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"Universalismo ebraico significa due strade parallele verso la salvezza; è sufficiente che ognuno segua la strada in cui si trova dal momento della sua nascita e ne rispetti le relative norme." - Riccardo Di Segni (Rabbino Capo di Roma)

Cosa è il NOACHISMO? Come si diventa NOACHIDI? Dichiarazione Noachide
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I sette precetti

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I sette precetti noachidi
Di bet (del 06/02/2006 @ 21:12:34, in Noachismo, è stato letto 7094 volte)

Ecco i 7 precetti noachidi
per ogni precetto c'è di seguito una riflessione.

1) Proibizione dell’idolatria
2) Proibizione della bestemmia

3)
Divieto di spargimento di sangue
4)
Adeguato comportamento sessuale
5)
Non commettere furto
6)
Costruire tribunali
7) Non mangiare carne di un animale vivo


1) Proibizione dell’idolatria
Non si nutra il pensiero di altra divinità al di fuori del Signore.
Non si intagli immagine alcuna.
Non si facciano idoli per uso altrui.
Non ci si inchini davanti a un idolo e non si facciano libagioni o sacrifici,
ne si bruci incenso davanti a un idolo.
Non si facciano passare i figli attraverso il fuoco del culto del Molòch.
Non si pratichi l’Ov e l’Iddeoni, cioè non si pratichino certe forme di magia.

E’ la proibizione di prestare culto agli idoli. Per il popolo di Israele questa proibizione è più particolareggiata e comprende molte distinzioni giuridiche, ma a giudizio della maggior parte dei Rabbini il significato ovvio della parola, “idolatria” significa associare alla credenza nel Dio Unico le varie forze provenienti da Lui.
Un Ebreo è obbligato a dare la vita piuttosto, per santificare il Nome di Dio, quando lo costringono a commettere idolatria, e per nostra disgrazia molti dei nostri confratelli, costretti a rinnegare la loro religione se non avessero commesso idolatria, scelsero di tornare al loro Creatore. Maimonide stabilisce che il Non-ebreo non è tenuto a morire piuttosto che commettere idolatria (Maimonide, Hilkhòt Melakhìm, 10,2).


2) Proibizione della bestemmia
Non profanare il nome di D-o.

E’ il divieto di maledire Dio o di parlare irriverentemente di Lui. Noi vediamo che il giusto Giobbe, nonostante tutte le disgrazie che gli piovvero addosso si trattenne dal “benedire” il Signore (cioè dal maledirlo: cfr.il Libro di Giobbe 1,22).
Un Ebreo colpevole di blasfemia incorre nella pena capitale se ha bestemmiato usando il Nome Tetragrammato (composto di quattro lettere) in lingua ebraica. Un Non-ebreo incorre nella pena capitale se ha bestemmiato usando quel nome di Dio che lui conosce.

3) Divieto di spargimento di sangue. Il valore della vita
Mettere in salvo una persona perseguitata.
Non restare impassibili davanti al sangue di colui che si potrebbe salvare da pericolo mortale.

E’ il divieto di causare la morte di un uomo vivente: “Chi sparge il sangue di un uomo, avrà il sangue sparso da un altro uomo” (Genesi, 9,6).
Da qui deriva la proibizione dell’omicidio. Qualsiasi omicidio è visto dalla Torà come una cosa abominevole, anche il così detto omicidio pietoso; anche l’assassinio degli embrioni. E il motivo è spiegato nella seconda parte del versetto citato “perché Dio ha fatto l'uomo a Sua immagine".
In questa mitswà non vi è distinzione fra l’Ebreo ed il Non-ebreo, entrambi sono tenuti a preferire di essere uccisi piuttosto che uccidere. Il Talmud riporta il fondamento logico di questa proibizione “Forse il tuo sangue è più rosso del suo?” (Talmud Bab., tratt. Pesachìm, 251r, tratt. Yomà, 82b). Quando ci allontaniamo dalla morale divina e diamo importanza a quella umana, vediamo quanto diventa cinica la vita: in alcuni Stati l’infanticidio è permesso fino a un dato numero di settimane dopo il concepimento in altri quasi fino alla nascita; e in Cina l’infanticidio è permesso anche dopo la nascita. La morale umana, infatti, quella statuita dagli uomini, non è assoluta, così quello che è legale in uno Stato diventa omicidio in un altro Stato. L’uomo e un anima dotata di corpo, non il contrario: sebbene la biologia dell’uomo assomigli a quella degli animali c’è nel primo una scintilla divina, come dice Thomas Brown: “Sappiamo che c’è qualcosa all’interno del corpo che si trova pure al suo esterno e che continua ad esistere dopo la scomparsa del corpo, sebbene non sia conosciuta la storia precedente di questo qualcosa ed esso non possa raccontarci come sia entrato in noi”. L’anima non è una funzione della materia e non possiamo misurarla o pesarla o misurare la sua energia con strumenti fatti dall’uomo.
Essa è una qualità che l’uomo ha avuto direttamente da Dio che “Alitò sul volto dell’uomo un soffio vitale’> (Genesi, 2,7). Spiega lo Zòhar “Chi ha alitato, ha dato qualcosa di Suo”; questo significa che l’anima deriva dall’Infinità spirituale, e questo è il segreto della vita. Perciò la Torà considera l’omicidio una cosa abominevole al punto che esso fa vacillare il mondo intero. L’Ebraismo protesta contro tutti i tentativi di misurare la vita umana facendola corrispondere a un valore materiale, stabilito per ricavarne altra materia.
Perciò l’Ebraismo sostiene in forma chiara ed evidente il diritto del moribondo a continuare a vivere, sia pure per pochi minuti, perché secondo il punto di vista ebraico anche un uomo che non potrà continuare a vivere pensa e medita nei suoi ultimi momenti, la sua anima è con lui e le sensazioni ribollono nel suo cuore. Forse proprio in quei momenti, quando si sta congedando da questo mondo, gli salgono in cuore i pensieri più puri, perché egli è già lontano dalle sensazioni materiali che vanno dietro il desiderio, pensieri che hanno la forza di aggiungere dimensioni elevate alle qualità della sua anima. Questi pensieri e queste sensazioni sono adatti a giungere al mondo spirituale interiore che scende dal Mondo dell’Emanazione di Chi ha alitato in noi quest’anima.
Nessun magistrato, nessun medico, nessun parente ha il diritto di rubare quei momenti a colui che sta trapassando. Da dove deriva l’autorizzazione morale ed “illegale” per decidere di staccare il moribondo dagli strumenti che lo mantengono in vita (anche una pianta, pur se non sappiamo come, viene danneggiata se si rende confusa la sua coscienza)?
Pertanto non dobbiamo meravigliarci se alla luce del pensiero ebraico quelle azioni sono considerate omicidio in tutto e per tutto.

4) Adeguato comportamento sessuale
Un uomo non deve avere rapporti sessuali ne con sua madre, ne con la sorella della madre,
ne con un altro uomo, ne con la moglie di un altro uomo.
Ne l’uomo ne la donna devono accoppiarsi con le bestie.
Non si deve indulgere in comportamenti provocanti che possano condurre a un’unione proibita.
Non sia castrato alcun maschio, ne uomo ne animale.

Questa voce comprende il divieto di certi rapporti sessuali, che secondo Maimonide sono proibiti anche ai Noachidi; vale a dire: giacere sessualmente con la madre, con la matrigna, con la sorella per parte di madre, con una donna sposata, con un maschio e con un animale. Ci sono delle distinzioni fra il divieto dell’immoralità sessuale che agli Ebrei viene prescritto in maniera più complessa e particolareggiata, e quello che viene prescritto ai Noachidi. Alcune di queste differenze trovano origine nella differenza fondamentale e concettuale della condizione del matrimonio ebraico, il cui carattere e la cui forma sono obbligatorie soltanto per Israele e non riguardano i Noachidi.


5) Non commettere furto
Non commettere rapina.
Non spostare una pietra confinaria.
Non frodare.
Non rifiutare di pagare una somma dovuta.
Non far pagare un prezzo eccessivo.
Non concupire.
Non desiderare la roba d’altri.
Il lavorante non mangi e non porti a casa il frutto del suo lavoro.
Non rapire.
Non fare uso di falsi pesi e misure.
Non possedere falsi pesi e misure.

Questa proibizione comprende ogni forma di appropriazione illegale, sia di persone (per venderle in schiavitù) sia di beni, sia di una donna per costringerla al matrimonio (i matrimoni imposti non sono validi secondo l’Ebraismo), così pure ogni forma di inganno (furto della mente) dell’uomo inducendolo a credere a cose vane. Qui viene compreso anche il rifiutare il salario dovuto a chi l’ha guadagnato compiendo un lavoro, come anche l’azione di un bracciante che mangia i prodotti di chi lo ha ingaggiato, fuori dalle ore in cui lavora per lui. La misura del furto è una quantità qualsiasi, anche il minimo possibile.


6) Costruire tribunali
Si nominino giudici e guardie in ciascuna città.
Si trattino le parti in causa imparzialmente di fronte alla legge.
Si verifichi con diligenza la testimonianza di un teste.
Non vi sia deliberata cattiva amministrazione della giustizia da parte della Corte.
Non accetti il giudice somme o doni da una della parti in causa.
Non favorisca il giudice la parte in causa che sia povera, per compassione.
Non oda il giudice una delle parti in causa in assenza dell’altra.
Non vi sia discriminazione da parte del giudice nei confronti dello straniero e dell’orfano.
Non venga nominato un giudice che abbia scarsa conoscenza della legge.
La Corte non metta a morte un innocente.
Non si incrimini alcuno sulla base di prove indiziarie.
Nessuno faccia giustizia da sé, uccidendo l’esecutore di un delitto capitale.
Sia resa testimonianza presso la Corte.
Non si faccia falsa testimonianza.

Questa mitswà impone ai Figli di Noè di stabilire degli ordinamenti giuridici in ogni luogo dove vi sia un centro abitato, perché si possa giudicare chi trasgredisca le mitswòt dei Figli di Noè e punirli secondo una giusta misura. Le caratteristiche delle leggi ed il complesso delle punizioni che i tribunali minacciano, sono affidati alle decisioni di ciascun popolo dei Figli di Noè.


7) Non mangiare carne di un animale vivo
Non ci si cibi della parte staccata di un animale vivo.
Non ci si cibi di un animale smembrato da vivo, anche se è ormai morto.
Non si deve commettere crudeltà verso gli animali.
Non si deve rimanere insensibili di fronte alla crudeltà di altri verso gli animali.
Non si deve bere il sangue di alcun animale, né uccidere animali per scopo ludico o sportivo.
Non si deve rimanere insensibili di fronte alla preparazione del proprio cibo.


E’ la proibizione del mangiare una parte del corpo di un animale mentre questo è ancora vivo, prima che venga ucciso. Questo settimo principio fu dato a Noè quando uscì dall’Arca: “Ma non mangerete la carne assieme alla sua vita” (Genesi, 9,4), subito dopo che fu permesso di mangiare carne, come sta scritto: ‘Metterò il timore e la paura di voi su tutti gli animali della Terra e su tutti gli uccelli del cielo” (Genesi, 9,2). Infatti da Adamo in poi, per dieci generazioni, l’umanità era stata vegetariana.
Il Sèfer haChinùkh (mitswà 452) spiega che lo scopo di questa proibizione è quello di allontanare l’uomo dalla crudeltà: “Non esiste una crudeltà più grande di quella di chi taglia un pezzetto ad un animale che gli sta davanti vivo e lo mangia” (Sèfer hachinùkh, di Rabbì Avraham di Barcellona, Feldheim Pub. VoI IV, pag. 408, Jerusalem, 1992).
L’educazione alla misericordia è un dovere che la Torà estende a tutti gli uomini. Adamo non ricevette questa settima mitswà perché le disposizioni naturali che egli aveva in cuore derivavano dal suo esser stato creato ad immagine divina. Però nel corso di 10 generazioni, quando si giunse alla generazione del Diluvio, che era quella di Noè, il cuore dell’uomo peggiorò molto, ed infine divenne una necessità evidente dare questo comandamento affinché gli uomini sopravvissuti al Diluvio non diventassero spietati e crudeli.

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