nei primi cinquant'anni non c'era nulla in questo movimento che assomigliasse a quello che oggi chiamiamo "Cristianesimo" come religione ellenistica separata dal'Ebraismo. Il movimento era fondamentalmente ebraico, ma con i Gentili invitati a prendere parte sulla base del Noachismo, senza convertirsi all'Ebraismo.
- Allora qual è l'atteggiamento del moderno movimento noachide nei confronti del Cristianesimo? Senza dubbio il movimento noachide non è cristiano, ma è più ampio di tutte le religioni del mondo. Ricorda, si tratta della fede di tutti i "figli di Noach", cioè l'intera umanità. Noi vorremmo che si diffondesse tra musulmani, buddhisti, induisti e così via, oltre che tra i cristiani. Una richiesta fondamentale è quella di lasciar perdere gli "idoli". La maggior parte delle religioni del mondo praticano l'idolatria in varie forme. I noachidi, alla luce della rivelazione della Torah, incoraggiano chiunque voglia ascoltarl ad abbandonare queste pratiche. Ad esempio, nessun fedele noachide potrebbe adorare Gesù o equipararlo ad Hashem, l'Unico Dio di Israele; non potrebbe neppure rifiutare la Torah come l'eterna rivelazione di Dio o disprezzare il popolo di Israele. Nel nostro movimento abbiamo gente di diversa provenienza e con diverse credenze. Abbiamo vari livelli, ma ciò che ci unisce è il nostro amore per Dio, per la Torah e per Israele. Quando studiamo insieme ci rendiamo conto che ci stiamo avvicinando ancora di più. Chiunque viene accettato alla luce del suo desiderio di imparare. La vera perfezione è aperta a tutta l'umanità.
- Sembra interessante, ma anche un pò misterioso. Come mai non ho mai sentito parlare del Noachismo se è così importente? Sarai sorpreso di sapere che il 20 marzo del 1990 il presidente George Bush firmò una storica Risoluzione congiunta di entrambe le Camere del Congresso che riconosceva le Sette Leggi Noachidi come "fondamento della società fin dall'alba della civilizzazione" ed esortò il nostro Paese a "ricondurre il mondo ai valori etici e morali contenuti nelle Sette Leggi Noachidi" (H.J. Res. 104, Public Law 102-4). Quindi, come vedi, tutto ciò non è stato fatto di nascosto.
Di bet (del 26/01/2012 @ 17:56:28, in Noachismo, è stato letto 5 volte)
(tratto da:http://www.l-arcadinoe.com/it/)
Intervista al Rabbino capo di Roma
di Cinzia Cerbino
Un giorno con il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, e la comunità ebraica per conoscere meglio altre culture saperci convivere ed evitare episodi di intolleranza, come spiacevolmente successo in passato.
In una cornice suggestiva tra l'Isola tiberina ed il Campidoglio sorge il quartiere ebraico di Roma. La storia del ghetto risale al 12 luglio 1555 quando papa Paolo IV, al secolo Giovanni Pietro Carafa, con la bolla Cum nimis absurdum, revocò tutti i diritti concessi agli ebrei romani ed ordinò l’istituzione del ghetto, chiamato “serraglio degli ebrei”, facendolo sorgere nel rione Sant’Angelo accanto al Teatro di Marcello, in una zona malsana, soggetta a inondazioni con cancelli chiusi alla sera e riaperti all’alba. Fu scelta questa zona perché la comunità ebraica, che nell’antichità classica viveva nella zona dell’Aventino e, soprattutto, in Trastevere, ne costituiva la maggioranza della popolazione. Oltre all’obbligo di risiedere all’interno del ghetto, gli ebrei, come prescritto dal paragrafo tre della bolla, dovevano portare un distintivo che li rendesse sempre riconoscibili: un berretto gli uomini, un altro segno di facile riconoscimento le donne, entrambi di colore glauco (glauci coloris). Nello splendido scenario della sinagoga , abbiamo incontrato il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni per conoscere meglio la religione e la cultura ebraica.
Cominciamo dalle origini. Si può essere ebreo, nascendo da madre ebrea o diventandoci attraverso una conversione di fronte ad un tribunale rabbinico. Cosa significa essere ebrei?
R. Di Segni: Ci sono tante discussioni antiche ed attuali sull'identità ebraica. L'ebreo ortodosso si considera appartenente ad un sistema nel quale le regole devono essere osservate secondo i dettami tradizionali. In realtà ogni ebreo è tenuto ad osservare le regole secondo la tradizione, anche se non si definisce ortodosso. La differenza tra ebreo e non ebreo invece è che la condizione ebraica si ottiene con la nascita o attraverso una libera scelta ma quest'ultima presuppone l'impegno all'osservanza delle regole. Non è un atto puramente teorico. Ti devi impegnare a vivere in maniera completamente differente. Poiché è un impegno molto gravoso, noi tradizionalmente non andiamo in cerca delle conversioni, anzi facciamo il possibile per scoraggiare le persone perché non occorre essere ebreo per essere persone oneste e degni di premi in questo e nell'altro mondo.
C'è un numero a queste regole?
Il numero delle regole tradizionali è 613 ma quelle da osservare in questo momento storico sono solo un centinaio.
Molte persone si confondono quando si afferma che discendiamo tutti dagli ebrei. Ci può chiarire la storia com’è?
Ci sono due modi per intendere questa frase che francamente non ho sentito molto spesso. Un primo modo riguarda una sorta di rapporto religioso per cui la religione cristiana e musulmana sono profondamente debitrici nei confronti dell'ebraismo. L'Islam non si considera discendente dall'ebraismo perché si concepisce come una religione rivelata autonomamente ma è profondamente legato culturalmente ad idee ebraiche essenziali. La religione cristiana invece nasce dall'ebraismo quindi come tali queste religioni sono correlate all'ebraismo, in questo senso c'è una discendenza. In un’altra accezione invece ci potrebbe essere anche una discendenza fisica perché nel corso dei secoli molti ebrei sono stati costretti o hanno scelto di abiurare l'ebraismo per cui le generazioni si sono mescolate.
Quindi non dipende dalle leggi noachidi, dal fatto che tutti siamo discendenti di Noè?
Un conto è essere discendenti di Noè ed un altro essere discendenti d'Israele che viene dopo Noè. Tutta l'umanità è noachide secondo la Bibbia.
Com'è organizzata una comunità ebraica? Come vengono prese le decisioni all’interno della comunità? Su quali tematiche si decide?
Nella struttura organizzativa dell'ebraismo italiano, gli ebrei che vivono in una città fanno capo ad un'organizzazione unica. C'è quindi ad esempio la comunità ebraica di Roma alla quale si scrivono volontariamente gli ebrei residenti nella città o nella circoscrizione. La comunità è un ente morale che ha come scopo istituzionale quello della salvaguardia e tutela dei valori religiosi della nostra tradizione e quindi si occupa di educazione, di culto e di assistenza sociale, per citare le principali attività. Gestiamo scuole, gestiamo sinagoghe, le attività di culto e l'educazione formale ed informale.
Vi sono comunità ebraiche in tutto il mondo e quella di Roma è la più antica. Come comunicano tra loro? Vi sono organismi o istituzioni sovranazionali?
Come sono i rapporti con la Comunità di Londra?L'organizzazione comunitaria inglese è differente da quella italiana. L'affiliazione in Inghilterra passa attraverso la sinagoga e non attraverso la comunità. Esistono in Inghilterra organizzazioni più ampie che raccolgono più sinagoghe come la United Synagogue. I rapporti con loro sono mediati da organizzazioni internazionali che possono essere di tipo laico o altro. Ci sono organi di rappresentanza dell'ebraismo europeo così come ci sono organi di rappresentanza rabbinici ai quali i nostri rabbini fanno capo.
Seguendo alcune regole quali ad es. il Kasher (Kosher) com’è possibile una convivenza nella società economica politica ed amministrativa in cui si risiede?
Un caso pratico: Secondo le regole del kasher l’animale per essere puro deve essere macellato con un solo taglio alla gola eseguito con un coltello affilatissimo, in modo da provocarne l’immediata morte e il completo dissanguamento.
Il parlamento olandese sta discutendo una legge per introdurre lo stordimento dell'animale prima dell'uccisione, provvedimento che contrasta con la conformità del Kosher. Cosa avviene in questi casi?
Quando esiste il rischio che vengano fatte delle norme limitative della libertà religiosa si cerca d'intervenire con tutti i metodi democratici per convincere i rappresentanti del popolo che siedono nei parlamenti o nei governi dei rischi che ciò comporta come limitazione di libertà religiosa in modo democratico ed aperto sperando che ci si riesca. Se non ci si riesce poi ciascuno decide come sopravvivere in una società che assume nei suoi confronti degli atteggiamenti ostili.
A settembre si è svolto il Festival della Letteratura ebraica a Roma. La letteratura è lo specchio di una società, cammina con essa, ne esprime i suoi tempi ed i suoi valori e disvalori. Cosa esprime a riguardo la letteratura ebraica contemporanea?
Ci sono molti scrittori di origine ebraica alcuni dei quali portano avanti tematiche generali ed altri esprimono sensibilità che derivano da esperienze ebraiche particolari. Ci sono le sensibilità relative all'abitare nello stato d'Israele , altre che derivano nel vivere le grandi diaspore. Il primo nome che mi viene in mente negli Stati Uniti è Philip Roth. Questi scrittori spesso interpretano le crisi ed i tormenti della società contemporanea mettendoci dentro le sensibilità particolari dell'ebraismo derivanti purtroppo spesso da storie penose e poi uno spirito critico non conformista e spesso ironico.
Com’è oggi il dialogo religioso con la Chiesa cattolica? Vi sono delle differenze tra il rapporto con Papa Benedetto XVI e Papa Giovanni Paolo II?
La differenza che c'è dipende dallo stile e dal carattere dei personaggi. Giovanni Paolo II era un personaggio mediatico che si esprimeva attraverso grandi gesti. Benedetto XVI è un papa molto più intellettuale e riflessivo che si esprime in maniera differente. Esiste un continuo contatto ed una modalità di collaborazione, di scambio corretto di opinioni.
La religione cattolica spesso deve adattarsi ai tempi rivedendo alcuni suoi dogmi. La religione ebraica è dinamica e si sta evolvendo verso una visione futura?
Dipende dagli argomenti. Vi sono settori in cui si è evoluta ed altri in cui è rimasta rigida.
Un esempio per tutti?
Ad esempio nel diritto familiare un tempo c'era il ripudio e la poligamia. Da mille anni a questa parte la separazione è consensuale e la poligamia è proibita.
E' ammesso il matrimonio fra non ebrei? Dato che si nasce da madre ebrea , una donna ebrea può sposare un non ebreo?
Non è lecito secondo la nostra religione perché il rapporto fra coniugi rientra fra le norme fondamentali della vita religiosa e quindi si creerebbero delle situazioni conflittuali.
Perché la religione ebraica ha bisogno di un territorio-Stato?
In realtà prima della religione ebraica è il popolo che ha bisogno di un territorio nel quale possa vivere libero ed indipendente senza leggi limitative delle proprie espressioni culturali. La religione ebraica ha bisogno di un territorio perché c'è un rapporto particolare con una terra destinata ad Abramo ed i suoi discendenti e non è un modo completo di vivere l'esperienza religiosa quella che si fa fuori dalla terra. In realtà siamo tutti degli esiliati. Anche Adamo è un esiliato. Noi nella storia della dispersione della diaspora sperimentiamo l'esilio. Ma quest'ultimo è un momento nella storia, non è la storia.
Com’è possibile che in una città come Londra convivono ortodossi ebrei e musulmani nella zona di Wood Green e Golders Green pacificamente e la stessa convivenza non è possibile in terra d’Israele?
Intanto spero che quello che lei dice si mantenga nel tempo. Dall'Inghilterra io ho dei segnali molto preoccupanti. Il problema degenera quando la politica inquina i rapporti ossia quando una persona diversa da me per credo, mi guarda non come una persona diversa di credo, da rispettare o non rispettare secondo il suo livello di tolleranza, ma mi guarda come cittadino di uno stato nemico all'estero, allora c'è l'inquinamento politico del rapporto.
Pensa che la convivenza pacifica avviene perché mossi da una stessa motivazione ossia fare business in terra straniera?
Intanto non una terra straniera: qui noi abitiamo da 21 secoli. In molti casi effettivamente l'equilibrio nasce da necessità economiche, ben vengano se portano la pace. Soltanto che in questa società stanno saltando certi meccanismi, per cui siamo a rischio.
In un’intervista Lei ha affermato che in un teorico Stato d’Israele non ci sarebbe nessun spazio per l’idolatria. Quindi nessun altro culto. Ma se tutti gli stati avessero questo dogma non esisterebbe alcuna sinagoga. Che ne pensa?
Rimaniamo sul piano teorico. Sareste disposti ad accettare l’interculturalità ossia il fatto che altre religioni e culture possono arricchire il cammino? E’ possibile che persone di diversi culti non solo convivano insieme ma compiono insieme il cammino arricchendosi vicendevolmente della propria tradizione? Due amici, ebreo e non ebreo, possono esserlo fino in fondo o c'è sempre qualcosa che li separa?
Che vuol dire fino in fondo?
Nel senso di capire se viene prima il lato divino in una persona o il lato umano?
Ci sono infinite variabilità in questo discorso stiamo facendo una teorizzazione che ci porterebbe a conseguenze assurde rispetto alla realtà.
Nel senso?
L'amicizia si fonda su un rispetto reciproco che è anche comprensione delle differenze. Se non c'è rispetto della diversità e della dignità dell'altro non può esserci amicizia.
Lei è un medico. In relazione alla sua religione cosa ne pensa dell’eutanasia?
L'eutanasia attiva non è accettata nella nostra religione.
E dell’aborto?
No l'aborto è differente. Il concepito non è tutelato come la madre, non è una vita autonoma con un diritto civile. Quindi in caso di conflitto tra diritto materno alla vita e diritto del feto si sceglie la madre anche se questo è un tema diverso dall'interruzione della gravidanza in sé.
Italiano e romano. Se si creasse davvero lo Stato d’Israele, cambierebbe la sua vita radicalmente andandosene dall’Italia?
Non si tratta di stato teorico. Esiste uno stato d'Israele adesso al quale sono rivolti i nostri occhi. Il problema è pratico. C'è e bisogna continuare a chiedersi per quale motivo uno si trovi qui piuttosto che lì.
Come reagisce la comunità davanti ad un ebreo che decide di cambiare religione?
In questo periodo sono abbastanza rari. E' considerata una perdita, è considerato un atto che rappresenta il fallimento delle nostre strutture educative.
(Fonte: Italo Europeo)
Di bet (del 06/01/2012 @ 15:46:19, in Tradizione, è stato letto 20 volte)
Tratto da: INFORMAZIONE CORRETTA (http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=115&sez=120&id=42830)
di Ugo Volli
Cari amici,
avete letto tutti, immagino, delle notizie piuttosto infami sulla bambina insultata a Beit Shemesh perché andava a scuola indossando una maglietta con le maniche corte, degli autobus separati per genere, della manifestazione di ieri a Gerusalemme in cui alcune persone sono sfilate in divisa da deportati nei Lager per protestare contro la "repressione" dello stato israeliano.
Prima di commentare queste cose, bisogna dare informazioni, perché i giornali italiani, per la solita propaganda anti-israeliana o per semplice ignoranza, deformano gravemente la realtà. Incominciamo col dire che per tradizione tribale, per un antichissimo gusto della sfida intellettuale e per effetto della diaspora il popolo ebraico è fortemente plurale. Ci sono le grandi correnti degli askenaziti (ebrei provenienti dall'Europa centro-orientale), sefarditi (provenienti dalla Spagna) e mizrahi (dai paesi islamici, spesso confusi coi precedenti), ulteriormente suddivisi per paesi (gli italiani, per esempio non appartengono a nessuno dei tre gruppi). Ci sono poi gli israeliani e gli ebrei della diaspora, di numero ormai quasi pari, con abitudini e quadri mentali molto differenziati. Ci sono i laici, poco o nulla praticanti l'ebraismo anche se ne applicano i riti alle tappe fondamentali della vita -nascita matrimonio morte - e magari ricordano le feste fondamentali, maggioranza in Israele e in Europa, e i religiosi. L'appartenenza religiosa di solito si riferisce a tre grandi correnti: i "reform", più modernisti di tutti, i "conservative" che costituiscono una sorta di via di mezzo, sforzandosi di conciliare le regole antiche della religione con la modernità, e gli ortodossi, che rispettano non solo le regole bibliche e del Talmud, ma anche tutte le decisioni e i costumi che si sono affermati nel corso dei secoli e sono riassunte in codici di comportamento religioso come lo "Shulkan arukh".
Tutti e tre i filoni sono molto suddivisi, ma vale la pena di approfondire le differenze nel mondo ortodosso. La corrente più diffusa in Europa e anche in Israele è quella dei Moderrn Ortodox, fondata in Germania nella prima metà dell'Ottocento, come reazione all'affermazione del movimento reform. Sono persone che mantengono le regole alimentari, liturgiche, familiari ecc. ma non le considerano incompatibili col mondo moderno. Il loro abbigliamento, il loro lavoro, la loro vita sociale e politica è compatibile con la società contemporanea. In Israele soprattutto vi sono due altri gruppi, i "sionisti religiosi" (datì leumì) che comprendono il grosso dei "coloni", cioè degli abitanti dei villaggi e delle città oltre la linea verde, e gli "haredim" (i timorati). I primi, animati da profondo spirito religioso, difendono soprattutto il carattere ebraico della Terra di Israele e dei luoghi della sua formazione che oggi sono otre la linea verde, aspirano a una vita semplice e di campagna, sono spesso vestiti di conseguenza in maniera semplice e pratica, con kippot ("papaline") colorate realizzate all'uncinetto, si arruolano in massa nelle unità d'élite dell'esercito, sono regolati da istituzioni politiche democratiche.
I secondi, gli "haredim" o "timorati", sono i "neri", vestiti secondo il costume est-europeo dell'Ottocento con palandrane e cappelli di pelliccia. Buona parte non lavora e non fa il servizio militare ma studia la tradizione ebraica, vive di sussidi di disoccupazione. Sono divisi in moltissimi gruppetti, a seconda della località di provenienza, spesso in accanita polemica religiosa fra loro (i "lituani" contro i "chassidim" ecc.), ma uniti a Gerusalemme da un'organizzazione rappresentativa (Eda Haredit) decisamente antagonistica rispetto al'organizzazione dello Stato.
Buona parte di questi gruppi non riconosce infatti la legittimità religiosa dello Stato ebraico e alcuni lo aborrono e lo vorrebbero vedere distrutto; in particolare i chassidim di Satmar, che sono abbastanza numerosi (qualche decina di migliaia) e i pochissimi ma rumorosissimi "Naturei Karta" (guardiani della città), specializzati in provocazioni antisraeliane: in Internet gira un filmato di un caloroso incontro dei loro leader con Ahmadinejad, ma si sono schierati con Hamas, hanno fatto i ministri per gli affari ebraici di Arafat, sono lodati da siti antisemiti in mezzo mondo.
La maggior parte di loro è schierata sul punto fondamentale della legittimità dello stato di Israele su posizioni analoghe a quelle della sinistra più intransigente e super-laica: paradossi della politica. In generale sono affetti da un'interpretazione molto letterale delle loro tradizioni e da una sessuofobia particolarmente intollerante. Sono loro gli autori degli ultimi incidenti e anche degli scontri violenti che negli ultimi anni hanno più volte devastato quartieri di Gerusalemme contro l'apertura di un parcheggio funzionante anche di sabato.
I rapporti fra Stato di Israele e religiosi sono spesso descritti dai giornali alternativamente come ideologici (il governo della destra fanatica) o come di interesse (la destra che "comprerebbe" i voti dei religiosi). In realtà il "compromesso storico" fra il sionismo che nacque e resta laico (sia nella variante laburista che in quella "revisionista" cioè nazionalista) e il mondo religioso, risale alla fondazione del movimento, è stato perseguito già da Theodor Herzl e messo in pratica da Ben Gurion e ha profonde ragioni ideali. L'ebraismo si è perpetuato soprattutto come religione e non può certo mettersi a escludere o peggio a perseguitare le sue correnti più attaccate alla tradizione. Agli haredim è stato dunque concesso un regime di esenzione dal servizio militare e di finanziamento sociale, che per lo più non è stato purtroppo ricambiato dalla lealtà. Ma si tratta di una corrente in crescita (come è in crescita il sionismo religioso), che avrebbe certamente diritto al rispetto di tutti. Questo rispetto è però reso impossibile dall'intolleranza e dalla violenza di certe manifestazioni, dal rifiuto di accettare la legittimità di chiunque altro, in casi estremi dalla volontà consapevole di ferire la maggioranza e di violare i diritti altrui.
La questione femminile in questo senso è esemplare: nessuno vuole imporre agli haredim delle forme di socializzazione che essi disapprovano, per esempio la mescolanza dei generi durante la preghiera (che tutti gli ortodossi rifiutano e invece reform e conservative approvano). O nessuno vuole impedir loro di vestirsi con "modestia", anche se i suoi modelli vestimentari sono un esempio classico di assimilazione, ripresi come sono dai costumi ottocenteschi di Polonia e Ucraina. Ma lo spazio pubblico (le strade, gli autobus finanziati dallo stato ecc .) non appartiene loro e per fortuna la libertà di tutti vi è difesa dalle istituzioni dello stato democratico e dalla mobilitazione pubblica. Vale la pena di notare che vi è un forte conflitto tendenziale fra haredim e tutti gli altri gruppi, inclusi i modern orthodox e i sinisti religiosi e per certi versi anche i sefarditi ortodossi, che sono organizzati a parte. La bambina importunata a Beit Shemesh per la sua maglietta a maniche corte non era "laica", ma apparteneva a una comunità sionista religiosa, quelli che normalmente i giornali europei, e anche la stampa di sinistra israeliana, insultano con l'etichetta di coloni.
Per finire: questa situazione di subbuglio, divisione, dibattito acuto fa parte della fisiologia del mondo ebraico e in particolare di quello israeliano da sempre. Israele ha certamente gli anticorpi per contenere le frange illiberali senza reprimere lo spirito religioso e sa farlo pacificamente. Quelli che si stracciano le vesti per la democrazia israeliana e invocano inesistenti "maggioranze silenziose" contro "l'alleanza della destra e degli ultraortodossi" farebbero bene a spostare lo sguardo subito oltre i confini di Israele e a guardare il sangue sparso in Siria o in Egitto, dove i rapporti fra religione e politica e le dittature al potere sono davvero violente e intolleranti.
Di bet (del 06/01/2012 @ 15:30:43, in Libri, è stato letto 17 volte)
da: http://www.informazionecorretta.it/main.php?mediaId=&sez=80&id=42843 Lettera per un amico cristiano Fulvio GiannettiSovera edizioni Euro 7,50  Una fotografia del campo di concentramento nazista di Terezin nei pressi di Praga accoglie il lettore del breve ma intenso saggio di Fulvio Giannetti; medico chirurgo proveniente da una famiglia di origini spagnole è autore di testi sull’occupazione nazista in Italia e attualmente vive a Gerusalemme. Un’immagine quella di copertina che richiama subito l’attenzione del lettore sul concetto di martirio di cui gli ebrei sono stati vittima nel corso dei secoli: un popolo che, a differenza di altri, ancora oggi nel proprio Stato democraticamente costituito deve affrontare pregiudizi e difendersi da coloro che spargendo odio ne vorrebbero la cancellazione. “L’odio antisemita che ha invaso tutta l’Europa dall’800 in poi, non avrebbe avuto terreno tanto fertile senza l’antigiudaismo che fu propedeutico e trasformò l’odio contro gli ebrei, intesi come praticanti una religione demoniaca, in odio contro gli ebrei intesi come popolo…” così scrive la corrispondente da Israele di Informazione corretta, Debora Fait, nell’accurata prefazione al saggio di Giannetti. Nemmeno la Shoah con il suo carico di sei milioni di innocenti sterminati ha fatto cessare questa distorsione morale, un odio camuffato da antisionismo radicale che ora è rivolto allo Stato degli ebrei, demonizzato e a rischio di sopravvivenza ogni giorno. L’autore nella sua “lettera” a un amico cristiano analizza con rigore storico avvalendosi di dati documentali puntuali la versione riportata nei Vangeli per quanto attiene al ruolo di Ponzio Pilato. Se la narrazione dei Vangeli descrive la figura di Pilato come un uomo esitante e debole, opportunista sotto il profilo politico, Giannetti riporta invece l’immagine di un uomo spietato, responsabile della morte del fratellastro, e di numerosi crimini compiuti come governatore della Giudea. Lo scrittore si sofferma in particolar modo sul processo subito da Gesù a Gerusalemme nel Praetorium romano, dinanzi a Pilato. Argomentando sulla base di fonti storiche accurate Giannetti invita a prendere con cautela le narrazioni evangeliche che indicano negli ebrei i principali responsabili della passione di Cristo, scagionando il governatore da qualsivoglia responsabilità: quanto sopra in virtù del fatto che non si possiede una testimonianza diretta del processo essendosi svolto a porte chiuse. Le affermazioni poco veritiere degli evangelisti sarebbero dunque da ascriversi al timore che la loro fede venisse annientata dalla repressione del potere romano e dunque al tentativo di ingraziarsi Roma. Nel breve saggio Giannetti affronta con accuratezza storica anche l’argomento dell’arresto di Gesù (evidenziando le contraddizioni presenti nella narrazione evangelica), della situazione socio-politica nella quale il Cristo ha vissuto e dell’influenza che gli ambienti farisaici vicini agli zelati ebbero nella sua formazione spirituale. La lettura di questo libro offre in poche pagine un’occasione imperdibile per i cristiani di riflettere sui fatti storici narrati dagli evangelisti in modo non sempre corretto e le cui conseguenze si sono riverberate per secoli sul popolo ebraico, generando quel tessuto nel quale si è innestato un radicato antigiudaismo che è arrivato fino ai giorni nostri. Da questa “Lettera” si può imparare molto e l’auspicio di chi scrive è che rimanga nel cuore del lettore per aiutarlo a mutare atteggiamento verso il popolo ebraico sgombrandogli la mente dai pregiudizi, dall’odio e dall’intolleranza che impediscono di guardare allo Stato di Israele con il rispetto e la considerazione dovuti a qualsiasi nazione legittimamente e democraticamente costituita. Giorgia Greco
Di bet (del 16/12/2011 @ 15:21:26, in Noachismo, è stato letto 91 volte)
Scritto da Roberto Fantini tratto da: http://www.flipnews.org/flipnews/  Nei confronti della Lettera di Giacomo, da frequentatore curioso delle Scritture, ho sempre avvertito una particolare attrazione, per via delle sue parole che sanno di freschezza interiore e di autenticità nel sentire, come per via della sua straordinaria capacità di dire cose essenziali, di grande concretezza e di grande pregnanza etica. Nelle sue parole, infatti, si percepisce l’atteggiamento sobrio e austero del vero pastore di anime che si preoccupa di orientare e correggere, di istruire e guidare con dolce fermezza e con limpidità di mente e di cuore. Credo che, se si volesse raccogliere in un’antologia letteraria le gemme migliori delle principali esperienze religiose di tutti i tempi, non sarebbe possibile non destinare alla Lettera di Giacomo un posto di tutto rispetto. Questo perché la semplicità del linguaggio si accompagna ad una penetrante capacità di analisi psicologica, ad un corposo spessore morale, ad una solida autorevolezza. E sempre mi sono chiesto come mai un simile gioiello sapienziale abbia ricevuto scarsa attenzione all’interno del mondo cristiano (cattolico e non). Cosa può aver disturbato le varie chiese? L’insistenza di Giacomo sulla centralità delle opere (con relativa condanna di ogni astratto fideismo e di ogni comportamento ipocrita ed incoerente)? L’ ingombrante identità dell’autore, fratello di Gesù, il Messia? Il suo ruolo di indiscusso primato nell’ambito del cristianesimo delle origini, in quanto vescovo di Gerusalemme? Gli elementi polemici nei confronti di Paolo di Tarso? I legami (fortissimi quanto ignorati/dimenticati) con la tradizione giudaica così presenti nella persona e nell’insegnamento di Giacomo e nell’identità culturale tutta della Chiesa di Gerusalemme (e, quindi, del primo cristianesimo)? Probabilmente, un po’ tutti questi fattori strettamente combinati insieme … Ma, comunque siano andate le cose, scoprire o riscoprire questo testo denso di saggezza non può che rappresentare una grande opportunità. E benissimo hanno fatto Marco Cassuto Morselli e Gabriella Maestri (dando prova di competenze di raro livello) a regalarcene una nuova accurata e originale traduzione, uscita in ottobre nella collana de I Rombi, della casa editrice Marietti. Dicono i due ricercatori, concludendo la robustissima introduzione, che “Leggere la Lettera che dal trono di Yerushalayim Yaaqov il fratello dell’Adon invia alle Dodici Shevatìm, Tribù, che si trovano nella Galùt, nella Diaspora, quasi duemila anni dopo la sua scrittura, significa ascoltare la voce originaria dell’ebraismo messianico del I secolo. Per coloro che sono alla ricerca di un ebraismo che dopo il lungo esilio di Roma sappia ritrovare il suo posto al cuore della Redenzione universale e per coloro che sono alla ricerca di un cristianesimo liberato dalla teologia della sostituzione e dall’insegnamento del disprezzo è una lettura salutare, per non dire salvifica.” (p.73-4) Che la lettura di questo testo possa esercitare influssi “salvifici” non sono certo in grado di poterlo prevedere. Sicuramente, però, credo che saprà esercitare un effetto “salutare” sui credenti (di ogni fede) e sui non-credenti che siano animati e sostenuti da sincera volontà di indagine spirituale e di esplorazione dell’anima. Ci potrà, fra le tante cose, infatti, ricordare che “siamo vapore che per poco tempo appare e subito dopo si dissolve” (4.14), e che la sapienza “che proviene dall’alto” è “pura, poi pacifica, benevola, capace di persuadere, piena di misericordia e di buoni frutti, senza doppiezza, senza ipocrisia”. Assicurandoci, pertanto, che “Un frutto di giustizia è seminato nella pace per coloro che operano la pace” (3.17-18). Marco Cassuto Morselli Gabriella Maestri LETTERA DI YAAQOV/GIACOMO alle Dodici Tribù nella Diaspora MARIETTI, 2011
Paolo Flores d'Arcais - Gesù. L'invenzione del Dio cristiano Gesù. (tratto da: http://www.uaar.it/ateismo/opere/paolo-flores-darcais-gesu)L'invenzione del Dio cristiano Paolo Flores d'Arcais Add Editore 2011, 128 pp., 5,00 euro Il fermento del variegato mondo miscredente e anticlericale nostrano, rilanciato soprattutto grazie ad internet, ha tra i suoi terreni di allenamento preferiti la critica testuale ai Vangeli e lo studio della figura di Gesù. Si nota così un fiorire di pubblicazioni e siti ‘artigianali’ che sviscerano i racconti evangelici. D’altronde, ora che possedere e leggere certi testi non è più reato o appannaggio della casta clericale, qualunque scettico può prendere in mano una copia del Nuovo Testamento e mettere nero su bianco tutte le evidenti contraddizioni che trova. Senza sapere magari che la critica di stampo illuministico e razionalista ha fatto lo stesso, già da qualche secolo. E che anzi il filone storico-critico è vivo anche nei giorni nostri e di alto livello, nonostante rimanga nella nicchia delle accademie e poco diffuso nel nostro Paese. Il risultato è che non di rado toni polemici e pirotecnici e tesi discutibili sopravanzano la qualità delle argomentazioni. Quello che manca è infatti un retroterra culturale adeguatamente metabolizzato e approfondito, che ignora una schiera di studiosi di riferimento la cui produzione è soprattutto in inglese e tedesco. E’ anche vero che per tanti dubbiosi la produzione più schiettamente polemica è quella più abbordabile e facilmente reperibile. Soprattutto per quelli alle prime armi, desiderosi di risposte e conferme per consolidare la propria scelta esistenziale di non credenza. Ma sarebbe auspicabile traghettare i curiosi e gli appassionati verso opere più sostanziose. E’ per questo che risulta particolarmente utile il recente libricino di Paolo Flores d’Arcais su Gesù. L’autore infatti presenta le tesi di esperti del calibro di Bart Ehrman e Geza Vermes (solo per citare un paio di pesi massimi), in maniera chiara e sintetica. Meglio ancora, lo fa con un’opera concepita per essere divulgativa e dal costo veramente abbordabile. Chiaramente, non può essere esaustiva di tutto il dibattito accademico sui resoconti evangelici e sulla vita di Gesù. Ma può essere una bussola per chi volesse avventurarsi in quel mondo, indirizzandosi verso opere più serie e stimolanti. Così, d’Arcais punta a fornire un’agile guida per smantellare una per una le «bugie» di Benedetto XVI, col quale già aveva duellato a colpi di fioretto quando ancora questi vestiva la porpora cardinalizia. Diventato papa, Raztinger ha avviato a tambur battente e con grancassa mediatica e culturale al seguito la sua opera di revisionismo storico e filosofico integrale (o integralista, a seconda dei palati), con i suoi tomi sulla figura di Gesù. D’altronde, il disegno è facilitato anche dalla generalizzata ignoranza su ciò che i testi effettivamente dicono e sulla loro evoluzione nei primissimi secoli di storia cristiana. E per contrastare ciò, ecco che Flores d’Arcais pensa ad un libro che invece è piccolo e snello. Si direbbe, in un patetico impeto di lirismo, come un seme che può germogliare negli spiriti più recettivi. O versatile ed essenziale una frombola, se volessimo proprio scomodare lo scontro biblico tra un Golia ‘raztingeriano’ e un Davide ‘razionalista’. Così scopriamo (si fa per dire) che tanti di quei dogmi veicolati dal cattolicesimo non reggono al confronto della più navigata e attendibile ricerca storica. Già gli stessi seguaci del proclamato ‘messia’ erano ebrei osservanti. Un’altra «bugia» è che la parusia sia stata annunciata come lontana, quando invece lo stesso Gesù in maniera inequivocabile l’ha proclamata imminente. E così aveva fatto Paolo, con successivo slittamento dei tempi nelle lettere successive, fatte passare come opere degli apostoli per giustificare il cambiamento di rotta. Si capisce infatti che prorogare ad libitum la parusia diventa un’assicurazione per la Chiesa, che può quindi auto legittimare la sua esistenza virtualmente all’infinito. Negli stessi testi del Nuovo Testamento si trovano gli indizi di una modifica della dogmatica cristiana, che ad una analisi più attenta si mostra molto relativa (o relativista). D’Arcais parla in certi casi di «criterio di imbarazzo»: se i detti attribuiti a Gesù entrano in contrasto con la teologia successiva allora dovevano essere stati ritenuti originali e per questo non espunti dai testi. Altro dogma di cui vengono mostrati gli ingranaggi difettosi è quello della resurrezione. Paolo ne ha una concezione prettamente mistica, mentre i Vangeli mostrano ricostruzioni discordanti e aggiunte molto tarde. Andando a sezionare le varie versioni dei Vangeli, la critica – pur con conclusioni e approcci differenti, come correttamente rilevato da Flores d’Arcais – le considera come espressione della «concorrenza» tra le varie correnti cristiane, su punti fondamentali quali il primato di Pietro rispetto a Giacomo, fratello di Gesù. Infatti proprio il Nuovo Testamento, grattando la patina dell’ortodossia, mette in luce le aspre diatribe tra le varie comunità. Prima di tutto, tra quella di Gerusalemme legata alla tradizione israelitica, di cui è rappresentante Giacomo, e le correnti ellenistiche, che ammettono i gentili e sorvolano sull’osservanza delle pratiche ebraiche. Lo stesso Paolo si scaglierà contro Pietro e la comunità originaria, bollandoli come ‘falsi apostoli’. Contrapposizioni che nella rielaborazione dell’ortodossia saranno appianate da una «ricostruzione posteriore». Tanto che Pietro e Paolo ora formano per la dottrina cattolica un’accoppiata inscindibile. Anche il canone evangelico si forma molto più tardi rispetto ai fatti che suppone di narrare e in maniera tutt’altro che lineare. Considerato prima di tutto che Gesù doveva predicare in aramaico e solo agli ebrei, mentre i Vangeli sono in greco e diffusi tra ellenisti e non circoncisi. Si ritiene che il nucleo di partenza siano stati gli oscuri logia (i detti attribuiti a Gesù), diffusi oralmente e fusi – l’autore sostiene in buona fede – con i «carismi» profetici delle comunità, con corollario di glossolalia, estasi mistiche et similia. Dato il metodo di ricostruzione non propriamente attendibile, non è strano che si siano diffusi «misunderstanding» anche clamorosi. Come gli errori di traduzione e ortografia più o meno involontari (si vedano i casi arcinoti della ‘vergine’ o del ‘cammello’) nel corso della «diffusione/evoluzione» delle storie su Gesù. Tutto questo processo fa dire a d’Arcais: «pensare ai canonici e agli apocrifi in termini di autenticità o falsità» dal punto di vista dell’analisi storica «sarebbe semplicemente demenziale». Fino al IV secolo infatti c’è un «caleidoscopio» di «cristianesimi» con «teologie inconciliabili» e non eresie staccatesi dal tronco di una ortodossia già definita. Di fatto, è solo con l’imposizione del cristianesimo come unica religione di stato nell’impero romano che prevarranno una ortodossia e una Chiesa. Opera fondamentale per capire questo revisionismo teologico è Contro le eresie di Ireneo, dove il padre della Chiesa cataloga le sette cristiane considerate eretiche e in particolare si scaglia contro Marcione. Il noto ‘eretico’ della fine del II secolo, paradossalmente, sarà il primo ad organizzare su larga scala una Chiesa e ad elaborare un canone. Lo farà espungendo dai testi alcune lettere false di Paolo «con perizia filologica straordinaria per quei tempi» e accettando il Vangelo di Luca senza la natività e senza nemmeno prendere in considerazione gli altri tre canonici. D’altra parte, saranno proprio gli “eretici” ad accusare gli “ortodossi” di falsificare le scritture a proprio piacimento, per controbattere alle obiezioni. Punto forse deludente per alcuni è che D’Arcais non mette in dubbio la storicità di Gesù, interessato com’è a seguire la traccia dei testi rimasti e a rendere conto dei risultati della ricerca più seriosa. Proprio sulla base degli scritti però contesta l’idea che egli si sia proclamato “messia” o tantomeno Dio. La divinizzazione di Gesù e la sua trasformazione in Cristo sono «astrazioni successive» e riflettono piuttosto le diatribe successive tra rabbini e cristiani. Sulla scorta soprattutto di Ehrman, l’autore sostiene che saranno poi i cristiani ad alterare i testi per introdurre elementi tesi a legittimare la credenza in un Gesù divino. Come le storie «posticce» sulla nascita da una vergine. Racconti tesi piuttosto a rispondere alle eresie adozionistiche, secondo cui Gesù non è nato ‘divino’ ma al limite è stato ‘adottato’ da Dio dopo la nascita. Capitolo interessante è quello dedicato a Gesù secondo l’ottica islamica. Un filo rosso legherebbe il cristianesimo ‘originario’ di Gerusalemme (quello ebionita) a Maometto. D’Arcais riporta che il profeta arabo si è probabilmente ispirato ai discendenti di gruppi di ebioniti diffusi in Arabia. Tanto che secondo alcuni testi islamici sarebbero stati proprio i cristiani ad abbandonare la religione di Gesù istigati da Paolo, per adattarsi ai costumi romani. La tradizione giudeo-cristiana, ritenuta eretica perché considerava Gesù semplice profeta ed era anti-trinitaria, sarebbe poi confluita nell’islam. E quindi il Gesù più ‘genuino’ sarebbe quello che emerge dai testi islamici, non quello della Chiesa. La conclusione dell’autore è secca: Gesù non era un messia (o il Messia), ma un profeta apocalittico errante nonché ebreo osservante. In sostanza Gesù non è mai stato “cristiano”, ma lo diventerà nel pio sforzo fideistico dei suoi seguaci e dopo un percorso ideologico-teologico lungo e contraddittorio. Valentino Salvatore Agosto 2011
|
|
|
|
|
CONTATTI:
info@benenoach.info
|
| |
Per ricevere notizie e iscriversi ad una mailing list per un dialogo costruttivo è attivo un GRUPPO YAHOO:
Clicca qui
|
|
Visite
dal 08-01-2006:
|
|
FORUM DI DISCUSSIONE
Gruppo FACEBOOK "SITO NOACHIDE"

Clicca qui
|
|
DIFFONDI
IL SITO
|
|
Se le informazioni che hai
trovato ti sono state
d'aiuto puoi contribuire a
diffonderle in tanti modi.
Clicca qui
Grazie!
|
|
|
DIALOGA IN CHAT
|
|
|
Libri sul noachismo:
Libri sull'antisemitismo ebraico:
Libri sulla Cabbalà:
---------------------------
LINKS UTILI
---------------------------
|
|
|
|
|
|